Sampdoria: la difesa scricchiola per la prima volta

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Dopo il pari casalingo col Sassuolo e la sconfitta di misura nella tana del Diavolo, si notano le prime smorfie in quella fetta di tifoseria doriana che, sull’onda di certi risultati esaltanti, iniziava a fare la bocca ad un piazzamento europeo. Sia chiaro, nulla è compromesso su questo fronte, ma le ultime due gare hanno fatto affiorare qualche carenza di organico non agevolmente eliminabile.

La vera novità registrata a San Siro riguarda la tenuta difensiva: incassare tre gol in 90 minuti dopo averne subiti quattro globalmente nelle pssate esibizioni suscita sorpresa e induce a riflettere.

La verità, come sempre, sta nel mezzo. La fase difensiva blucerchiata resta egregia ma non da scudetto, sempre ammesso che in campo vadano i titolari e che Murru, l’anello debole – pur in chiarissimo progresso rispetto ad un anno fa – sia adeguatamente aiutato dai compagni. Così non è successo a Milano, sicché la Samp è andata in ambasce già prima che il sardo uscisse per infortunio e venisse sostituito da Sala, confermatosi per l’ennesima volga inadeguato come difensore puro.

E qui si innesta una problematica più ampia. Vero che da tempo è infortunato Regini, sostituto naturale del terzino sinistro, ma anche lui non ha mai garantito prestazioni eccelse. Proprio in questo ruolo, forse, la società ha commesso l’inica leggerezza di mercato: un mancato intervento che potrebbe costare caro. Giampaolo si è trovato a malpartito, ma – anche considerate le qualità di Suso, dirimpettaio del gendarme mancino, probabilmente avrebbe dovuto avvicendare Murru con Barreto,che difensore puro non è ma ha le caratteristiche per adattarsi al ruolo. Probabile che in occasione del decsivo tris, il paraguaiano avrebbe reso la vita più dura allo spagnolo.

Con tutto ciò, non sarebbe onesto riversare su Murru e Sala eccessive responsabilità. Sul primo gol, anche Bereszynski si è distratto, facendosi buggerare da Cutrone e sul secondo la combinazione tra il giovane centravanti rossonero e Higuain ha lasciato di sasso anche i centrali difensivi. Se ai tre gol aggiungiamo il palo di Laxalt e qualche feice intervento di Audero, possiamo scrivere di una Samp ben più perforabile rispetto al solito.

Non va dimenticato, tuttavia, che i blucerchiati non sono stati travolti dal Milan ma avrebbero forse legittimato il pari, in virtù della superiorità – tecnica e territoriale – mostrata per lunga pezza. Un predominio che ha un cognome ben preciso: Saponara. Qui occorre complimentarsi con la dirigenza blucerhchiata, che in extremis ha scovato un talento cristallino. Rientrato dopo un guaio fisico, l’ex di turno ha dimostrato di poter cambiare con la sua semplice presenza i destini della Samp. Non è un caso che da lui siano partiti il rasoterra del primo pareggio e il lancio illiminante che ha condotto Quagliarella al raddoppio.

Appena Saponara ha finito la benzina, la Samp è sparita dal campo, cadendo nella trappola del Milan, che gli ha lasciato l’iniziativa agendo in contropiede. E qui è riemersa l’altra lacuna della truppa di Giampaolo, che in in molte gare già agli archivi aveva furoreggiato nelle praterie concessie dagli avversari soffrendo però le difese chiuse a doppia mandata. D’altronde, Quaglia e soprattutto Defrel sono più che altro contropiedisti e i loro compagni del centrocampo, quasi tutti con la vocazione del mediano, non possiedono la tecnica sufficiente per agire negli spazi stretti. Mettiamoci poi una certa mancanza di centimetri e chili, elementi fondamentali per svettare sui cross alti, ed ecco che si spiega questa Samp irresistibile col Napoli, a proprio agio a Bergamo, brillantissima a Cagliari (dove i legni hanno impedito uno strameritato successo) e, per contro, ansimante (pur vittoriosa) contro la Spal, inerme di fronte al Sassuolo e assolutamente mansueta al Meazza nella ripresa, quando Gattuso aveva capito l’antifona.

La Sampdoria è questa, con indubbi pregi – compresa l’innata abilità a soffocare in mezzo al campo il gioco dei rivali – e qualche difetto. Era e resta competitiva – al pari di Fiorentina e Toro e più del Sassuolo – per il settimo posto finale, piazzamento ingannevole e non sempre ambitissimo, la cui conquista sarà inevitabilmente condizionata dall’atteggiamento societario di tutte le concorrenti. Siamo solo ad un terzo scarso di stagione, sicché ci sarà tempo per approfondire quest’altro tema, piuttosto delicato.