Genoa-Roma 1-1: la solita pazza giornata rossoblu al Ferraris

0
284

L’abbraccio finale di tutti i compagni a Sanabria, centravanti che con lo sguardo perso nel vuoto ripensa al rigore fallito qualche istante prima, è la fotografia finale di una partita pazzesca, che il Grifone aveva riacciuffato al novantesimo grazie all’incornata di Romero e che avrebbe potuto certificare la salvezza virtuale, se l’attaccante avesse trasformato penalty al quinto minuto di recupero.

Tante le polemiche seguite a chi avrebbe dovuto tirare il rigore, con Criscito che sui social si è sfogato contro chi lo ha accusato di “non avere avuto le palle, da capitano” per calciare dagli undici metri , ribattendo di essere felice per la prestazione della squadra ed apostrofando pesantemente chi lo ha attaccato.

Ma la buona notizia di giornata è quella che il Genoa è vivo, che i punti di vantaggio sull’Empoli terz’ultimo sono quattro (di fatto cinque per gli scontri diretti) a tre giornate dalla fine, e solo un suicidio collettivo impedirebbe ai rossoblù di poter disputare anche il prossimo campionato in serie A.

Prosegue lo sciopero della tifoseria organizzata, anche se rispetto alla precedente partita contro il Torino gli spalti risultano maggiormente popolati e soprattutto chi c’era ha sospinto a gran voce una squadra apparsa finalmente degna di tal nome, che non avrebbe meritato di concludere con una sconfitta la miglior prestazione stagionale al Ferraris.

Prandelli si affida alla coppia Kouame-Lapadula per pungere la Roma alla ricerca di punti Chiampions, con la riproposizione della difesa a quattro ed un centrocampo con Radovanovic vertice basso supportato ai lati da Lerager e Veloso, con Bessa schierato a destra e libero di inventare e convergere verso il centro; l’avvio dei padroni di casa è convincente, con Veloso che dopo quattro giri di lancette coglie il palo esterno alla sinistra di Mirante e con lo stesso portoghese che da venticinque metri sfiora il palo con un bel sinistro. E’ un Genoa tonico, che pressa bene e fa girare palla con una velocità inconsueta, con Bessa che si mette in particolare evidenza ed è molto propositivo sia in costruzione che nella fase di non possesso, limitando le avanzate di Kolarov sulla fascia sinistra ospite. La Roma fatica oltremisura ad affacciarsi nell’area avversaria e lo fa solo con i calci piazzati, al 19’ il corner da destra trova all’altezza del dischetto l’imperioso stacco di Fazio, sembra gol ma Radu è strepitoso nella respinta a mano aperta sulla sua destra; gli uomini di Prandelli replicano un minuto dopo, con Florenzi che va a vuoto su un lungo traversone da destra, Kouamé si presenta tutto solo davanti a Mirante, leggermente defilato sulla sinistra ma ciabatta maldestramente a lato , con Lapadula che non riesce a correggere verso la porta in scivolata. Poco dopo il centravanti conclude di poco a lato con un bel destro prima di un doppio tentativo dalla distanza di Radovanovic, che insieme a Veloso appare più ispirato del solito, approfittando della lentezza dei dirimpettai avversari, segnatamente del monumentale e macchinoso Nzonzi e dell’involuto Cristante, che ricordavamo giocatore ben diverso con la maglia dell’Atalanta di Gasperini. Ancora Lapadula ha una buona chance sottomisura ma alza sulla traversa il cross da destra di Biraschi, con Manolas a vuoto, prima che Pellegrini si procuri due chances, particolarmente pericolosa la seconda, con un destro da dimenticare davanti a Radu, dopo la sponda di Dzeko, con sfera cestinata sul fondo.

Il tempo si chiude con la grande occasione per Romero, che si catapulta sulla deviazione di testa di Kouamé ed a due passi dalla porta incrocia con il destro senza inquadrarla, da posizione molto difficile e Criscito e compagni sono accompagnati al riposo con gli applausi convinti di chi ha voluto esserci, al di là della disapprovazione verso le scelte e la gestione societaria, in un momento così decisivo della stagione.

Il rammarico è quello di non terminare in vantaggio una prima frazione in cui il Genoa ha costruito numerose occasioni, senza avere la freddezza necessaria per capitalizzare quanto creato, la ripresa comincia a ritmi più blandi, soprattutto da parte dei padroni di casa, Bessa si abbassa a formare spesso un 4-4-2 e la Roma prende maggiormente campo, con Zaniolo che dopo dodici minuti si accentra da destra e lascia partire un sinistro da fuori che Radu alza bene sopra la traversa. Ma è il Grifone ad avere l’opportunità di passare ma Lapadula è sciagurato nel tentare la rovesciata tutto solo davanti a Mirante, ciccando la sfera e subito dopo la sua conclusione di destro al volo termina ancora alta.

Ranieri vuole i tre punti, intuisce il calo dei padroni di casa, Schick rileva Pellegrini e Kluivert entra al posto di Zaniolo, ben arginato fin lì da Criscito, Lapadula non ne ha più e Prandelli risponde poco prima della mezz’ora con Pandev al posto del numero dieci, con Kouamé che si sposta nel ruolo di punta centrale.

Zukanovic è prodigioso a chiudere la diagonale impedendo a Schick la battuta a colpo sicuro ma poco dopo, siamo al 37’, gli ospiti trovano il vantaggio: il lungo cross da destra di Kluivert viene prolungato di testa da Dzeko, El Shaarawy, dimenticato da Biraschi, gode di troppa libertà e a pochi metri da Radu incrocia al volo, per il vantaggio della Lupa. Un premio eccessivo per una Roma che non aveva fin lì meritato l’intera posta, il gol potrebbe rappresentare anche una mazzata psicologica per i ragazzi di Prandelli, che per l’assalto finale inserisce Sanabria al posto di Lerager.

