Napoli-Genoa 1-1: la rivoluzione di Prandelli vale un ottimo punto

0
147

La rivoluzione prandelliana ha fruttato un punto di oro zecchino. Evidentemente stufo di prestazioni inaccettabili e forse rassegnato in anticipo ad una sconfitta, il bresciano ha rivoltato come un calzino il suo Genoa traendo dalla trasferta di Napoli solo cose positive fatta salva la scelleratezza di Sturaro, che si è giocato in anticipo il derby nel modo più stolto. E qui occorre un chiarimento. Che l’ex juventino abbia commesso un’entrata assolutamente evitabile su Allan e che l’espulsione non sia del tutto campata in aria è indubbio, ma l’intervento dell’uomo Var a richiamare l’arbitro, che aveva solo estratto il cartellino giallo, ha i crismi dell”indebita intrusione. Su tutti i campi certe scorrettezze avvegono, ma solo contro le “provinciali” si punisce con estrema severità. Avrebbe deciso l’ineffabile Aureliano di diventare protagonista se lo stesso Sturaro giocasse ancora col bianconero della Juve o, comunque, in un club più ambizioso? La risposta secca è no!!!!

Chiusa la doverosa premessa, è onesto riconoscere che il Genoa, nel giro di due domeniche, abbia incontrato le due prime della classe quando avevano il cervello altrove. Madama era ancora immersa nel “dopo impresa” con l’Atletico e il Ciuccio ha interpretato la sfida di campionato principalmente come allenamento in vista dell’appuntamento di Europa League contro l’Arsenal. Intendiamoci, se il gol del 2-1 fosse arrivato, l’avrebbe accolto con piacere, ma non ha certo giocato col sangue agi occhi, e la storica amicizia tra le due tifoserie ha fatto sì che il pareggio fose accolto senza contestazioni particolari.

Dove finiscono le pause dei partenopei, però, iniziano gli inubbi meriti del Grifone, apparso rigenerato dal repulisti prandelliano. Rispetto alle ultime prestazioni più che allarmanti, non un reparto e – almeno sino al momento dell’inferiorità numerica – neppure l’assetto tattico è rimasto immutato. Al di là del modulo, tuttavia, sono stati gli uomini rilanciati a mutare il volto della squadra. A partire da Pandev che, abbonato ad apparizioni figaci come subentrante, ha risposto all’inatteso titolarato con una recita sopra le righe, impreziosita dal delizioso “lob” che ha spedito in gol un altro redivivo, Lazovic. La presenza del macedone, sinonimo di qualità, ha pure giovato a Kouamè, che – anche perché stimolato dalle ricorrenti voci di un interessamento proprio del Napoli nei suoi confronti – s è risvegliato dal torpore sciorinando un repertorio ampio di giocate da applausi.

Ma non è finita. La contemporanea squalifica di Zukanovic e Romero è servita a capire che pure Ginter può dire la sua e ha diritto a proporsi per il derby. Contro avversari non troppo strutturati ma rapidi nello stretto – e i blucerchiati assomigliano agli azzurri sotto quest’aspetto – non sarebbe una bestemmia rinunciare al serbo, che è lento e macchinoso e ha dalla sua solo una superiore esperienza.

E che dire di Biraschi? Negletto da mesi, è stato rilanciato per necessità e ha risposto da par suo: onestamente, è incomprensibile come Prandelli gli abbia preferito per lunga pezza il limitatissimo ed acerbo Pereira.

Infine il centrocampo. Sarà un caso, ma con Veloso, non un fulmine di guerra ma un giocatore dai piedi ispirati, e senza il greve Radovanovic la manovra rossoblù ha riguadagnato tonicità. Vero che il genero d’arte, al pari di Pandev, ha nelle gambe non più di un’ora di match, ma perché rinunciarvi a priori?

Certo, in prospettiva derby Sturaro, arricchito da un’indiscussa genoanità, sarebbe stato utilissimo, ma Rolon – più che Lerager, altro bocciato dalla nuova terapia di Prandelli – ha almeno le caratteristiche per combattere con i mobilissimi centrocampisti blucerchiati. D’altronde, la prossima sfida, un un’arena infuocata, sarà più che altro una guerra calcistica. Il Genoa sceso in capo a Udine e a Marassi con l’Inter sarebbe andato incontro ad una storica débacle, quello di Napoli ha ritrovato funzionalità, spirito di sacrificio e sufficiente “garra” per giocarsela con i “cugini”. Più di così, francamente, non si puà pretendere da un team ancora costretto, ogni week-end, ad interessarsi del risultato dell’Empoli.

                        PIERLUIGI GAMBINO