Fragile in difesa e sterile in attacco. Grifo, così non va!

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Quei due legni colpiti da Agudelo e Favilli non sono che la foglia di fico dietro la quale si celano tutti i limiti di un Genoa sempre più autorevole candidato ad abbandonare la categoria. Certo, fosse finito dentro uno dei due palloni, magari si parlerebbe di resurrezione e si osserverebbe la classifica ed il futuro con lenti ben più chiare, ma il giudizio generale su questa squadra non sarebbe minimamente cambiato.

Un po’ tutti ad inizio stagione ci si era illusi che un gioco propositivo e abbastanza gradevole fosse la chiave di volta per ammirare un nuovo Grifo. Ci siamo sbagliati tutti, ma in particolare il patron, colpevole di non aver capito che nel calcio d’oggi il possesso palla è uno sterile esercizio, solo accademia quando non si risolvono i problemi spinosi: la fragilità difensiva, la sterilità in attacco, l’incompletezza di organico, la scarsa fisicità. Escluse Brescia e Spal, tutte le altre formazioni di A possiedono almeno una o due di queste doti, indispensabili per condurre in porto risultati utili, magari senza meritarlo o giocar meglio dell’avversario di turno.

Il Prez si è illuso che Andreazzoli avrebbero fatto divertire la gente e, più tardi, che il carisma e le idee innovative di Thiago Motta avrebbero permesso di voltare pagina. Continuando con certi risultati, magari arriverà il terzo allenatore dell’anno, secondo la media di tutte le stagioni preziosiane prive di Gasperini in panchina..

La verità è che il livello delle cosiddette provinciali è enormemente salito rispetto all’anno scorso e che i presunti passi avanti compiuti a livello di organico non hanno colmato il gap con la antagoniste, non dimenticando che l’ultimo Genoa si era salvato per il rotto della cuffia, solo grazie ad un gol subito in contropiede (!) dall’Empoli a San Siro contro un’Inter spuntata e in crisi. Per risalire la china occorreva investire massicciamente a livello economico e puntare su elementi di sicuro rendimento. Invece si è ulteriormente accentuata la politica delle spesette, con il ricorso costante a rinforzi ricchi di personali lacune. Qualche esempio? Tre veterani come Criscito, Zapata e Schone che stanno esprimendosi a corrente alternata, senza garantire l’atteso salto di qualità: sono costati solo l’ingaggio. Due centravanti come Pinamonti e Favilli tutti da scoprire, ancora acerbi per poter tranquillizzare a livello realizzativo: incognite assolute, entrati in giri complessi con Juventus e Inter. Giocatori modesti come Barreca, Gumus, Cassata, Pajac, ai quali la serie A sta strettissima: in altri club sarebbero rincalzi da utilizzare sporadicamente. Per non parlare di Goldaniga ed El Yamik, per i quali parlano i recenti trascorsi..Fior da fiore solo Ghiglione – che era già di proprietà e non è costato un euro – , Agudelo  e parzialmente Arkesen si stanno rivelando innesti azzeccati.

Vero, sono stati confermati un portiere affidabile (ma non esente da difetti) come Radu e un difensore talentuoso come Romero, già destinati ad altri lidi, cosiccome è rimasto Kouamé, che la scorsa estate – dopo un pessimo girone di ritorno – non aveva un solo club interessato a rilevarlo.

L’ivoriano, finito mestamente in infermeria, sarebbe servito a Ferrara e col Toro, ma non si dimentichi che Preziosi lo aveva già venduto – in prospettiva di gennaio – al Crystal Palace per 21 milioni più 4 di bonus, rimpiazzandolo con il prossimo acquisto Tankovic, non certo strapagato.

Altre mosse discutibili? Il mancato acquisto, in estate, di un vice Sturaro, che probabilmente sarà l’architrave del Genoa per chissà quanti anni, ma sino a novembre sarebbe stato indisponibile, e si sapeva benissimo. L’ennesima leggerezza dell’ennesimo mercato al risparmio. E qui si torna al peccato originale. Costruendo una squadra da decimo posto, se sei fortunato ti giochi l’Europa e se ti fa di sfiga arrivi quattordicesimo, comunque distante dalla zona rischio. Se forgi un organico da quindicesimo posto, puoi salire sino al decimo col destino favorevole, ma se pali ed infortuni ti dicono male, finisci per trovarti in B. Ed è quanto sta rischiando un club come quello rossoblù, che in fatto di plusvalenze sarebbe da Champions sparato.

Pierluigi Gambino