Sampdoria, difesa sotto accusa

0
77

Senza cambiare un solo uomo, ecco la difesa blucerchiata da record europeo trasformarsi nel giro di due match in banda del buco. Nei 90 minuti contro il Toro, quattro gol incassati: tanti quanti i blucerchiati ne avevano subiti nelle prime nove sfide di campionato.

Con questa po’ po’ di evoluzione, pretendere di salvare a ghirba è un’illusione di metà autunno. Dopo il pari casalingo col Sassuolo, le sconfitte di fronte al Milan e ai granata: come dire che le avversarie dirette per un posto al sole sono piuttosto indigeste e negli scontri diretti hanno ridimensionato non poco le ambizioni di Quagliarella e C.

Le attenuanti generiche non mancano, a giustificare almeno in minima parte l’ultima débacle. Si parte ovviamente dall’ispirazione di un Toro in giornata splendida: deterninazione feroce, fisicità, fluidità di manovra e cinismo hanno infiorato la prestazione di una squadra in piena salute, senz’altro meritevole – se si esprimesse sempre a certi livelli – di giocarsi addirittura il quarto posto con Lazio e Milan. I tre gol di scarto stridono però con le vicende del match, ma la sostanza non cambia: piemontesi legittimamente vittoriosi e Samp scarsamente brillante, in netto regresso e a volte addirittura in imbarazzo.

Certo, Rocchi ci ha messo qualcosina per rendere più amaro il pomeriggio, anche se non risultano scandalosi il penalty non concesso a Caprari, quello assegnato a Belotti e pure la massima punizione che i padroni di casa hanno sfruttato per salvare la staffa ma quando il match era ormai compromesso. Le vera jella, in tema di arbitri, è trovarsi un internazionale come Rocchi a Marassi e un novellino in trasferta, anche se il direttore di gara fiorentino non ha influito sulla distribuzione dei punti.

L’ennesimo esame finestra non è stato superato. Forse, ad inizio stagione, dopo i primi risultati esaltanti, ci si era illusi riguardo alla vera competitività di una squadra orfana del “faro” Torreira e anche di un uomo d’area come Zapata. Alla distanza, nei momenti (che capitano, per carità) di minor fulgore, ecco emergere limiti ben precisi, ad iniziare da quello fisico. Il Toro ha dominato nel gioco aereo e anche nei contrasti, dimostrando che senza chili centimetri e muscoli a sufficienza, contro certi avversari si soffre e si becca. Tre gol su quattro del Toro sono stati originati da colpi di testa degli ospiti in area doriana, dove Tonelli è incappato in una giornataccia. Ma anche Cutrone, una settimana prima, aveva segnato con un’incornata.

Si dirà: se Murru, custode della fascia sinistra, chiudesse meglio sui tentativi di traversone, arriverebbero meno palloni pericolosi nei pressi di Audero, ma il sardo era in campo anche quando la terza linea bluerchiata era la meno violata in Europa.

Terzo difetto di ardua eliminazione: la scarsa pericolosità complessiva quando la difesa rivale è schierata. Rari i tiri scoccati contro la Spal, ancora di meno quelli indirizzati verso la porta del Sassuolo, mentre i due gol marcati a San Siro sono scaturiti con la retroguardia rossonera sbilanciata, negli spazi larghi, dove i blucerchiati sono da sempre maestri. D’altronde, questo handicap ha numerose chiavi di lettura: l’assenza di una prima punta autentica, le pause crescenti di un Quagliarella che (ad onta delle prodezze compiute a Meazza) accusa sempre più i 35 anni suonati, la modesta qualità di un centrocampo che vanta nel solo Saponara fantasia, tecnica e imprevedibilità. Se a ciò aggiungiamo che Caprari non è mai stato un cannoniere, Defrel non è al meglio per via di un infortunio e Kownacki sembra essersi smarrito, si possono comprendere gli stenti della squadra intera, accentuati stavolta dalla robustezza dell’impianto difensivo granata.

Sia chiaro, il campionato è ancora lungo, ma occorrerebbe una terapia d’urto che solo la società a gennaio potrà garantire intervenendo sul mercato. Si pensava che gli innesti dell’ultima ora di Ekdal e Saponara avessero colmato certe lacune, ma l’euforia iniziale è via via scemata e Giampaolo, fantastico insegnante di calcio, è da sempre restio a slanci di fantasia nelle scelte tattiche e di formazione. Guai se i suoi calciatori perdessero fiducia in se stessi o nel gioco da lui imposto.

Pierluigi Gambino