Tanti interrogativi, urgono nuovi puntelli per ogni reparto

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Il Genoa è questo, ignori, con i suoi non numerosissimi pregi e i suoi patenti difetti. Spesso i rossoblù esprimono un calcio piacevole, ma purtroppo sono i finiti i tempi in cui generalmente chi giocava meglio la spuntava. Oggi l’estetica assume un’importanza trascurabile, soppiantata da altre qualità come atletismo, cinismo, robustezza. Anche a Ferrara i rossoblù hanno vinto ai punti ma non sul campo, manifestando una certa superiorità territoriale ed anche tecnica, spenta però da qualche pecca costituzionale.

Puoi anche giocar meglio, ma se ti concedi ingenuità come quella, sesquipedale, commessa da Criscito in occasione del rigore assegnato agli emiliani, o a quella di Sanabria, che a Torino sgambettò in modo evitabile Ronaldo allo spegnersi del match, è normale che la tua classifica risulti deficitaria. E non serve giungere spesso al limite dell’area avversaria se nessuno dei tuoi giocatori ha la dinamite nei piedi e la giusta mira o se non capitalizza certe palle gol invitanti.

Il Genoa è una bella incompiuta, fragile come un cristallo di Boemia e poco pratico come quei ninnoli che si regalano a Natale ai parenti meno stretti. Continuando su questa strada, si rischia fortemente di soffrire a vuoto sino a maggio, ché non sempre l’ultima ciambella riesce col buco come è successo la scorsa primavera.

I dati numerici sono sconfortanti. Il Genoa divide col Lecce la palma della squadra più battuta della categoria e vanta, dopo il Brescia, la peggior differenza reti, a conferma che se la difesa è un colabrodo, l’attacco non sopperisce granché. Ovvio che la graduatoria indichi i rossoblù tra i provvisori retrocessi, e non si tratta – ad un’esame attento, che non comprenda solo la capacità di fare gioco – di un’eresia o di un’ingiustizia.

Vero, un pacchetto di avversarie non dista enormemente in graduatoria ma intanto staziona più in alto e dev’essere raggiunto. Basterebbe – come no? – battere sabato il Toro per mettere parecchie cose a posto, ma non è mai tranquillizzante doversi immergere nel mare magnum dei “se”. Fermandosi alla realtà bell’e buona, la partita allo stadio Mazza ha confermato una certa fragilità difensiva, ribadita dalle numerosissime, decisive parate che il portiere Radu ha dovuto compiere. In compenso, in area avversaria il Grifo – eccettuata una perentoria incornata di Lerager che avrebbe meritato migior sorte – si è affacciato solo nell’ultima mezz’ora, quando mister Thiago Motta ha finalmente deciso di togliere dalla vista dei tifosi il centravanti titolare Pinamonti, il quale tra qualche anno diventerà magari (come vaticina il Ct Mancini) unt punto fermo della Nazionale, ma ad oggi è un calciatore immaturo e pasticcione, poco propenso alla segnatura ed ancor meno a tener palla in avanscoperta. Molto meglio ha fatto il suo sostituto Favilli,che sarebbe da tempo un inamovibile se gli infortuni non l’avessero martoriato. La sua mezz’ora a Ferrara, pur priva di segnature, è stata tanta roba, ma ci si può fidare di un giocatore così fragile?

L’ultimo dato non esaltante riguarda il centrocampo, appena passabile nel costruire gioco ma efficace solo quando entrano i “piedi buoni” come Pandev e Schone. Peccato che entrambi abbiano un’autonomia atletica piuttosto bassa e vadano centellinati. Quando manca l’olandese, riappare Radovanovic, la cui lentezza è non solo esaperante ma espone pure a perfidi refoli la difesa amica.

La lunga disamina non può che approdare alla speranza accorata che il patron Preziosi in qualche modo – ricorrendo ai soliti prestiti,se il portafogli rimane vuoto –  non fermi la campagna rafforzamento al già prenotato Tankovic ma corra ari ripari a dicembre acquisendo pure un centrocampista dinamico e tecnico nel contempo e un centravanti che si rispetti. Se, poi, arrivasse anche un centrale difensivo, meglio ancora.

In caso contrario, non potremo che rivolgerci al santuario più vicino o affidarci a Favilli e a Sturaro, al quale è bastata un’ora di agonismo dopo mesi e mesi di atroci patemi per far risaltare la propria importanza nell’economia del Grifo. Anche lui però resta un soggetto a rischio di infortuni, in perfetta sintonia con una situazione generale allarmante sotto l’aspetto sanitario.

Pierluigi Gambino