Il novantesimo sta arrivando quando Veloso batte un corner da destra, la palla spiove all’altezza dell’area piccola e tra i giganti romanisti chi sceglie meglio il tempo è Romero, che gira di testa ed infila Mirante, rimasto nella terra di nessuno, per il sacrosanto pareggio; esplode la gioia in campo e sugli spalti, per un pareggio ed un punto pesantissimo, i minuti di recupero decretati sono quattro, Rolon rileva uno sfinito Bessa, Ranieri invita i suoi a riversarsi in avanti per ritrovare un vantaggio fondamentale per la rincorsa all’Atalanta ma il Genoa di oggi sa sorprendere, parte in contropiede, Pandev da destra pesca in area Kouamé, con la difesa avversaria fattasi trovare impreparata sulla ripartenza, il colpo di testa dell’ivoriano mette Sanabria da solo davanti a Mirante, che in uscita disperata lo abbatte: Mazzoleni fischia il rigore , è il quarto minuto di recupero, quattro minuti in cui si è passati dall’inferno al paradiso. Dagli undici metri si presenta Sanabria, quando magari si poteva pensare a Criscito o Pandev, la palla pesa, sembra una di quelle palle mediche da allenamento , il paraguaiano prende la rincorsa ma il suo più che un tiro è un appoggio molle e centrale che Mirante può respingere senza problemi.

E finisce uno a uno, peccato perché poteva essere davvero un trionfo e la parola fine a tante sofferenze ma rimane l’importanza del punto ottenuto, disputando finalmente una partita di spessore contro un’avversaria in piena lotta europea.

Difficile stilare una classifica ma direi che Romero, non solo per il gol fondamentale, si merita la palma di migliore in campo, autore di una prestazione impeccabile e di grande personalità ad onta dei suoi ventuno anni appena compiuti, un vero leader , nonostante pochi giorni prima il presidente Preziosi avesse già annunciato la sua cessione alla Juventus , sceso in campo con grinta, classe e personalità,  un gradino sotto Daniel Bessa, impiegato sulla destra ed autore di un’ora giocata alla grandissima, con qualità e quantità, ottime anche le prestazioni di Radu, strepitoso nel primo tempo su Fazio e Zukanovic.

Finalmente è piaciuto anche il centrocampo, con Lerager leggermente sotto tono rispetto a Veloso e a Radovanovic, autore della migliore prova con la maglia rossoblù, persiste il problema del gol, con gli attaccanti che non riescono ad inquadrare la porta avversaria, con Mirante praticamente inoperoso nonostante i tanti tentativi pericolosi verso la porta.

La Roma ottiene un punto quando pregustava l’intera posta, per restare agganciata alla sorprendente Atalanta di Gasperini, ma sarebbe stato un premio troppo grande per un undici apparso lento e prevedibile, incapace di cambiare marcia nel corso della partita. I soli Mirante, decisivo nel respingere il penalty nel recupero e l’ex El Shaarawy, a segno per il terzo anno consecutivo contro la squadra che lo ha lanciato, meritano una citazione, non benissimo la difesa ha deluso il centrocampo, con i lentissimi Nzonzi e Cristante mai determinanti , anche gli ingressi di un abulico Schick e di Kluivert non sono riusciti a spostare gli equilibri di una squadra che è apparsa molto fisica ma tremendamente piatta e monotona.

Un’annotazione finale per il pubblico, in tanti ancora una volta non sono entrati, in aperta polemica con la società ma quelli che c’erano hanno dimostrato, con il loro incitamento e la loro passione, che in questo momento storico della stagione e del campionato la loro presenza è stata fondamentale, passano presidenti, dirigenti e calciatori in questo calcio cambiato e che tritura tutto ma l’amore per la maglia quello deve sempre esserci, al di sopra di tutto e di tutti, affinché questo carrozzone possa continuare a regalarci quell’adrenalina e quella passione che ieri sera , alle venti di una fredda serata di maggio, scorreva a fiumi tra le mura del catino genovese.

  MARCO FERRERA

GENOA-ROMA 1-1

Marcatori: s.t.: 37’ El Shaarawy 46’ Romero

GENOA (4-3-3): Radu 7 – Biraschi 6 Romero 7,5 Zukanovic 6,5 Criscito 6 – Lerager 6 (38’ s.t. Sanabria 5) Radovanovic 6,5 Veloso 6 – Bessa 7 (45’ s.t. Rolon n.c.) Lapadula 5,5 (28’ s.t. Pandev 6,5) Kouamé 6,5 All: Prandelli

ROMA (4-2-3-1): Mirante 7,5 – Florenzi 5,5 (43’ s.t. Karsdorp n.c.) Manolas 5,5 Fazio 6 Kolarov 6 – Nzonzi 5 Cristante 5 – Zaniolo 5,5 (25’ s.t. Kluivert 5,5) Pellegrini 5,5 (21’ s.t. Schick 5,5) El Shaarawy 7 – Dzeko 6 All: Ranieri

Arbitro: Mazzoleni di Bergamo 6

Note. Giornata molto fredda e nuvolosa, terreno di gioco in buone condizioni.

Spettatori circa 11000 di cui 2699 paganti. Ammoniti Zaniolo, Florenzi, Rolon.

Calci d’angolo 7-4 per la Roma.