Sampdoria, il ko con il Napoli non cancella le speranze europee

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Tra Napoli e Samp la differenza di valori è questa, gol più gol meno. Eppure affiora una certa delusione per il verdetto di una gara che alla vigilia aveva acceso parecchie speranze in seno ai tifosi doriani. D’altronde il Ciuccio proveniva da tre recite scarsamente fruttuose nella San Siro rossonero e la Samp, per contro, aveva sciorinato nelle ultime esibizioni un calcio da buongustai: senza contare il secco 3-0 che aveva ritmato lo squillante successo blucerchiato nella sfida di andata. Sotto sotto, si pensava che fosse la volta buona per invertire il trend al San Paolo, ma il tra due squadre che praticano un tipo simile di football si è imposta quella tecnicamente più provvista e non c’è proprio di che scandalizzarsi.

Il Ciuccio è cresciuto, ma non è parso invulnerabile. Purtroppo, a mancare, almeno in parte, è stata la Sampdoria, scarsamente concreta, accademica e non incisiva, come dimostra la serata tranquilla trascorsa dal portiere avverso Meret. Si dirà: quando manca – a parte il cronico Barreto – un puntello di centrocampo, quale che sia, la manovra ne risente e la squadra intera si smarrisce. Senza Praet, che appartiene al ristretto novero degli inamovibili, l’undici di Giampaolo ha ansimato parecchio, specialmente nel primo tempo.

Prescindeva da certe assenze, tuttavia, l’impasse in cui è spesso incorso l’assetto difensivo. Contro certi avversari, bravi nel palleggio ma poveri di sfondatori, a volte basta restare rintanati e non concedere spazi ed invece il primo gol azzurro è stato la sagra dell’ingenuità, con quell’infinito corridoio libero e invitante lasciato libero per Callejon sul versante destro e l’inedito ritardo di  Andersen nella chiusura (mancata) su Milik. Il raddoppio ha mostrato ancora una Sampdoria molle e accondiscendente in fase difensiva, e il piccolo choc per essere appena passati in svantaggio non può giustificare quest’epilogo sicuramente evitabile.

Senza Praet, con un Andersen distratto ed un Ramirez mai in partita, tutto il castello si è sgretolato. Ci stava, beninteso, la conferma dell’uruguagio, brillantissimo nelle gare precedenti, ma quando Gaston s’imbatte in certe giornate dispari, rischi di giocare in inferiorità numerica.

Anche Defrel l’ha fatta da spettatore, ma non è una novità. Forse il mister auspicava che il francese ripetesse lo show dello scorso agosto, ma da tempo il giocatore è l’ombra di se stesso e, francamente, non si comprende cosa debba attendere Giampaolo per promuovere tra i titolari Gabbiadini, il cui valore di base è almeno tre volte superiore a quello del pari ruolo. Un atteggiamentoche rientra da sempre nei difettucci di un allenatore che non ha troppo feeling con i cambiamenti in formazione.

Si è fermato Quagliarella proprio nella sua Napoli, in un match che avrebbe potuto regalargli uno storico primato in solitudine, ma non parliamo di beffa o di scherzo del destino. A Napoli non si sono manifestate premesse favorevoli. Tutto qui.

Concordiamo, infine, con l’analisi di Giampaolo sulle prospettive stagionali. Illusorio era qualsiasi discorso inerente la Champions, una questione che riguarderà un ristretto novero di concorrenti, tutte metropolitane forse ad eccezione dell’Atalanta. Invece, un posticino in Europa League – non solo l’ultimo disponibile, che rovinerebbe le vacanze a tutti, ma anche uno degli alti due –  appare alla portata di questa Samp, forse meno ricca di altre a livello di individualità, ma difficilmente eguagliabile quanto a risorse collettive.

Pierluigi Gambino