Genoa: il derby è l’ennesimo fallimento

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La batosta nel derby equivale per il popolo genoano ad una tonnellata di sale versato su una ferita da tempo aperta. Si può disquisire sulle modalità con cui è maturata, su alcuni episodi non certo trascurabili, ma non certo sulla superiorità dei cugini.

Ad essere generosi, concediamo che in occasione del primo gol l’arbitro avrebbe dovuto scorgere, a centro area, una spinta poderosa ai danni di Romero e aggiungiamo che il cartellino roso mostrato a Biraschi nella ripresa è stato un po’ troppo severo. Tutto qua. Per il resto, a cosa possono aggrapparsi i giocatori di Prandelli per giustificare il rovescio? Di sicuro hanno combattuto con ardore, facendo registrare un  predominio territoriale addirittura inaspettato, ma i limiti squadernati in ogni reparto – e soprattutto in zona gol – rendono arduo il ricorso ad altre giustificazioni. Forse, i due gol di scarto rappresentano un castigo eccessivo, ma la sostanza non è proprio in discussione: la classifica non mente e, almeno negli ultimi anni, non è più vero che la stracittadina genovese finisce nelle mani della compagine meno accreditata.

I supporters rossoblù sono abituati da decenni a subire sfottò in misura superiore (almeno quanto a frequenza) rispetto a quelli restituiti al mittente, ma è meno accettabile da parte loro la nuova, allarmante situazione di classifica. Siamo schietti: a prescindere dall’esito stagionale, doversi aggrappare ogni week-end all’avversario di turno dell’Empoli è di per sé una secca sconfitta, il segno tangibile di un fallimento, da ascrivere esclusivamente ad una società specializzata nel complicarsi la vita e nell’immiserire le legittime istanze dei propri sostenitori.

Due sono gli interrogativi di attualità. Il primo chiama in causa la dirigenza: mantenere in una serie a 20 squadre una formazione forte della settima tifoseria italiana come numero di presenze allo stadio è un merito o un dovere? Se prevale la prima tesi, il Joker e i suoi sodali meritano i complimenti più sinceri, mentre l’adesione alla seconda (scontata in un serio referendum tra i fans del Grifo) significherebbe implicitamente una perentoria bocciatura per la condotta degli ottimati di Villa Rostan.

Secondo interrogativo: quanti calciatori nell’attuale rosa genoana meriterebbero realmente una maglia di titolare in una qualsiasi compagine del massimo campionato? Qui la risposta è ovviamente poiù variegata, ma di sicuro una parte ristretta degli addetti ai lavori arriverebbe a quota undici e i più severi non andrebbero oltre le dita di una sola mano. Due mesi fa, tirato per la giacca, lo stesso mister Prandelli aveva indicato un numero piuttosto basso, di gran lunga insufficiente.

Intanto il Prez, in una delle ultime uscite, ha già spostato la resonsabilità su alcuni giocatori (senza ovviamente nominarli) che non avrebbero soddisfatto le aspettative della società. Presto, se l’andazzo non dovesse cambiare, nel mirino finirebbe certamente Prandelli, al quale – ad essere ingenerosi – si può imputare esclusivamente una carenza di rabbia agonistica da iniettare nella mente dei suoi atleti. Di sicuro non lo si può incolpare per aver sconfessato, proprio nel derby, la campagna acquisti di gennaio spedendo contemporaneamente in panca i vari Lerager, Radovanovic e Sanabria, mai rivelatisi rinforzi affidabili.

La verità, amara finché si vuole, è che il Genoa indebolito dall’addio a Piatek, non appare in grado di battere alcuna delle altre 19 compagini di serie A, a meno che non abbiano il cervello in vacanza. I tre punti targati Juve e quello ottenuto a Napoli sono serviti a scongiurare il baratro e probabilmente saranno determinanti per non affogare, ma non bastano per cantare vittoria. In attesa di una gara col Toro che sfugge ad ogni pronostico, è dunque obbligatorio auspicare che allo spegnersi del campionato il Cagliari a Marassi e la Fiorentina al Franchi – compagini ormai tagliate fuori da quasiasi contesto significativo . si presentino in campo con le infradito al posto delle scarpe bullonate. Nell’attesa, si alzi poderoso il grido di battaglia all’indirizzo di Spal, Parma, Roma, Sampdoria. Toro e Lazio, le restanti rivali dell’Empoli.

       PIERLUIGI GAMBINO