Genoa, poche colpe di Prandelli nella crisi rossoblu

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Povero Genoa, eternamente sospeso tra il dramma (spotivo, s’intende) e la farsa. Sì perché farsesco, pur con una certa logicità, dettata dal susseguirsi di eventi negativi – sarebbe stato richiamare su una panca… scottante Davide Ballardini, ripudiato prematuramente dal presidente e sempre più rimpianto da una tifoseria avvilita. Sia chiaro, il romagnolo ha dimostrato in passato di essere un fuoriclasse nel campo delle salvezze disperate, e non è pertanto escluso un nuovo ricorso ai suoi servigi in caso dei débacle anche a Ferrara. Ma se così fosse, con il terzo ribaltone tecnico a campionato in corso, si cadrebbe nel ridicolo.

D’altronde, questa società – o meglio, questo proprietario che da sempre lascia ai propri collaboratori scarsissima autonomia decisionale – ci ha abituato da tempo a certe girandole di tecnici, praticamente immancabili nei periodi in cui Gian Piero Gasperini era in forzata vacanza o guidava altre squadre. Il torinese non è soltanto un allenatore ricco di idee tattiche vincenti: il suo pregio primario è la personalità, che gli consente di mostrare i denti al proprio datore di lavoro ogni qualvolta quest’ultimo… sbarella, impedendogli smobilitazioni di organico ed un totale distacco – come sta avvenendo da tempo in casa Genoa – tra le esigenze tecniche e gli interessi personali di chi comanda.

Preziosi ormai ha imboccato la strada degli allenatori acquiescenti, che in zilenzio accettano tutto quanto gli viene loro presentato. I tifosi più ottimisti puntavano sull’esperienza e sul carisma di Prandelli, convinti che il bresciano, in sede di mercato invernale, avrebbe battuto i pugni per scongiurare un ulteriore indebolimento della rosa. Pie illusioni: anche lui, reduce da esperienze fallimentari all’estero, non aveva eccessivo potere contrattuale.

Sia chiaro, le colpe o i limiti dell’e Ct azzurro sono infinitesimali rispetto alle responsabilità della dirigenza. Da trainer navigato, ha cercato insistentemente la quadra di un undici definitivo senza trovarla. I continui cambiamenti – di formazione e anche di assetto tattico – hanno ovviamente una doppia chiave di lettura: una scarsa chiarezza di idee da parte sua oppure la disarmante pochezza del materiale a disposizione, comunque lo si giri. Di sicuro Prando, chiamato al capezzale del Genoa per invertire il trend ma anche per avviare l’operazione rilancio, non si aspettava tutte queste problematiche e pensava di poter dirigere un gruppo di caciatori più dotato di risorse. Alla prova dei fatti, si trova suo malgrado coinvolto nel calderone dalla salvezza, che è lontanissimo dalle sue abitudini e dalle sue corde. Ben altri – Ballardini in primis – sono i mister fedeli alla più cruda praticità e capaci di iniettare carattere e combattività in un manipolo di atleti sfiduciati oltrechè – almeno parte di loro – inadeguati a giocare in serie A.

Ripetiamo, è già un’onta per l’ottava tifoseria più numerosa allo stadio – la somma di abbonati e paganti non si presta ad equivoci – doversi aggrappare ogni week-end ai risultati dell’Empoli, ma non c’è alternativa. Nelle cinque restanti giornate, i destini delle pericolanti dipenderanno anche dall’atteggiamento delle avversarie di turno, molte delle quali ormai mentalmente protese alle vacanze e svuotate di stimoli. Per mantenersi tranquilli servirebbero almeno altri due o tre punti, da conquistare a qualsiasi mezzo contro Spal, Cagliari e Fiorentina. Impresa alla portata – data la premessa motivazionale di cui sopra – ma che comuque non muterebbe di una virgola il giudizio sulla stagione rossoblù, assolutamente fallimentare.

Dunque, che salvezza sia, ma senza la più pallida illusione che il terzo scampato pericolo di fila accenda la dignità e l’orgoglio del presidente. La già definita cessione di Romero alla Juventus è il primo segnale di continuità, e se non dovesse partir alcun altro titolare non sarà per un nuovo orientamento dirigenziale bensì perché le sue prestazioni avranno ridotto se non cancellato il lotto dei corteggiatori e abbassato radicalmente la sua quotazione.

                        PIERLUIGI GAMBINO