La Sampdoria ha perso la retta via

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Qualche giocatore, sotto sotto, lo ha ammesso Giampaolo: “Importante era ripartire, porre fine alla serie di sconfitte”. Sotto quest’aspetto minimalista, missione compiuta. L’1-1 nel derby è stato utilissimo a  scacciare i fantasmi, a iniettare fiducia in un ambiente depresso, ad allontanare Giampaolo dal mirino delle critiche. Diciamo che il peggio – a partire dal sorpasso in classifica firmato dai cugini – è stato scongiurato. I tifosi, dal canto loro, potrebbero addirittura cantare vittoria nei confronti dei dirimpettai rossoblù: se è bastata una Sampetta a non perdere, la questione della superiorità cittadina quando mai si porrà?

D’altronde, era inevitabile patire, nella zona nevralgica, tutte quelle contemporanee problematiche: Barreto in infermeria, Linetty castigato dal Giudce Sportivo, Ekdal in campo ma non certo al top proprio come Saponara, che si è visto preferire Ramirez per la rifinitura. Vero che retroguardia e attacco erano al completo, ma nel quadro tattico di Giampaolo il reparto mediano vale ben più degli altri due.

Dato a Cesare quel che è di Cesare in tema di attenuanti, vogliamo forse negare che il pari stia strettissimo ai rossblù e premi invece all’eccesso una Sampdoria brillante solo nell’iniziale quarto d’ora e in partita negli ultimi minuti, quando i rivali avevano la lingua fuori? Per un’ora di match, quella centrale, le sofferenze sono state notevoli e le paratone di Audero assolutamente decisive per scongiurare l’1-2. La forza del Grifone è inferiore a quella di avversari precedenti, che avevano lasciato a zero i blucerchiati, ma il punto raccolto non cancella l’impressione che la pattuglia di Giampaolo sia con le gomme sgonfie e fatichi a ritrovare la strada maestra. Il mister ha nuovamente esttatto dal proprio repertorio dialettico il concetto di “gara sporcata” dagli avversari, ma in certi contesti dovrebbe essere la sua formazione ad adeguarsi, sia tatticamente, sia come mentalità. É’ utile, prr carità, disporre di un canovaccio più che collaudato, ma al suo interno occorrono continui adattamenti: altrimenti, si rischia di incorrere in pessime sorprese.

La Samp sembra attanagliata da una crisi di fiducia, un sentimento più acuto in chi non si aspettava di dover affrontare certe difficoltà. E qui occorre valutare l’incidenza del Giampaolo psicologo, soprattutto tenendo conto che Quagliarella con l’assenza di bBarreto, è il solo veterano in un team non ricchissimo di personalità.

Di sicuro, senza Barreto e Linetty certe smagliature sono emerse chiaramente. La difesa, che due mesi fa appariva una Maginot inscalfibile, è andata spesso in angustie. Lo stesso Andersen, fuoriclasse del domani, si è lasciato sfilare alle spalle Piontek in occasione del rigore: una leggerezza imperdonabile. Con un’altra squadra più strutturata del Genoa, è improbabile che i miracolo di Audero sarebbero bastati ad evitare la resa.

In mezzo e davanti, troppi individui sono la pallida ombra dei giocatori ammirati nei primi mesi di stagione. Defrel è stato il peggiore in campo, lo strombazzato Praet ormai da mesi è un pedatore anonimo e quasi irritante, mentre Ramirez ha dribblato con il cross vincente per Quagliarella l’ennesima votazione negativa. A ciò aggiungiamo gli acciacchi di Ekdal, i limiti ormai conclamati di Murru e pure di Beres in fase di filtro. Infine, Jankto: impalpabile e bocciato al primo esame finestra dopo mesi di naftalina. La società lo ha pagato uno sproposito, forse sottovlutando gli ultimi suoi mesi a Udine, davvero sottotono, e la sua inidoneità a calarsi nel gioco giampaoliano.

Fortuna che capitan Fabio non tramonta mai: pur meno brillante rispetto all’anno scorso, ha piazzato la sua impronta nella partita ed è stato, nei minuti successivi, tra gli ultimi ad arrendersi.

Se non altro, il calendario da qui alla sfida con la Juve, non appare proibitivo, ma contro Bologna, Lazio, Parma, Empoli e Chievo servirà una profonda svolta anche nell’atteggiamento in campo. Tanto per sfuggire alla trappola di un campionato anonimo, sciapo, privo di ambizioni e sogni.

                                     PIERLUIGI GAMBINO