Il Genoa non retrocederà

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Dalla grande paura alla consapevolezza che questo Genoa – a meno di crolli inspiegaili – non rischierà assolutamente di retrocedere. Sono bastati i tre punti di Empoli per mutare prospettive ed umori in seno al microcosmo rossoblù. La rosa rossoblù, intendiamoci, resta ricca di spine e non certo trascendentale, ma c’è chi sta decisamente peggio, a cominciare proprio dagli azzurri toscani, he hanno ribadito l’antica idioncrasia al gol. Avranno pure giocato meglio del Grifo sino all’intervallo, ma in gol erano andati gli ospiti e nella ripresa, nonostante il momentaneo pareggio del terzino Di Loenzo, non c’è proprio stata partita.

Insomma, il Genoa è fatto di altra pasta, e se alla banda di Iachini aggiungiamo le ultime tre della classifica (col Bologna che difficilmente sarà rianimato da Mihajlovic), una Spal pur sempre traballante e, soprattutto, un’Udinese ed un Cagliari in caduta libera, possiamo ben scrivere che in un mondo di ciechi anche gli orbi se la passano benissimo.

Certo, era impensabile maramaldeggiare a Empoli senza Piatek e con un centrocampo ulteriormente indebolito dal grave infortunio a Hiljemark. Si temeva il tracollo, ma quando sulla panchina siede un allenatore con la “A” maiuscola, solo inferiore al Gasp nell’ideale graduatoria dei tecnici dell’era Preziosi, è ben più agevole mascherare certe annose magagne e condurre in porto la barca.

Il mister bresciano ha centrato le mosse decisive, dapprima allargando il gioco e bloccando la superiorità empolese sulle fasce e poi immettendo un secondo attaccante. Non una mossa scriteriata, ma la giusta risposta tattica al calo progressivo degli avversri, privati man mano dei talenti e sempre più vulnerabili. Forse, neppure Prandelli si sarebbe atteso che Lazovic, da brutto anatroccolo, si trasformasse d’incanto nel principe delle favole, ma così è stato e, semmai, ci si deve chiedere come mail il serbo ne azzecchi una ogni mille sciupando le notevoli potenzialità di cui dispone.

Attualmente il Grifo comanda il gruppo delle deluse e, data l’abissale lontananza dalla zona Europa, può porsi un obiettivo pur secondario: acchiappare presto o tardi un Parma ormai appagato dall’anticipata salvezza.

Gli impagabili tifosi rossoblù, comunque meriterebbero qualche altra gioa: magari un colpaccio a danno di una “grande” e qualche partita giocata degnamente. Per ottenere ciò – nulla di proibitivo, intendiamoci – occorre che parecchi tasselli si incastrino alla perfezione. In primis, ci si attende che Sanabria dia seguito al gol di Empoli, firmato al primo tocco in assoluto con la nuova casacca: tanto per spingere nel dimenticatoio l’ex beniamino Piatek. Eppoi si auspica un’altra fase della proficua rivoluzione a centrocampo. Radovanovic non è un fuoriclasse, ma sa impostare la manovra e garantisce fisicità, mentre Lerager dovrebbe operare come Hiljemark, ma con un briciolo di tecnica e rapidità in più. E non si dimentichi Sturaro, che da marzo potrà venire utilissimo alla causa. Per il definitivo salto di qualità, tuttavia, serirebbe pure una mezza punta in grado di rendere più di Bessa nell’ultimo passaggio e in zona gol: lo sloveno Zajc, obiettivo ormai scoperto, farebbe proprio al caso di Prandelli.

Infine, servirebbe un innesto in retroguardia, mirato principalmente ad occupare la fascia destra, dove l’attuale inquilino, Biraschi, sta faticando parecchio, in specie quando non si sente protetto dal centrocampista di zona. A sinistra l’arrivo di Pezzella ha colmato la lacuna, anche se scalzare il carismatico capitano Criscito appare piuttosto problematico.

Smalitita la rabbia per la partenza del bomber, non è da bocciare la strategia di mercato preziosiana, tesa – se escludiamo il trentunenne Radovanovic – a pescare calciatori già “pronti” ma ancora giovani e un gruppetto di fulgide “promesse” dal futuro roseo. Ipoteacata la permanenza nell’Olimpo, programmare già il prossimo campionato non appare affatto disprezzabile.

Pierluigi Gambino