Sconfitta e litigi, la pessima giornata della Sampdoria a Bologna

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Nel calcio si cammina perennemente su un asse largo tre centimetri. Il pericolo di cadere e farsi male è sempre dietro all’angolo, e quando succede è difficilissimo rialzarsi senza danni. La vittoria del derby e il parallelo avvicinamento alla zona Europa parevano aver guarito la Samp da qualche malanno di stagione. Invece il pesante rovescio di Bologna ha tolto il coperchio da una pentola che probabilmente era già in ebollizione.

Capitolo campo. Lo 0-3 finale è pesantuccio e si inquadra primariaente nella giornataccia senza precedenti di Audero, anbituale punto di forza, il quale ha tenuto in piedi la baracca per mezza gara per po+oi affondare miseramente. Nessuno è perfetto ed esente da errori: ci sta di piombare improvvisamente negli abissi e tutto sommato non è così male concentrare tutto il peggio in una sola gara piuttosto che condizionarne parecchie.

Al di là delle topiche del portiere, la Samp in edizione bolognese non ha brillato assolutamente. L’analisi psicologica è semplice: la corsa ad un piazzamento… internazionale regala stimoli contraddittori, in specie quando la prospettiva migliore si limita ad un settimo posto scarsamente allettante per i suoi riflessi nei tempi di preparazione e nel… godimento delle vacanze. Senza contare che l’Europa sarà anche un obiettivo stuzzicante, ma la sopravvivenza – vedi la caccia alla salvezza che animava i petroniani – regala ben altre energie.

Mettiamoci un altro particolare: da mesi la Samp non è irresistibile in trasferta, dove ha sì vinto a Reggio Emilia, ma contro un Sassuolo disarmante. Ben altro il rendimento marassino, innalzato forse da episodi favorevoli quali i gol all’attivo marcati in apertura sia contro il Milan, sia nel derby.

Gli analisti più pratici e sbrigativi sono giunti ad altre conclusioni: questa squadra ha valori indubbi, è in grado di compiere eccezionali exploit, ma come valore e affidabilità globali è probabilmente inferiore a sette-otto formazioni, sicché l’attuale nona piazza non è affatto bugiarda.

Di sicuro il ko del Dall’Ara ha portato in superficie un certo disagio a livello societario. Il litigio tra il patron e il responsabile dell’area tecnica, con annesse dimissioni di quest’ultimo, si espone a letture difficilmente equivocabili. Sabatini non ha mai potuto realmente incidere a livello di mercato, in primis per la grave malattia dalla quale sta uscendo a fatica. Da tempo, comunque, aveva programmato di distaccarsi dall’ambiente blucerchiato, nel quale non si era mai inserito pienamente. La prospettiva di insediarsi al timone del Bologna lo stuzzica da tempo e lo avrebbe condotto irvitabilmente, a fine stagione, ad un divorzio, magari susseguente all’addio del Viperetta. Il bisticcio bolognese gli ha offerto il pretesto per chiudere il rapporto in anticipo.

Dal canto suo, Ferrero è incorso in una crisi di nervi non immotivata. Lui non si è mai arreso all’ipotesi di passare la mano e non ha neppure digerito le continue pressioni a vendere che gli giungono da ogni dove. L’approdo all’Europa non rappresentava tanto un motivo di orgoglio personale quanto la sola via per convincere i tifosi più titubanti, pronti magari a criticarne atteggiamenti in pubblico ed esternazioni ma anche a riconoscere i meriti sportivi della sua gestione, ad accettarlo anche nen futuro. Senza i risultati sportivi, cosa opporre di concreto ai feroci contestatori che lo stanno spingendo ai margini?

Così il tempo della cessione si sta avvicinando a grandi falcate. Il gruppo legato a Vialli è in agguato: magari limerà ulteriormente la distanza tra domanda e offerta, ma ha capito che la resistenza ferreriana sta volgendo al termine. Salvo rotture impreviste o ripensamenti clamorosi, il passaggio di consegne è già stato delineato.

                       PIERLUIGI GAMBINO