Addio, bisontino Cristin!

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Quando giocavamo ai giardini in tanti vestivano le maglie di Rivera, Mazzola, Riva, Anastasi ma a mio papà chiesi la maglia numero nove, quella con i colori più belli del mondo, come si dice da qualche tempo anche se per quanto mi riguarda lo avevo già pensato qualche decennio fa…… la maglia di Ermanno Cristin, eroe di tante domeniche di un calcio in bianco e nero ma colorato come un arcobaleno.

Ermanno, chiamato il “bisontino” o anche  “Nordahlino”, in quella Samp operaia con il dottore, Fulvio Bernardini, e questo centravanti razza Piave arrivato da un paesino friulano, San Giorgio di Nogaro, nella grande città e che legò indissolubilmente il suo nome ai colori blucerchiati. Il primo ricordo in una Domenica Sportiva del 1966, con Ermanno agganciato in area dal portiere laziale Gori, la reclame del rigore e l’ineffabile Bernardis, fischietto triestino, a chiudere gli occhi. Quel penalty non concesso divenne un’icona negli anni successivi: per tutta la stagione successiva in serie B, nel campionato vinto con tutti i record, nei distinti campeggiò una gigantografia che focalizzava quell’episodio così come divenne parte dell’arredo del Bar Roma a Sampierdarena.

E poi quel 10 Gennaio 1971, quando per mano a mio papà scesi la lunga scalinata Montaldo, la nostra “scalinata Potemkin”, per andare nella Nord, per trovare riparo dalla tramontana sferzante in quella domenica invernale, quando i biglietti nominativi non esistevano ed i tagliandi si compravano nei botteghini gialli lungo il Bisagno. Ed in una gradinata invasa dai tifosi bianconeri, con tuo papà che ti dice “nu stà a cria troppu…” , vedere prima Giancarlo Salvi infilare Tancredi e poi, dopo una difesa strenua, con Pierone Battara a rintuzzare i tentativi dei vari Haller, Causio, Anastasi e Bettega ecco Luisito Suarez lanciare in contropiede il “bisontino”, lo affianca nella corsa sotto la tribuna di legno Francesco Morini detto”Morgan”, per tanti anni suo compagno in blucerchiato, ma Cristin vince il duello e pur contrastato arriva al vertice destro dell’area dove esplode un destro che va ad incastrarsi nell’angolo alto, dove il portiere juventino non può arrivare, la sua corsa ed il festeggiamento a raccogliere l’abbraccio dei compagni e della Sud e lui che crolla a terra dopo la prodezza e tu che, pur attorniato da tanti juventini, non puoi reprimere il tuo urlo di gioia, con il genitore che si “giustifica” con i vicini per la tua giovane età…

E quel colpo di testa nel marzo 1972, quando arrivò in una giornata da tregenda il Torino di Giagnoni e quella Samp vinse 2-1, nella famosa partita ricordata per il gol fantasma annullato ad Agroppi nel fango, con quella palla ricacciata da Lippi in campo, ma con quella splendida incornata su cross da destra di Suarez a pareggiare il rapido gol granata e pochi minuti dopo il raddoppio di Salvi, ancora Giancarlo, il capitano, come contro la Juve, i gemellini del gol dell’epoca, 18 gol in due nel 1971 e poi l’ottavo posto nella stagione successiva, con HH2, al secolo Heriberto Herrera, inflessibile mister paraguaiano.

Addio Ermanno, il tuo poster aveva un posto d’onore nella mia cameretta e quando ti conobbi qualche anno fa, ad una riunione della Federclub al Teatro della Gioventù i tuoi occhi si riempirono di lacrime quando ricordavi il passato , quella stessa commozione che ci assale nel ricordo di tanti momenti felici, come in quell’immagine tua e di Giancarlo, sporchi di fango ma gonfi di orgoglio, che lasciate il terreno del prato sulle sponde del Bisagno.

Marco Ferrera