Sampdoria: è il solito copione

0
270

Sgombriamo il campo da certi equivoci: a bocce ferme, in agosto, gli addetti ai lavori erano tutti concordi nell’elencare almeno otto squadre più forti della Sampdoria: proprio quelle che adesso la sopravanza in classifica. Dunque, a meno di clamorosi crolli nelle ultime quattro giornate, il nono posto finale rientra nelle previsioni estive.

E’ il modo che ancora offende. Mai una volta che i blucerchiati partano a rilento e chiudano il campionato in crescendo, sino ad accarezzare sogni che apparivano proibiti. Purtroppo, ogni anno verso metà aprile gli uomini di Giampaolo appaiono discretamente piazzati in classifica e poi improvvisamente iniziano a registrare un passo falso dopo l’altro, trasformando un’annata potenzialmente esaltante in una cavalcata stagionale ricca più di ombre e rimpianti che di luci.

La reiterazione di certe andature non può più rappresentare un caso. Evidentemente, c’è qualcosa di endemico, anche se stabilire con certezza l’incidenza dei vari fattori è impresa quasi impossibile. Di sicuro le squadre di Giampaolo tendono a sciogliersi progressivamente a metà primavera sino a scomparire e al tecnico abruzzese si può addebitare una certa mancanza di carisma, la capacità di caricare psicologicamente i suoi ragazzi.

Consideriamo poi l’atteggiamento della società, forse spaventata dalla prospettiva di giocare le Coppe e di sicuro non protesa a spingere i giocatori ad andare oltre le proprie possibilità pur di conquistare l’Europa.

Terza ipotetica concausa, che può condizionare mentalmente qualche individuo, è il timore, piazzandosi settimo, di rovinarsi le vacanze estive e di compromettere almeno in parte il proprio rendimento nel campionato a venire. Certi sospetti non dovrebbero albergare e comunque non sono rafforzati da prove tangibili, ma scartarne a priori l’attendibilità è irrealistico.

Di sicuro un certo malessere esiste e si concretizza spesso in particolari ed episodi significativi. Per esempio, i disturbi di stomaco che ieri pomeriggio angustiavano Colley, non a caso autore della frittatona che ha dato il “la” al successo laziale. Possibile che nessuno avesse avvertito l’allenatore, che a fine gara si è dichiarato all’oscuro della situazione? Una leggerezza – da qualcuno commessa- che è stata pagata a prezzo carissimo.

A livello puramente tecnico, bisognerebbe aggiungere nel cahier des doleances la solitudine invidiabile di cui ha goduto Caicedo in occasione del raddoppio: dov’erano i centrali difensivi che avrebbero dovuto chiudere la traiettoria dalla fascia o anticiparlo?

Più grave è il comportamento di Ramirez, la cui protesta per un presunto fallo commesso su un compagno è stata assolutamente fuori luogo e, assommata all’ammonizione subita più tardi per un fallo di gioco, ha determinato un’inferiorità numerica forse decisiva ai fini del risultato finale.

In ultimo l’erroraccio imperdonabile di Defrel sotto misura sul 2-1: il cross dalla sinistra era forte, ma un attaccante di serie A non può spedire maldestramente quell’invitante pallone così distante dai pali. Si sarebbe materializzata una clamorosa rimonta – due gol in dieci contro undici – che probabilmente non avrebbe mutato i destini stagionale della Sampdoria ma avrebbe reso meno amaro il pomeriggio ai tifosi di casa e rappresentato un premio non immeritato per la squadra, capace di un secondo tempo condotto alla garibaldina.

Vero, la Samp ha pure colpito un montante, ma siccome gli ospiti hanno centrato due legni, non si parli di sfortuna. Piuttosto, sarebbe da citare come prezioso alleato dei biancocelesti l’ineffabile Maresca, la cui designazione odora tanto di “pilotaggio” a favore di una squadra presumibilmente stanca dopo la fatica infrasettimanale di Coppa Italia. I numeri non mentono: se la Lazio con questo fischietto ha sempre vinto e la Samp non c’è mai riuscita (beccando anzi fior di bastonate), certi interrogativi sono leciti, anzi doverosi.

                        PIERLUIGI GAMBINO