Contro la Spal la vittoria del pragmatismo

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Non era – e non è – tempo di poesia e di accademia, in casa Samp. Nonno Ranieri ha troppa esperienza per non capire certe fumature, che abbracciano tattica, tecnica e soprattutto filosofia. Appena presa in mano la Samp, ha scelto il 4-4-2, che tra tutti i moduli è quello più rassicurante. Da esso si smuoverà, forse, solo quando la classifica gli permetterà sogni tranquilli.

A Ferrara non ha sbagliato un colpo, sposando il pragmatismo tipico di tanti allenatori “all’italiana”, che nei momenti di pericolo puntellano dapprima gli equilibri tattici, rinviando sine die la ricerca di un gioco più spettacolare e audace.

La Samp ha saputo soffrire quando era necessario e al momento topico ha inferto la bastonata decisiva agli spallini, che già da qualche minuto apparivano sulle ginocchia, dopo aver speso tonnellate di energia per aprire il forziere doriano. I blucerchiati hnno patito solo le incursioni degli esterni avversari, malamente contenute da Murro e De Paoli, anche perché protetti in modo insucfficiente dai centrocampisti che agivano davanti a loro. Fortunatamente, la valanga di traversoni non ha creato sconquassi in una retroguardia che nella sua zona centrale ha trovato nel rientrante Ferrari e in Colley due giganti autentici, capaci di annullare il temutissimo Petagna e di calamitare ogni pallone, alto e basso che fosse.

Certo, l’undici di Ranieri non ha entusiasmato in fase di costruzione, dove il solo Ekdal, di tre spanne il migliore in campo, non poteva frenare lo strapotere degli emiliani. Ma, alla resa dei conti, il portiere Audero ha dovuto compiere un slo intervento maiuscolo, rischiando raramente la capitolazione.

E’ stata una gara da zero zero per un’ottantina di minuti, ma nel finale si era capito chiaramente che se una squadra avesse centrato il bersaglio, questa non poteva che essere quella ospite, più impante e tonica, in ossequio al gran lavoro svolto dal testaccino e dai suoi collaboratori anche a livello di preparazione atletica. Non è un caso insomma che la Samp abbia raddrizzato il risultato col Lecce e inferto il colpo da ko alla Spl sempre nei minuti di recupero.

Non è dato sapersi se i cambi in corsa attuati da Ranieri fossero stati decisi in settimana, fattostà che si sono rivelti assai redditizi. Caprari, entrato in ultimo, ha firmato il successo corsaro su assist di un altro subentrato, Ramirez, ancora una volta decisivo a breve giro di posta. E il terzo innesto, l’esordiente assoluto Augello, ha effettuato un ingresso assai incoraggiante, vincendo l’emozione e subito calandosi nel contesto di un match importatissimo.

Chiaro, la Samp non è uscita dal fango della zona retrocessione, ma quattro punti in due gare hanno dato una corposa aggiustata alla graduatoria, lasciando anche capire che l’ex Armata Brancaleone sino a qualche giorno fa accompagnata dai commenti più funerei può lasciarsi dietro anche più di tre formazioni, tenendo fede almeno in parte alle previsioni non certo nerissime di quest’estate.

Ranieri sa benissimo che il suo lavoro è ancora lungo. Intanto, a parte la praticità, ha squadernato pure un certo coraggio, ricorrendo a piene mani a giocatori che prima del suo avvento erano ospiti fissi della panca, se non della tribuna. La sorpresa Thorsby può essere catalogata tra gli esperimenti confortanti: sarà stata anche frutto dei pessimi risultati forniti da parbecchi giocatori precedentemente schierati, ma conta il risultato. Da queto lunedì l’organico doriano annovera un uomo in più, magari non virtuoso nel tocco ma prezioso quanto a robustezza e costanza.

Guai ad illudersi e di parlare di vera Samp: non era falsa neppure quella che aveva rimediato sonore batoste. Ma, ad un’analisi equilibrata della realtà si può scrivere tranquillamente che quest’organico può affrontare il prosieguo di campionato senza eccessivi spasimi.

Resta, sullo sfondo, un problemone da risolvere: quello del gol, pur mitigato dai colpi vincenti di Ramirez e Caprari. La squadra entra raramente in area, non si rende quasi mai pericolosa e fatica troppo a creare opportunità di segnatura: dato il declino di Quagliarella, manca una prima punta prolifica ed anche un rifinitore che sappia offrire ghiotti palloni. Ranieri ha ben chiara questa lacuna, ma secondo logica è partito dalle fondamenta, vale a dire dalla fase difensiva, che ora non desta più enormi preoccupazioni. Ci sarà tempo e modo di cancellare o almeno limare l’altro difetto.

Pierluigi Gambino