Genoa non pensare agli altri, il vero problema per la salvezza sei tu

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Dopo un pomeriggio domenicale da incubi, ecco fare capolino sul cielo del Genoa squarci di sereno che francamente non erano granché preventivati. La sconfitta dell’Inter al San Paolo ha reso meno scuro l’umore del popolo rossoblù, facendo sì che il Grifone si reimpadronisse dei propri destini.

Adesso, tutti a crogiolarsi per una settimana sulle varie combinazioni, ma a conti fatti le ipotesi in ballo sono numericamente esigue. Il pronostico dei più pende decisamente a favore di una Beneamata che, pur malaticcia e timorosa, sarà in grado di piegare un Empoli rivelatosi in queste ultime settimane la squadra più determinata ed in palla dell’intero campionato.

Dunque, salvo cataclismi, non è da San Siro che si paventano pessime notizie. Il vero problema è… il Genoa, che almeno in teoria potrebbe accontentarsi di non perdere a Firenze. Ovvio, gli ottimisti sognano un secco 2-0 dei nerazzurri sugli azzurri di Andreazzoli nella prima mezz’ora: margine che dovrebbe spegnere i residui ardori della Fiorentina e spingerla ad accettare il punticino. Se, però, il match del Mezza si mantenesse a lungo equilibrato nel punteggio, il Genoa si troverebbe nell’obbligo di tentare l’impresa e la paura è proprio che i viola, di fronte a questa prospettiva, decidano di mattere a loro volta la propia salvezza al sicuro in anticipo.

Vero che l’undici di Montella è addirittura meno ispirato – se possibile – di quello affidato a Prandelli, ma certe sue individualità (Chiesa e Muriel in primis) non possono lasciare tranquilli i tifosi rossoblù, consci che i loro beniamini, di riffe o di raffe, almeno un golletto lo beccano sempre. E se i padroni di casa dovessero passare in vantaggio, sai che brividi in casa Genoa, considerando la pressoché nulla potenza offensiva di Pandev, Sanabria, Kouamé e… compagnia silenziosa.

Comunque finisca la sfida di Milano, i rossoblù sono padroni del proprio destino: meglio che dover dipendere in assoluto dagli altri. Occorre tuttavia, per salutare il miracolo, un’inversione di tendenza non tanto nella qualità del gioco o nell’impegno individuale quanto nel rendimento e nella concretezza. A che pro rammentare che il Genoa – contro Toro, Roma e Cagliari – avrebbe strameritato il bottino pieno? Quando riaffiorano regolarmente le ingenuità difensive e la spaventosa pochezza in zona gol, come si può recriminare sulla mancata affermazione?

Non resta che auspicare la prestazione perfetta, nella convinzione che basterebbe per una volta emendarsi da errori fatali nei pressi della propria area per garantirsi uno 0-0 che, vale ripeterlo, potrebbe bastare per l’agognato sospirone di sollievo.

Certo, sarebbe magnifico interrompere la serie nera allo stadio fiorentino, già teatro di due retrocessioni. E se così non fosse, auguriamoci che il Prez finalmente rinsavisca, mettendo ordine nel caos dei conti societari e presentando a qualsiasi potenziale compratore una richiesta economica accettabile sotto ogni aspetto. Un insuccesso sportivo, in situazioni di normalità, non può equivalere ad un disastro: anzi, i certi casi può rivelrsi almeo utile a ripartire con nuova lena. Toccherebbe ad Enrico Preziosi, primissimo colpevole di questo sfascio tecnico, far sì che un verdetto stagionale sfavorevole non si trasformi in dramma.

                                        PIERLUIGI GAMBINO