Il Genoa è da rifondare

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L’onesta critica ci impone di scrivere che il presidente Enrico Preziosi e la squadra rossoblù uscita indebolita dalla campagna invernale avrebbe ampiamente meritato di retrocedere. Dunque parliamo di un Genoa miracolato, rimasto nell’Olimpo per un… palo: quello che ha impedito all’Empoli di espugnare San Siro in zona Cesarini. D’altronde, come attestano le cifre, il Grifone degli ultimi mesi ha ottenuto un bottino simile solo a quello del Chievo, retrocesso con largo anticipo ed ha evitato il peggio solo grazie al tesoretto accumulato nei primi mesi.

Sarà anche vero che gli avversari toscani si sono avvalsi di qualche aiuto supplementare nella fase conclusiva della stagione, ma da qui ad indignarci ce ne passa. In altre annate il Genoa si salvò anche con i punti raccolti di fronte a formazioni ormai demotivate e, restando alla stagione appena archiviata, un po’ tutti nell’ambiente rossoblù confidavano di potersi imbattere in un Cagliari già salvo e, dunque, più… accondiscendente. E’ il gioco delle parti, insomma.

Inutile adesso elenecare gli errori di conduzione commessi dal Joker, ma alcuni vanno sottolineati con matita rossa: l’esonero di Ballardini, il solo ad aver capito che con l’organico di cui disponeva non esistevano alternative tattiche; la cessione di Piatek, a quanto pare obbligata da una situazione di bilancio disastrosa; le pessime scelte per sostituire sia il bomber polacco sia l’infortunato Hiljemark; gli acquisti a titolo definitivo degli ex juventini Favilli e Sturaro, giunti a Genova con evidenti problemi fisici, sottovalutati. Chiaro che il Joker era convinto di essersi salvato con mesi in anticipo, non prevedendo l’improvvisa accelerata dell’Empoli, ma certe topiche prescindono da quella valutazione della classifica.

Dette scelte dimostratesi assurde rientrano peraltro in una gestione che da anni mostra crepe pazzesche. I tifosi non hanno ancora capito come possa la società navigare da sempre in uno stato pre-fallimentare nonostante le centinaia di milioni di plusvalenza accomulati nel tempo. Certi guadagni di mercato sono tollerabili se conducono ad un quadro finanziario tranquillizzante, ma al Genoa così non è, e il presidente non ha mai fatto chiarezza in proposito.

Lo stesso Preziosi, a bocce ancora calde dopo la sospiratissima salvezza, ha promesso per l’ennesima volta che non farà più soffrire a questi livelli la tifoseria genoana, ribadendo l’intenzione di passare la mano. Pare che – ma il condizionale è d’obbligo – qualcosina si stia muovendo su questo fronte, ma adesso è fondamentale che il patron cotribuisca al buon successo di un’eventuale trattativa. Come? Presentando un quadro contabile esaustivo e limpido e favorendo la due diligence; esibendo alla controparte una richiesta economica corretta e accettabile.

Meglio, comunque, non illudersi che sia la volta buona e prepararsi ad una continuazione dell’attuale management. Se csì fosse, il presidente dovrà cambiare radicalmente registro. Guai se pensasse che basti ingaggiare un allenatore di successo (Semplici e Pioli andrebbero strabene, ma hanno bisogno di garanzie tecniche e operative per accettare) e un paio di rinforzi per rimettere il Genoa in carreggiata. La verità è ben altra: qui occorre rifondare, allontanando dall’orbita rossoblù non solo gli elementi in scadenza e quelli in prestito senza obbligo di riscatto, ma anche gran parte degli atleti sotto contratto, rivelatisi inadeguati per un rilancio tecnico e di risultati. Un repulisti indispensabile, che dovrà prescindere dalla scelta del mister. Solo nell’undici titolare occorrerebbero almeno sette-otto innesti mirati, in possesso di quelle caratteristiche che sono mancate nella squadra appena salvatasi: velocità di esecuzione, tecnica, fisicità. Intanto, è viva la speranza è di convincere la Juventus a tenere a Genova ancora per un anno il “fenomeno” Romero, l’unico purosangue nella sempre più misera scuderia preziosiana.

     PIERLUIGI GAMBINO