L’analisi di Juventus-Sampdoria 2-1

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Nell’intervalllo della partita dI Torino, lo stupore era generale e l’interrogativo passava di bocca in boca: “Dove avrà trovato, il signor Valeri, il coraggio di fischiare Un rigore pesantissimo contro la Juventus nel suo stadio?”. Tranquilli, nella ripresa si è materializzata la “normalizzazione” arbitrale e Madama, in chiara difficoltà, ha ottenuto le regalie che le toccano ogni qualvolta non riesce a vincere con i propri mezzi.
Trasportata all’indietro di due-tre anni, la sfida sarebbe finita 1-1. Sì perché con le vecchie interpretazomi abitrali e senza il ricorso al Var, i due rigori difficilmente sarebbero stati assegnati e il gol di Saponara sarebbe stato convalidato. Occorre però fare un distinguo grande come un grattacelo. Il penalty fischiato a favore della Samp non è un’invenzione e, sulla base del nuovo corso arbitrale, ci può tranquillamente stare. Quello concesso ai bianconeri, invece, è uno scandalo: il braccio d Ferrari, infatti, era attaccato al corpo e non si era verificato alcun movimento verso la palla. Quanto all’episodio verificatosi nei minuti di recupero, è indubbio l’offside di rientro del rifinitore doriano, ma concedeteci di processare le intenzioni: se l’azione fosse avvenuta sull’altro versante, il successivo tocco del difensore dopo l’assist di Defrel sarebbe stato ritenuto attivo e tale da rimettere in gioco l’autore della rete. Sarà un caso, ma di fronte ad una situazione controversa, l’arbitro ha optato per lo squadrone a danno della provinciale rampante.
Un vero peccato, poiché i blucerchiati sul campo avevano ampiamente legittimato il parggio, offrendo per alcuni periodi un calcio di altissima qualità e csostingendo la corazzata di Allegri sulla difensiva. I complimenti non corroborano la classifica, ma giovano al morale, all’autoconvinzione e rappresentano un premio per una squadra che – superato senza soverchi danni un periodo di appannamento – sta assurgendo da qualche settimana a livelli di gioco forse mai toccati durante la pur felice “era Giampaolo”.
Se l’anno scorso la trama del Napoli era considerata di gran lunga la più spettacolare del lotto, voglimo scrivere che nel campionato attuale la Samp è forse in testa a questa teorica graduatoria, ovviamente avulsa dalle qualità e dalla fisicità dei singoli interpreti? Di sicuro la Vecchia Signora non appaga l’occhio, il Ciuccio ancelottiano ha perso parte dell’antica bellezza e solo l’Inter è cresciuta sotto quest’aspetto, ma senza insidiare i blucerchiati.
La nostraanalisi ci porta a dire che Quagliarella e C. non hanno, probbilmente, la forza – anche “politica” – per giocarsi una poltrona dorata in Champions, ma dispongono dei mezi tecnici sufficienti per acchiappare un posto in Europa League. E qui risulterà decisivo l’atteggiamento della dirigenza, i cui messaggi influenzeranno non poco la resa dei calciatori e la loro rincorsa al palcoscenico internazionale. In soldoni, se la società non mostrerà particolare interesse verso quest’obiettivo, risulterà quasi impossibile centrarlo.
In (probabile) assenza di mercato, date la completezza dell’organico attuale, la Samp si è data una rinfrescatina a livello di consiglio direttivo. Graditissimo l’ingresso di Antonio Romei, l’unico elemento indispensabile, con la carica di vicepresidente, ma la permanenza di Ferrero al vertice non cambia l’umore di unatifoseria che – pur riconoscendo la saggezza della gestione in corso, prodromo a risultati sportivi eccellenti – auspica un cambio di proprietà, via via sempre meno improbabile.

Pierluigi Gambino