Sampdoria: l’Europa è difficile, il derby per scuotersi

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Non arriva a sproposito il derby per scuotere un ambiente, quello blucerchiato, abbattuto dalla doppia sconfitta consecutiva, che ha fatto precipitare quasi a zero le chances europee. Contro Roma e Toro, purtroppo, sono riaffiorati gli antichi limiti di una squadra incompleta. Nel primo match è riemersa la difficoltà estrema ad affrontare squadre fisicamente più strutturate: non si è ripetuta la Waterloo dell’andata, ma la sconfitta non è stata casuale.

La “Maggica”, tre giorni più tardi, ha messo a nudo altre carenze. In primis, la fatica a mantenere vigore e lucidità quando si giocano tre gare in otto giorni.      Ciò dipende dalla limitatezza numerica e qualitativa delle riserve ma anche da un’intelaiatura povera di robustezza e ricca soltanto di agilità.

Anche i cambi in corsa decisi da Giampaolo non ci sono granché piaciuti, Verissimo che il pareggio a poco sarebbe servito e che, dunque, occorreva qualche forzatura in attacco, ma la Roma di sabato sera non è parsa così in crisi come si pensava, ed occorreva conservare un certo equilibrio tattico. Passi la sostituzione di un Saponara piuttosto inconcludente con Defrel – ormai promosso in pianta stabile come trequartista – ma la sostituzione di Linetty con Jankto, giocatore non propriamente calato nelle dinamiche tattiche sampdoriane, ha stravolto in peggio l’identità del centrocampo (già minata dalla pesantissima assenza di Ekdal) indebolendolo in fase di conteniemento. Non è un caso che Ranieri, tecnico navigato, abbia risposto inserendo l’artiglieria pesante non più per conservare il pareggio ma per vincere. E’ riuscito nell’intento anche con un pizzico di sorte amica, ma è incontestabile che nell’ultima mezz’ora la pericolisità degli ospiti sia cresciuta.

Si dirà: nell’arco del match e anche nei minuti finali la Samp ha avuto le sue brave opportunità offensive (clamorosa quella sciupata da Gabbiadini nel recupero): e qui casca l’asino. Non è da ieri che, se s’inceppa Quagliarella, la strada che porta al gol diventa estremamente tortuosa. Anche col Milan, in una partita stradominata, se Donnarumma non avesse confezionato con tanto di fiocchetto il vantaggio poi firmato da Defrel, la gara si ssrebbe ptobabilmente incanalata verso lo 0-0. Inquadrato in tale problematica, ecco, a suscitare ondate di rimpianto, il boom di Zapata, che a suon di gol ha sospinto l’Atalanta (non uno squadrone, mannaggia) in zona Champions. La dirigenza di Corte Lambruschini non ha resistito all’idea di fare cassa cedendolo e trpppo tardi si è mossa per Zaza, indicato come il possibile sostituto. Morale? Contro squadre chiuse, la via del cross, senza un ariete a centro area, è impervia ancorché senza alternative, soprattutto considerando che tra i centrocampisti non c’è uno specialista nelle conclusioni dalla distanza.

Meno male che arriva il derby a tenere sveglio l’ambiente, con la flebilissima speranza che un successo – evento logico, dato il divario nettissimo tra le formazioni in campo – non si limiti a rafforzare vieppiù la superiorità cittadina ma rinfocoli qualche chance europea, peraltro dipendente anche dai risultati altrui. Basilare sarà, comunque, evitare di “sbracare” come spesso successo negli ultimi mesi di stagione: ne va del prestigio di tutto il gruppo e anche dei singoli atleti e dell’allenatore. Quanto ai tifosi, la guerra al Viperetta si arricchirà di altri episodi e, in parallelo con il disinteresse generale per gli eventi calcistici, crescerà l’attenzione per la vicenda del presunto cambio di proprietà. Argomento ghiotto, il solo, per scongiurare un distacco totale tra la Samp (squadra e dirigenza) e il suo popolo.

                            PIERLUIGI GAMBINO