Sampdoria, ora per l’Europa serve un miracolo

0
200

Resta un lumicino flebile più che un fuoco vivo di speranza. Il distacco della Samp dalla zona Europa adesso si è fatto ragguardevole, e solo una clamorosa rincorsa, punteggiata da vittorie a ripetizione, potrebbe cancellarlo. Preoccupano i punti di ritardo ma anche il numero cospicuo di formazioni che stanno davanti ed appaiono tutte piuttosto ambiziose ed agguerrite.
La gara con l’Atalanta poteva anche chiudersi in pareggio: risultato tutto sommato non scandaloso, rammentando l’occasionissima sciupata nel primo tempo da Linetty e la piramidale parata del portiere ospite Gollini nella ripresa, su perentoria inzuccata di Ekdal. Ma con un punto in più (e due in meno all’Atalanta) la situazione non sarebbe granché migliorata. Occorrevano i tre punti, e i blucerchiati raramente nei 90 minuti sono parsi in grado di conquistarlo.

Al danno della sconfitta si unisce la beffa di quel primo gol nerazzurro che ha un unico artefice: quel Duvan Zapata che sino allo scorso giugno indossava la casacca blucerchiata e in estate è stato ceduto in cambio di 25 milioni. In casa Samp si nega che sia stato mister Giampaolo a caldeggiare la partenza del colombiano per scarsa… affinità tattica: più che le scelte del trainer ha sicuramente inciso la volontà della dirigenza di sfruttare un’offerta forse inattesa e irripetibile, ma di sicuro l’allenatore non si è battuto per bloccare l’operazione. E – qui cade l’asino – non risulta che abbia fatto fuoco e fiamme per ottenere un attaccante con caratteristiche simili a quello del vecchio bomber. Infatti, sono arrivati in estate Defrel e in inverno Gabbiadini, due giocatori che interpretano il calcio in altra maniera: più manovrieri e pertanto più confacenti alle idee di Giampaolo ma non certo in grado, anche per ragioni fisiche, di prendere in mano la squadra nei momenti di difficoltà.
La verità è che il football “pulito” dell’abruzzese ha i suoi limiti. Quando le difese avversarie si chiudono o qualche perno dell’ingranaggio non funziona, salta tutto il meccanismo.

Oggidì molte partite si vincono col gioco “sporco”, che non significa illecito o scorretto, ma basato sulla robustezza, sulla prepotenza, sull’estemporaneità, sulla forzatura.
Alla Samp manca un elemento con certe caratteristiche ma anche un’alternativa a Quagliarella in zona gol. Se il cannoniere non segna (rigori a parte, ovvio), cala l’oscurità. Gabbiadini agisce a corrente alternata e mai punge da titolare, mentre Defrel prosegue nella sua latitanza. Non manca chi rimpiange l’infortunato Caprari, ed è tutto dire.
Dal centrocampo, poi, non proviene l’apporto necessario. In rifinitura Saponara, dopo un brillante avvio stagionale, si è smarrito (ed ora è anche in infermeria) e Ramirez, reduce da infortunio, è tuttora impresentabile. In mediana i vari Praet, Ekdal e Linetty sono tipi da due-tre gol a testa a campionato: bottino troppo esiguo per poter ovviare alle mancanze in prima linea.

Insomma, questa Samp vale la colonna a sinistra della classifica, ma non un piazzamento europeo e lascia che in tutti noi si insinui il sospetto dell’ennesimo calo a primavera, una costante delle formazioni giampaoliane. I tifosi giustamente piegano il viso in una smorfia:si aspettavano di più, pur senza pretendere la luna. E il crescente malcontento inizia a “limare” ulteriormente la credibilità di un presidente che con i risultati sportivi cercava di ovviare ai suoi reiterati “sfondoni” comportamentali. Su questo fronte, anzi, la situazione è ulteriormente peggiorata dopo l’inattesa apparizione del Viperetta alla conferenza stampa pre-Atalanta. Come si può nascondere stupore ed anche una buona dose di indignazione di fronte alle accuse lanciate verso i Garrone? Come ha potuto l’attuale patron negare che i suoi predecessori non solo gli hanno ceduto la società a costo zero, ma lo hanno a lungo “coperto” economicamente?
C’è una sola plausibile spiegazione a tutto ciò: Ferrero si senta ormai scaricato totalmente dall’ambiente, spinto all’angolo e costretto a passare di mano. Beninteso, nessuno gli può toccare il sacrosanto diritto di disporre come meglio crede del suo patrimonio (in cui è compresa la Sampdoria), ma rimanere in sella a dispetto dei santi, almeno nel calcio, è un’impresa, alla lunga, proibitiva per chiunque.

Pierluigi Gambino