Sampdoria, la sconfitta con il Frosinone e il silenzio di Marassi

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Al termine del match, neppure un fischio dagli spalti: solo silenzio. Il popolo bluerchiato ha accolto così l’amarissimo di un capitolo calcistico che si prefigurava gioioso: sintomo di educazione, intendiamoci, ma anche di rassegnazione, come se certi passi falsi tecnicamente illogici fossero, sotto sotto, prevedibili.

La Samp si è nuovamente incagliata, come tutti gli anni in questo periodo. Un “dejà-vu” che si accompagna inevitabilmente con considerazioni tutt’altro che ottimistiche riguardo al prosieguo di stagione. I corsi e ricorsi di vichiana memoria non ammettono deroghe ed è persino complicato per gli addetti ai lavori sviscerare un tema così spinoso e complesso. I detrattori di Giampaolo non aspettavano altro per rammentare che le sue squadre, da sempre, accusano una flessione piuttosto netta nel girone di ritorno, ma fermarsi a questa motivazione, peraltro discutibile, appare riduttivo e fuorviante. C’è di sicuro qualcos’altro alla base di quest’impasse, e la società potrebbe anche essere chiamata in causa. Si parla ovviamente dei messaggi subliminali inviati ai calciatori in merito agli obiettivi stagionali e alla fermezza con la quale si insegue l’Europa, traguardo prestigioso sotto l’aspetto sportivo e dell’immagine ma anche dispendioso a livello di risorse psicofisiche e di denaro. Di sicuro, solo l’Atalanta, tra le provinciali, appare pervasa dal sacro fuoco, come se lottare contro le sei o sette sorelle fosse impresa vana a prescindere.

Per salvare il più possibile giocatori e tecnico mettiamoci pure le voci inerenti presunte trattative per la cessione del club, ma è davvero possibile che finiscano per distrarre e deconcentrare a tal modo  gli atleti? Di sicuro la gente bluerchiata farebbe carte false per vedersi rappresentata da un presidente come Luca Vialli, beniamino assoluto, e la speranza è che gli altri dirigenti riescano a trovare un varco nella scorza durissima del Viperetta, apparentemente indisposto a farsi da parte e, pertanto, sollecito a sparare richieste economiche insostenibili.

Tornando alla Samp squadra, quali attenuanti ulteriori riconoscerle per giustificare la partitaccia contro il Frosinone? Un briciolo di sfortuna in occasione del palo timbrato da Quagliarella, episodio che avrebbe potuto cambiare radicalmente nel sorti del match. Aggiungiamoci un capitano piuttosto scarico dopo la fine dell’inseguimento al record di prolificità. Consideriamo poi l’assenza di Murru, tutt’altro che un fuoriclasse ma il solo in organico capace, ogni tanto, di cavare il cross vincente dalla fascia. Infine, rammentiamo che Praet e Andersen provenivano da una settimana complicata da qualche malanno di stagione.

Da qui ad aimmaginare una prova così scialba e anodina ce  ne passa. Restando al profilo tecnico tattico, non si può che ribadire le antiche considerazioni legate alla mancanza di un centravanti do peso. L’esplosione di Zapata bum-bum nelle file atalantine accentua il dispetto per una cessione estiva che non si doveva attuare. E fa rabbia pensare che, sotto sotto, Giampaolo l’abbia avallata, quasi invocata, non giudicando il colombiano adatto al suo gioco. Invece, partite ispide come quella contro i ciociari, si vincono spesso con una soluzione di forza (improponibile con i pesi leggeri Gabbiadini, Defrel e ancor più Sau) oppure con un allargamento della manovra sulle fasce laterali, così da aprire le maglie della difesa avversaria. Si dirà: l’organico doriano non comprende alcuna ala. Ma è stato il mister a ripudiare quest’alternativa offensiva chiedendo solo attaccanti centrali di manovra. Contro difese chiuse a doppia mandata, è durissima trovare la via del gol solo puntando su un’infinita serie di passaggetti. Sarà un caso, ma l’azione conclusa col palo centrato da Quagliarella è scaturita da un traversone, merce rarissima in casa Samp.

Ed ora si pensi alla trasferta di San Siro contro un’Inter che può infliggerti un pesante castigo ma anche favorire la tua riscossa. Un appuntamento delicatissimo, chei blucerchiati dovranno archiviare senza un’ulteriore imbarcata e, magari, con un gol su azione: tanto per invertire il trend.

Pierluigi Gambino