Prandelli ha capito cosa serve al Genoa

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La notizia peggiore è giunta da San Siro, dove il Bologna ha indossato i panni del corsaro piegando un’Inter imbarazzante ma soprattutto facendo capire che la terapia d’urto targata Mihajlovic, unita agli innesti pesanti attuati dalla società sul mercato di riparazione, fa pensare che domenica prossima al Dall’Ara, in un lunch match infuocato, sarà durissima per il Grifone.

Il pari al cospetto del Sassuolo, a prescindere dagli eventi del Meazza, va accolto invece con sollievo. Non che i neroverdi avessero prodotto una valanga di palle-gol, ma si sono mostrati più tonici e tecnici dei rossoblù, dominando a lungo la sfida, Dopo l’en plein di Empoli, d’altronde, non era indispensabile il successo: bastava non perdere per tener botta con parecchie delle formazioni più indietro in classifica.

Chiuso il  preambolo legato agli sviluppi, va rilevato come la compravendita invernale non abbia risolto alla radice i problemi del Genoa, soprattutto nel settore nevralgico, quello centrale. Radovanovic è una garanzia nel ruolo di centromediano metodista, ma non ha la velocità e lo scatto per proporsi in avanti e, inoltre, non è compatibile con Veloso: non a caso, il genero d’arte è entrato in campo poprio al posto dell’ex Chievo.

Molte speranze si ripongono sull’altro acquisto, il francese Lerager, che perlomeno è una mezz’ala e può colmare almeno in parte un’antica lacuna. Rispetto a Hiljemark è meno macchinoso, ma non è che in quest’esordio assoluto nel nostro campionato, così diverso da quello francese, abbia deliziato il pubblico. Il ragazzo ha bisogno di un certo periodo di ambientamento per conoscere meglio il calcio italiano, i compagni di squadra, le idee dell’allenatore: forse, gettato in campo dopo pochissime sedute di allenamento, ha fatto già tanto a mantenere la posizione, senza strafare. Sarebbe assurdo trinciare anche un primo superficiale giudizio sulle sue doti: rinviamolo di un mesetto, quando – così  ci si augura – anche l’altro neo rossoblù, il cavallo di ritorno Sturaro avrà abbandonato definitivamente infermeria e centro di riabilitazione.

Ora come ora, in mezzo al campo non è cambiato nulla di sostanziale rispetto a prima. Prandelli ha scelto un ibrido, che assomiglia sia al 4-2-3-1 sia al 4-5-1, ma i risultati non sono stati esaltanti. Il Genoa continua a operare con lanci lunghi, diretti prevalentemente verso il veltro Kouamé. Forse è la sola via per ovviare all’annosa inferiorità tecnica e anche atletica in mezzo. Se escludiamo Radovanovic, nessuno può avanzare di potenza, e non s’intravede un elemento che possa illuminare la manovra. Così si muovono le provinciali, incapaci di prendere in mano il pallino del gioco, e lo ha capito anche Prandelli, il quale sotto certi aspetti è costretto a ricalcare le orme di Ballardini. Juric, invece, ha provato a fare costruire gioco e, se non fosse stato esonerato, il Grifo si troverebbe probabilmente in pessime acque.

Se non altro, Sanabria, nuovamente a bersaglio, sta rimpiazzando a dovere Piatek in zona gol: più che un attaccante di manovra, pare un Inzaghi, un Paloschi, insomma un rapinatore d’area, ma qualsiasi segnatura non va disprezzata. D’altronde, con la penuria di rifornimenti da lui goduti – proprio come succedeva al suo predecessore – pretendere una mitragliata incessante è utopico.

Prandelli, tecnico navigato e concreto, ha capito che il Grifo deve puntare prevalentemente sull’assetto difensivo per strappare i punti utili a navigare nel mare della relativa tranquillità. Imperdonabili, nell’azione del gol neroverde, la palla persa da Criscito e la distrazione difensiva di Biraschi e Lazovic sul versante destro, ma se escludiamo l’episodio, la struttura arretrata ha retto. Un buon viatico in vista del viaggio a Bologna, dove però mancherà o squalificato Romero, prospetto luminoso ma ancora ingenuo, come dimostra l’evitabilissima ammonizione rimediata a centrocampo.

Pierluigi Gambino