Sampdoria: un altro derby di gloria e baldoria

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La superiorità cittadina, da un po’ di tempo a questa parte, non è mai stata in discussione. Il successo all’inglese nell’ultimo derby non è stato che l’ennesima sottolineatura di una realtà incontestabile. D’altronde, se i blucechiati non hanno perso la stracittadina di andata, giunta nel loro momento più buio, difficilmente avrebbero potuto soccombere nella sfida di ritorno, disputata in un contesto tecnico normale.

I critici ad oltranza potrebbero sostenere che i doriani, così come contro il Milan, hanno avuto la fortuna di iniziare la gara con un gol di vantaggio. Ma sarebbe una considerazione ingenerosa e immeritata da parte di una squadra che ha avuto il merito di sfruttare le opportunità maturate. In termini più “terra terra”, potremmo sostenere che Defrel ci ha creduto doppiamente, venendo ricompensato con il massimo dei premi.

Non è dato sapersi come sarebbe proseguita la sfida senza quel gol lampo, ma è sicuro che la Sampdoria abbia legittimato nei 90 minuti la propria superiorità sui “cugini”. E’ un pregio anche saper spegnere le offensive avversarie con una fase difensiva attenta e perfettamente organizzata. A rivedere il match al microscopio, si scopre che Audero non è stato inoperoso ma non ha neppure dovuto compiere parate mirabolanti: segno che i suoi compagni l’hanno protetto adeguatamente. Ad essere severi, la Samp ha rischiato di capitolare per qualche minuto nella ripresa, quando ha concesso ai rossoblù una serie di calci d’angolo ed almeno un paio di opportunità in mischia, ma si è trattato di peccati veniali.

Così è scaturito un altro derby di gloria e baldoria pur senza un’espressione di gioco brillante come in altre circostanze. Col Milan i blucerchiati avevano incantato, stavolta non sempre hanno soffocato gli antagonisti limitandosi più a gestire il risultato che ad affondare i colpi. Probabilmente, la Samp dei giorni migliori avrebbe dilagato sguainando l’arma del contropiede, ma contro un Grifo nettamente inferiore l’azione negli spazi si è spesso persa nel nulla, fatta salva l’occasione del raddoppio, sapientemente sfruttata dallo scatenato Defrel per ottenere con una splendida giocata rigore ed espulsione di Biraschi.

Di più e di meglio non serviva per esaltare vieppiù i ventimila tifosi amici presenti sugli spalti del Ferraris. La vittoria è sgorgata naturale, senza spigoli, ineluttabile e netta, figlia di un divario ampio. Merito di un collettivo armonico e di qualche prestazione individuale sopra le righe: citeremmo il ristabilito Andersen, Sala, un gagliardo Linetty. Eppoi un Defrel monumentale, che ha zittito tutti coloro (non erano pochi) che caldeggiavano una sua rapida partenza a fine stagione.

Quagliarella, nella globalità, non è apparso al meglio, ma si può forse criticare un calciatore capace di offrire sul piatto d’argento a Defrel la palla del primo gol e di trasformare con ammirevole freddezza il rigore del raddoppio? Vero, si è divorato nel finale l’occasione del tris e in qualche altra circostanza è stato meno perentorio rispetto al solito, ma il suo bilancio è ugualmente esaltante.

Il pareggio del Toro e la sconfitta della Lazio hanno dato fiato agli ottimisti, che mai si erano arresi ad una classifica non propriamente entusiasmante. Sarà difficile combattere per una posizione migliore del settimo posto – che significherebbe Europa con… vacanze estive rovinate – ma la Sampdoria ha il sacrosanto dovere di sfruttare un calendario che più favorevole non si potrebbe prefigurare.

Intanto, prosegue la complessa vicenda della possibile cessione del club. Viperetta non deflette dalla sua  posizione. Prima o dopo si convincerà o verrà convinto a passare la mano, ma per ora resiste, invitando la controparte ad alzare l’offerta. E’ il classico gioco delle parti, comprensibile ed anche prevedibile, ma si spera che il bene comune, l’interesse della Sampdoria, alla fin fine prevalga sui vantaggi personali.

PIERLUIGI GAMBINO