Banks of England

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Quel pomeriggio del trenta luglio 1966 era una giornata calda a Pertuso, un grappolo di case in Val Borbera, la cascina di campagna dove passavo le vacanze estive aveva un bel prato davanti, che per noi bambini era come il terreno di Wembley…. Sì, Wembley, dove quel giorno Inghilterra e Germania si affrontavano per la finale della Coppa Rimet del 1966. I maestri del calcio erano arrivati all’atto conclusivo della manifestazione e quel giorno la casa di campagna era gremita da tutta la famiglia… Papa, mamma, nonni, zii e cugini , i giochi interrotti per il tempo della partita, un televisore portatile in bianco e nero sistemato con una prolunga fuori della cucina, al limitare del prato… E noi bambini ci sentivano tutti Bobby Charlton, Bobby Moore, Geoff Hurst, Franz Beckenbauer, Uwe Seeler , Gordon Banks, sì proprio lui, il “goalkeeper” dei sudditi di Sua Maestà, il portiere che nei giorni scorsi ci ha lasciati ad ottantuno anni, dopo una carriera incredibile , il numero uno che sarà ricordato per la “parata del secolo”. Quattro anni dopo, a Guadalajara, sull’altopiano messicano, nel mondiale che vide prevalere il Brasile sull’Italia nella finale di Città del Messico, si rese protagonista di un intervento prodigioso a difesa della sua porta, opponendosi al colpo di testa del più grande, Edson Arantes do Nascimento, il mitico Pelé. Era una partita del girone di qualificazione, quella che opponeva i campioni i carica ai futuri “campeones”, uno degli incontri più belli della storia dei mondiali di calcio. Jairzinho, funambolica ala che prese il posto del mitico Garrincha, fuggì sulla destra e dal fondo mise al centro un cross che cadde all’altezza dell’area piccola, “O rey” prese il tempo a Wright, difensore inglese, da fermo saltò in cielo, rimase in sospensione e diede una frustata con il collo, impattando di piena fronte la sfera, che rimbalzò a terra ad un metro dalla linea, con Banks che dal primo palo dove si era posizionato cercò di recuperare la posizione, ricacciando in gola al più grande di sempre l’urlo del gol, arrivando con il palmo della mano destra a smanacciare in corner un gol già fatto… L’urlo per la rete si trasformò in un boato di incredulità sugli spalti, con Bobby Moore che disse al compagno “Stai diventando vecchio, qualche anno fa l’avresti bloccata…”.

Questo era Gordon Banks, uno dei più forti della sua epoca, una birra gelata e la maledizione di Montezuma gli impedì di essere protagonista nel quarto di finale contro la Germania, che quattro anni dopo si prese la rivincita rimontando dal doppio svantaggio e vincendo per 3-2, con il suo sostituto , un certo Bonetti, che fece rimpiangere il titolare del ruolo e magari con Banks in campo non ci sarebbe stata Italia Germania quattro a tre…

Dopo il mondiale vinto nel 1966, portiere nel Leicester, fu ceduto allo Stoke City, perché nelle giovanili si stava mettendo in mostra un certo Peter Shilton, che per tanto tempo difese i pali d’Albione e permise alla sua nuova squadra, con le sue parate e la sua professionalità, di vincere l’unico trofeo della sua storia, la Coppa di Lega nel 1972 contro il Chelsea. Un anno di gioie e dolori per Gordon, che in autunno ebbe un incidente stradale che lo privò della vista all’occhio destro. Un incidente terribile  e penalizzante tanto più per chi fa il portiere, ma il numero uno non si arrese, tornò in campo e cinque anni dopo tornò a giocare nel campionato americano…

“Banks of England” era stato ribattezzato dai tabloid d’oltre Manica, con lui la porta era al sicuro, se ne è andato un altro degli eroi calcistici della nostra gioventù e di quel fantastico calcio che non ritornerà più.

Marco Ferrera