Declassamento Samp, vietato sentirsi tranquilli

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Vittima della sindrome da accerchiamento, il Viperetta si è chiuso in se stesso e ha messo in atto reazioni controproducenti.Il presidente blucerchiato si guarda attorno e – fatti salvi i parenti più stretti e il legale di fiducia – non trova più nessuno disposto a sostenerlo. Che il popolo doriano abbia preso le distanze da lui invitandolo ad ogni piè sospinto  farsi da parte, è risaputo, ma più che quest’ostilità di piazza il patron sta patendo la lontananza sempre più marcata dell’avvocato Romei, splendido partner nei momenti di fulgore e vero e proprio “motore” dell’attività societaria.

Ora Massimo Ferrero vede solo nemici e sta rispondendo in modo isterico con una serie di ripicche ad ogni livello. Un atteggiamento probabilmente dovuto al tremendo calo di popolarità e al suo crescente disinteresse nei confronti del blucerchiato.

Il testaccino non ha più stimoli se non quello di realizzare il più possibile a livello economico da qualsiasi mossa. Per ora tiene duro sul fronte della cessione e, nell’attesa di uno sviluppo, si è messo le ossa a posto con plusvalenze cospicue di mercato. Certo, è indifendibile, anche se – col trascorrere delle settimane senza l’agognato cambio della guardia dirigenziale – è lecito allargare il tema della discussione. I silenzi che hanno accompagnato, nei primi mesi di trattativa, i movimenti dei potenziali acquirenti sono stati giudicati una scelta saggia e avveduta, ma adesso, a campionato in corso e verso lo spegnersi dell’estate, considerate anche le reiterate provocazioni dialettiche del Viperetta, queste mancate uscite allo scoperto inducono a riflettere. E’ doveroso infatti chiedersi – ammesso che le distanze tra domanda ed offerta siano realmente quelle uscite sui giornali e mai smentite – se il gruppo di Gianluca Vialli abbia tutto questo slancio verso l’acquisto della società blucerchiata. Possibile che un divario di una decina di milioni, accompagnato dall’irrigidimento di entrambe le parti, alimenti l’attuale stallo e impedisca la chiusura felice della trattativa?

Da parte degli stranieri ci può essere la tattica del logoramento a carico di una controparte sempre più vicina a scadenze economicamente pesantissime. Insomma, è anche comprensibile che si lasci friggere nel suo olio l’attuale proprietario senza intervenire. Di sicuro, questa contrapposizione – con la tifoseria doriana come terzo incomodo – ha ormai prodotto danni pesantissimi al presunto bene comune, vale a dire una squadra che – chiusa la sessione di mercato estiva – dovrà seriamente ridimensionare i propri obiettivi sportivi. Ha ragionissima a lamentarsi mister Di Francesco, tradito da un club che ha disatteso gli impegni assunti a livello di rinforzi, mettendogli a disposizione un organico assai più debole di quello precedente e non certo in grado di garantire un lusinghiero piazzamento in classifica.

Forse, chi giudica la Sampdoria attuale alla stregua delle retrocedende sta esagerando, ma chi è esperto di calcio non può sentirsi tranquillo ed escludere a priori un declassamento a formazione da salvezza risicata, ben che vada. D’altronde succede così quando partono i punti fermi e non vengono adeguatamente rimpiazzati. D Francesco si attendeva negli ultimi giorni di trattative tre innesti di vaglia: un difensore, un centrocampista, un attaccante. E’ arrivato il solo Rigoni, che però da tempo era dato per acquisito e non rientrava dunque nel lotto dei “desiderata”. Si tratta – se non altro – di un esterno d’attacco ma – considerando che nella sua prima avventura italiana non si è coperto di gloria – si può parlare tranquillamente di incognita.

Gli altri nodi – uno per reparto – sono stati irrisolti. In avanti ci si deve affidare a Quagliarella, la cui età inizia a farsi sentire: il campano da parecchi mesi va a segno quasi sempre su penalty e in più soffre il nuovo gioco di franceschiano. In mezzo al campo occorreva un calciatore di sostanza e indietro – constatati i limiti enormi dell’accoppiata Murillo-Colley – serviva come il pane un possibile titolare. Non resta che imitare i danni sino al mercato invernale, ma Ferrero – che ceda o meno – ha un compito urgentissimo: restituire il sorriso ad un allenatore che ha tutte le ragioni di sentirsi preso in giro.

Pierluigi Gambino