Genoa: la sofferenza continua…

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Chi tifa Genoa è destinato a soffrire, anche quando il destino ti posa su un piatto d’argento l’opportunità per scacciare qualsiasi patema. Chissà: forse già mentalmente preparati alla sconfitta, i giocatori rossoblù hanno respinto al mittente la chance dagli undici metri, quasi fosse un regalo indebito. Invece no: se il Gtifo avesse piegato la Roma in piena zona Cesarini avrebbe compiuto un’impresa legittima e pure meritata, se valutiamo in toto lo svolgimento del match.

Sull’oppotunità di far battere un penalty così importante in un momento così topico ad un ragazzotto reduce da mesi di panchina intervallati da pessime prestazioni si stanno spargendo fiumi di parole. Sanabria sarà anche stato il primo rigorista, ma non c’erano i presupposti perché toccasse a lui, appena entrato in campo, immerso in un momentaccio e perdippiù animato da una cattiva consigliera quale la sete di vendetta verso un club, quello giallorosso, che lo aveva scartato. Premesso che i rigori non li sbaglia solo chi non li tira mai, al 95′ di una gara tiratissima doveva provarci un elemento più freddo ed esperto tipo Pandev: e pazienza se non è mai stato uno specialista.

E’ andata come è andata e, se rapportato alle aspettative della domenica mattina, il pareggio è oro colato, che forse non avvicina troppo alla meta della salvezza ma rappresenta una possente iniezione di fiducia, da riversare nei tre restanti impegni.

A questo punto, non spaventa neppure la prospettiva peggiore: quella di sentirsi alle spalle il fiato di un Empoli vittorioso a Marassi dopo l’eventuale sconfitta dei rossoblù in casa dell’Atalanta. A quel punto, infatti, la Prandelli’s Band avrà esaurito il pacchetto di match improbi e la squadra toscana ad andrebbe ad iniziarlo. Ma poi, siamo così sicuri che ul neutro di Reggio Emilia Criscito e C. lasciano via libera ai formidabili nerazzurri, privi di tre titolari, squalificati?

Quest’improvviso anelito di ottimismo, chiaramente, trae spunto dall’ultima prestazione del Genoa, finalmente degna e convincente. Vero che la Roma, per caratteristiche, era l’avverario ideale, ma l’interpretazione della sfida resta a precindere da chi sta di fronte. Improbabile che il Cagliari e la Fiorentina, ultime antagoniste stagionali, fermino la marcia di un ritemprato Grifo verso la permanenza nell’Olimpo.

Certo, a furor di logica, aspettiamoci il sorpasso sulla quint’ultima piazza da parte di un’Udinese gratificata da un calendario conclusivo davvero ridicolo, ma – abbandonata da tempo qualsiasi velleità di classifica – ormai conta solo salvare la ghirba e nell’ottica di Enrico Preziosi – da sempre ancorato alla massima serie e nemico giurato di qualsiasi occasionale avventura europea – arrivare ottavi o quart’ultimi fa poca differenza.

Il Joker di recente ha aperto pubblicamente bocca solo per accusare i tifosi rossoblù di scarsa riconoscenza, per annunciare che la situazione di bilancio del club è stata almeno in parte sanata e per ammettere un unico errore di valutazione, legato alla gestione degli allenatori. Non è assolutamente arduo ricusare tutte e tre le affermazioni. I genoani debbono ringraziare il patron per la prima fase della sua gestione – pur macchiata dall’inciampo della serie C a tavolino – contrassegnata dall’acquisto di parecchi campioni, rimasti in Liguria un tempo sufficiente per poterli applaudire e portare nel cuore. La seconda fase è stata e continua ad essere inaccettabile da parte del nono pubblico più fedele allo stadio: nulla c’è da salvare nella conduzione del club, a parte la permanenza, quasi sempre sofferta, nella massima serie.

Seconda replica: solo al Genoa si registra una moglie sobria e la botte vuota. Nulla da eccepire se le centinaia di milioni incassati alla voce plusvalenze avessero garantito conti perennemente a posto, ma se solo grazie alla provvidenziale cessione di Piatek al Milan il debito scenderà a 40 milioni, qualche interrogativo è lecito porselo. E la storiella dello scriteriato acquisto di Toni, poi venduto velocemente alla Juve senza eccessivi danni economici, non regge più.

Terza annotazione: se il Prez pensa che l’eventuale ingaggio di un tecnico super possa  bastare, con qualche ritocchino qua e là, a trasformare il Genoa attuale in una rosa da metà classifica, poveri noi. Concordiamo pienamente con l’esigenza di abbassare il monte ingaggi, tornato a livelli insostenibili, ma è impossibile pensare che non pesino  – oggi e in futuro – nell’economia societaria improponibili innesti quali lo stesso Sanabria (tutto meno che un bomber), Lapadula (pagato e stipendiato come un top player), Sturaro e Favilli (giunti dalla Torino bianconera con qualche serio problema fisico di non semplice risoluzione), Pezzella, Lakicevic, Mazzitelli, Pereira e Dalmonte (bocciati inerosabilmente dagli allenatori). Forse, privilegiare la qualità alla quantità avrebbe procurato un risparmio complessivo ed evitato esborsi record alla voce “staff tecnico”. Per non ripetere che sarebbe bastato confermare un certo Gasperini invece che contribuire a pagargli l’ingaggio già come mister atalantino…

                                  PIERLUIGI GAMBINO