Genoa, con il Cagliari è la sfida dell’anno

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Il popolo genoano si è scandalizzato di fronte all’accondiscenza della Samp nei confronti dell’Empoli. Sentimento doveroso se si pascolasse nel campionato inglese, dove la sportività domina sempre, ma nelle nostre contrade, da sempre, la compagine meno vincolata alla classifica lascia spazio a chi si sta ancora giocando qualcosa di concreto.
La gente genoana non si è sdegnata quando, lo scorso anno, Inter e Torino si sono presentati a Marassi contro il Grifo in vesti dimesse, o quando, di recente, Juventus e Napoli hanno affrontato il Genoa pensando principalmente all’imminente appuntamento europeo. Senza contare che l’auspicio generale, nei giorni scorsi, era che il Cagliari arrivasse in Liguria con la salvezza matematica in tasca: evento che non si verificato. Insomma, non ci si può schifare a corrente alternata, a seconda della propria convenienza.
In teoria il Genoa ha il vantaggio di non dover dipendere dagli altri: a patto ovviamente di conquistare sul terreno di gioco i punti necessari a mettersi a vento. A ciò, di riflesso, si lega però il ragionamento opposto: questa squadra (se escludiamo l’impresa a metà contro la Roma) da tempo immemore non raccoglie punti contro formazioni minimamente stimolate.
La speranza è che basti per avvicinarsi alla meta il pareggio col Cagliari, bisognoso di un punticino per festeggiare a propria volta. Ed è ovvio che ci si auguri un Torino motivato e deciso a vendere carissima la pelle sul terreno empolese. Ipotesi più forte se mercoledì, nella finale di Coppa Italia, l’Atalanta battesse la Lazio, allargando a sette i piazzamenti utili del campionato per approdare in Europa.
E qui si innesta l’unico oggetto di vera polemica: la mancata contemporanietà delle gare che riguardano la stessa zona di classifica. L’invito alla dirigenza rossoblù è di battersi con ardore presso la Lega Calcio per ottenere di scendere in campo alla stessa ora dei toscani e non prima. E lo stesso discorso vale per Sassuolo-Roma: in caso di (probabile) successo dei giallorossi e tenendo conto dello scontato successo del Milan contro il Frosinone, i granata potrebbero entrare in campo al Castellani con un animo meno combattivo.

Se trionfasse sempre e comunque la logica dei valori, non potremmo immaginare un Empoli vittorioso ai danni di Toro e (nel turno conclusivo) Inter. Concedendo ai toscani due pareggi, ecco che basterebbe un punto col Cagliari, senza tener conto la carta di riserva di Firenze, per tirare un gigantesco sospiro di sollievo, ma non c’è proprio da fidarsi: sia di avversarie meno motivate, sia del rendimento di questo Genoa improponibile. L’incognita principale è proprio questa: possono i rossoblù andare a punto senza l’acquiscenza del rivale di turno? I loro limiti sono tali da far pensare al peggio. Anche a Reggio Emilia, di fronte ad un’Atalana incompleta e tutt’altro che irresistibile, i rossoblù hanno letteralmente regalato due gol ribadendo le arcinote difficoltà a buttarla dentro nei periodi favorevoli, quando dominavano a livello territoriale. Insomma, un manipolo fragilissimo in difesa e impotente in attacco, non certo più forte degli antagonisti empolesi, almeno dopo l’esonero di Ballardini e la partenza di Piatek.
Nessuno meriterebbe di retrocedere più del presidente Preziosi, assolutamente indifendibile in ogni sua scelta strategica. Ma adesso l’emergenza è tale che sarebbe consigliabile sospendere ogni forma di contestazione e riempire sabato lo stadio per spingere i propri giocatori ad un risultato favorevole senza offrire alcun alibi al Joker, il quale – dal canto suo – è pregato di farsi vedere a Marassi per un evento cosìì topico. I suoi predecessori Fossati e Spinelli, che lui evoca spesso per sottolineare una superiorità di risultati nei loro confronti, sono stati contestati in modo più vibrante e duraturo, ma non hanno mai disertato lo stadio. Si tratta del congedo casalingo stagionale e, quale che sia il risultato, il principale artefice di questo sfascio ha il sacorsanto dovere di beccarsi in diretta insulti ed offese (purché, ovviamente, non degenerino in volenza).

PIERLUIGI GAMBINO