L’entusiasmo del Joker per una squadra spettacolare

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Sogno o son desto? No, nessun volo di fantasia. Questo Genoa ha superato un doppio esame probante, veleggia nelle posizioni alte della classifica ed ha già squadernato scampoli di calcio eccellente. Ora il vero pericolo è calmare la contagiosa euforia di una piazza da sempre adusa agli estremismi, nel bene come nel male. Chi come noi ha qualche filo d’argento in testa deve ammonire su certi pericoli: a volte il calcio d’estate inganna e, aggiungiamo che il Grifo ammirato all’Olimpico e a Marassi contro i viola ha anche esibito qualche difettuccio oltre a pregi che sarebbe ingiusto sottovalutare.

Il nuovo Grifo è il parto di un… ritorno al passato da parte di Enrico Preziosi, che non si è svenato per costruire questa squadra ma – rispetto agli ultimi tempi, davvero deludenti – ha immesso entusiasmo nel suo approccio al calcio. Dopo anni i buio, riecco il Joker esprimere la voglia di fare le cose per bene, con la giusta applicazione. Siccome sono pochi i dirigenti italiani a capire più di lui di calcio, ecco che la metamorfosi non è stata un miracolo ma semplicemente una… restaurazione.

Il Prez è partito scegliendo con attenzione i primari collaboratori: un direttore sportivo di lungo corso e di estrema saggezza come Capozucca ed un allenatore che sa valorizzare il materiale a disposizione inseguendo un football gradevole e, possibilmente, pure concreto. Un volta compiute le due mosse basilari, il patron ne ha fatta una terza: seguire i loro consigli sul fronte del mercato, in aggiunta a qualche sua intuizione illuminante.

E’ impossibile dopo solo 180 minuti prevedere i limiti e le prospettive del rinnovato Grifone, ma una semina così intelligente dovrebbe anche assicurare un raccolto copioso. Anche le ultime mosse di mercato sono coerenti con il nuovo modo di agire. Romulo, riluttante a giocare sulla fascia, andava ceduto a tutti i costi, e il suo sostituto danese, Ankersen, suscita positiva curiosità. L’innesto di Goldaniga è andato a completare un reparto difensivo che va registrato senz’altro a livello di terzetto titolare e andava corroborato nel parco rincalzi. Insomma, nessun colpo milionario, ma rinforzi mirati.

Altro non serviva ad un Genoa che non è diventato improvvisamente uno squadrone ma è senz’altro in grado di dire la sua a cavallo tra le due colonne della classifica. Vero, parecchie pari grado si sono massicciamente rinforzate (vedi una Fiorentina ancora in costruzione, il Sassuolo, il Parma, lo stesso Cagliari pur partito malissimo), ma i rossoblù non sono condannati ad un ruolo minore e, mal che vada – non dovranno sudarsi la salvezza.

Contro i viola, sin quando le gambe giravano e il fiato non era corto, abbiamo assistito a spettacolari trame di calcio: segno che la squadra ha già assimilato almeno parte delle direttive tecniche di Andreazzoli. Di sicuro la fase difensiva va perfezionata ed è inutile illudersi che la retroguardia rossoblù si possa trasformare cammin facendo in una fortezza. Prepariamoci dunque ad accogliere parecchi gol al passivo, ma con la certezza che spesso quelli all’attivo saranno più numerosi. Un vaticino che scaturisce dalla qualità della manovra, dal valore dei singoli calciatori ma anche dalla mentalità inculcata dal trainer massese, al quale piace osare, forzare le situazioni offensive, obbligare gli avversari a rinculare per timore di patire qualche dispiacere. Non sempre, ovvio, il giochetto riuscirà e non mancheranno avversari in grado di chiudere i rossoblù nella propria metà campo, ma anche nelle situazioni di maggior disagio l’arma del contropiede organizzato potrà rivelarsi preziosissima e letale.

Di sicuro piace questa manovra così ariosa, ricca di capovolgimenti di versante, di apertura verso gli esterni, di cross al bacio, di lanci lunghi in verticale non occasionali ma sempre figli di una logica. Premesse per uno spettacolo avvincente, a prescindere dal risultato. E per un pubblico ancora choccato per il “non gioco” della scorsa stagione, è grasso che cola.

Pierluigi Gambino