La confusione di Juric

0
114

Arridateci il Balla, al più presto. Enrico Preziosi si cosparga il capo e richiami l’allenatore “scarso”, secondo la sua definizione, prima che la situazione diventi irreparabile. Le ultime tre – in particolare l’improponibile Bologna visto all’opera sabato scorso a Marassi – procedono lente, ma continuano a limare punti al Grifone, la cui classifica è tutt’altro che tranquillizzante. Ma ciò che preoccupa è la totale confusione in cui è immerso Ivan Juric, la cui media punti – raffrontata a quella di Ballardini a parità di partite – Spiega in gran parte l’attuale impasse. Concediamogli l’attenuante di un calendario senz’altro più ostico, ma l’Aritmetica non è un ‘opinione: il divario di rendimento tra le due gestioni è abissale.

Il croato ha otenuto l’ennesima fiducia a tempo: forse lo salva l’impegno infrasettimanale in Coppa Italia, ancor più l’assenza di Credibili alternative dopo che i rari disoccupati presentabili si sono tutti accasati, approfittando delle incertezze preziosiane. Il vaso però è colmo. Il Genoa targato Juric è anche perseguitato dalla jella, ma spiegare certi risultati umilianti solo con questa considerazione significa sfidare l’intelligenza d tifosie addetti ai lavori.

Chiunque – nonsolo gli ostinati anti-Juric – si chiede come sia possibile che, in caso di inferiorità numerica, esca sempre il capocannoniere del campionato. E come mai Lazovic e Bessa sono assolutamente inamovibili pur non producendo alcunché di concreto? Normalissimo, poi, chiedersi se questa difesa a tre sia la più adatta per esaltare un Criscito da sempre balbettante.

Il curriculum da allenatore recita chiaro che Juric è un perdente: a che pro insistere su di lui solo perché Ballardini è inviso al presidente?

Già, il presidente. Non sarebbe l’ora che il Prez la smettesse diprendere decisioni “di pancia” e per qualche mese si defilasse dalla cabina di pilotaggio per affidare le scelte tecniche ai manager, come accade d’altronde in gran parte delle “normali” società di calcio? Che sia tra i patron più competenti di calcio è indiscutibile, ma troppe sue scelte derivano da simpatie o antipatie epidermiche. Senza contare che, visti gli esiti delle ultime stagioni, sarebbe d’uopo cambiare strategia ripudiando tutti quegli ex bravi giocatori caduti in disgrazia. Per un elemento rilanciato a dovere, dieci falliscono l’esame di riparazione, lasciando al club buchi terribili di bilancio alla voce ingaggi e voragini in organico. La realtà è davanti agli occhi: Sandro e Veloso, messi assieme, non arrivano all’ora e mezza di autonomia, lo stesso Romulo si concede più di una pausa, Lisandro Lopez non ha mai abbandonato l’infermeria, Marchetti è stato un acqusito fallimentare.

A questo quadro non possiamo non aggiungere i continui acciacchi di Favilli e il totale fallimento di Rolon e Lakicevic. Se certe mosse sono state figlie di Perinetti, lo si sostituisca per manifesta incaèacità; se invece sono opera precipua del padrone, che sia lui a farsi da parte, a costo di rininciare al gioco che più gli aggrada, quello delle figurine.

Ormai è noto che il Genoa, per gennaio, ha messo nel mirino il mancino Lazaar, altro giocatore reduce da annate in naftalina, con un esiguo numero di presenze in campo. Sperando di sbagliarci, prepariamoci ad assistere alla scene di sempre: difficoltà di recupero fisico-atletico, qualche infortunio muscolare. Si dirà: il mercato di riparazione non passa altro. Ma, di grazia, perché la campagna estiva si è conclusa senza un esterno sinistro “potabile” in rosa?

PIERLUIGI GAMBINO