Genoa, Juric non è cambiato

0
209

No, Juric non è cambiato: le convinzioni del duo Preziosi-Perinetti si sono squagliate presto come neve al sole, e il pareggio chez Juventus è stato solo un lampo nel buio.

Anche con il  croato in panca il Genoa ha beccato una manita” in trasferta, sicché una delle malattie imputate a Ballardini non è stata sanata dal nuovo corso. In compenso Piatek, il gioiello più lucente di un’oreficeria già scarsamente fornita è stato dapprima immiserito da un’allarmante mancanza di rifornimenti e poi è finito addirittura in panchina. E proprio l’accantonamento parziale del bomber a Milano ha fatto venire la mosca al naso ai tifosi già scettici: più del punteggio uiliante e della prestazione inaccettabile di San Siro.

La sensazione è che la fiducia della società nei confronti del croato sia a tempo. Deluso dal gioco scadente proposto da Ballardni, il Prez lo aveva cacciato con una delle sue decisioni “di pancia”, ma il ritorno del vecchio allenatore – amato dai tifosi quando mordeva le caviglie ai centrocampisti avversali al servizio di Milanetto ma mai amato nella sua ultima versione professionale, quello di mister – è parso più un tentativo di non bruciare l’ennesimo trainer alla vigilia di un ciclo teribile di impegni che un provvedimento convinto, risoluto, definitivo.

Adesso i destini di Juric sono appesi ad un’altra scalata di sesto grado superiore, l’appuntamento col Napoli, ma il suo futuro appare ormai segnato. Che torni Ballardini o che dal mazzo non nutritissimo dei terzi pretendenti sia pescato il nome di Nicola, probabilmente non si piomberà nel peggio, ma non creda, il presidente, in una resurrezione totale. L’organico costruito in estate – checché ne pensino i superottimisti, legati più ai nomi che alle potenzialità dei singoli – è più debole del precedente, e non bastano i felici innesti di Piatek e Kouamé in prima linea a bilanciare le perdite.

Vogliamo forse negare che Perin abbia regalato ogni anno parecchi punti con le sue parate mentre l’accoppiata Marchetti-Radu ne ha fatto perdere? E siamo così certi che un Criscito impiegato parzialmente fuori ruolo copra la fascia meglio di Laxalt? E vogliamo parlare di Bertolacci, che era – pur discusso – il faro del centrocampo ed ha trovato il rimpiazzo in Sandro, più forte fisicamente ma eternamente acciaccato? Lazovic e Bessa, lo scorso anno, erano riserve quasi fisse ed ora sono diventati inamovibili: è stato un passo avanti? Mettiamoci poi il prevedibile declino di Spolli, passato in pochi mesi dal ruolo di pilastro incrollabile a punto debole del settore difensivo e, infine, a ospite quasi fisso dell’infermeria.

Noi non criticheremo mai il presidente per l’ingaggio di elementi giovani e promettenti quali lo stesso Radu, Gunter, Romero e per la conferma di Pereira e del sempre più brillante Biraschi, ma se schierati tutti assieme come al Meazza, senza una chioccia (squalificato Criscito einfortunato Spolli, non era almeno il caso di rispolverare Zukanovic…?), questi ragazzotti vanno in confusione.

Non sono tutte colpe loro, intendiamoci. E’ tutta la squadra – in primis il centrocampo – ad essere naufragata nella Scala. E’ la società ad aver affidato all’allenatore un centrocampo robusto solo in Sandro, dinamico solo in Romulo (altro over 30…) e poverissimo di qualità, con giocatori che farebbero fatica ad imporsi anche tra i cadetti. In mezzo si annidava la debolezza più marcata del vecchio Genoa, e, per dirla alla veneta, il tacon estivo è stato peggio del buso. Resta, poi, un mistero inestricabile: cos’è successo a Hiljemark, tra i rari punti fermi sino alla scorsa primavera, tornato dal Mondiale così imbolsito?

E ora? Come salvare la baracca in attesa del mercato di gennaio? C’è una sola strada praticabile, ancorché priva di certezze riguardo ai risultati: il 4-3-3. Se ne gioverebbe Criscito, eccellente terzino sinistro della quattro, non ci perderebbe Biraschi, in prospettiva un sontuoso terzino destro. In mezzo alla retroguardia si potrebbe puntare su Romero e Gunter, con la speranza che Lisandro Lopez si renda finalmente disponibile ad alternarsi con loro.

A centrocampo ecco Sandro o Veloso (una staffetta tra i due sarà sempre necessaria, temiamo) a guidare le operazioni, con Romulo e sperabilmente Hiljemark a supporto: non un terzetto da favola, ma di meglio il convento non passa

Infine la terza linea: intoccabili Piatek e Kouamé, si potrebbe provare Medeiros nel suo ruolo naturale, sinora mai coperto per ragioni tattiche: esperimento dalla dubbia riuscita, ma perché scartarlo a priori? E se il portoghese fallisse, spazio a Lazovic, che resta un giocatore incompiuto, ma sicuramente dalla metà campo in avanti risulta meno dannoso.

Pierluigi Gambino