Il Genoa, il derby e il fortino imperforabile

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I colpi di coda delle pericolanti anno reso ancor più prezioso il punto strappato ai cugini nel derby. La classifica recita che il Genoa ha raggiunto il Bologna sull’undicesimo scalino della classifica, con la prospettiva di compiere il sorpasso e di attestarsi in vetta al campionato delle seconde, quelle ancorate alla colonna a sinistra: un piazzamento che solo tre mesi fa appariva utopistico, figlio di una fantasia patologica. Invece, oggi i rossoblù hanno almeno 95 probabilità su cento di tagliare il traguardo agognato, ma – appunto – per la certezza assoluta serve ancora uno sforzo, e benissimo fanno coloro che ammoniscono a non sottovalutare l’impegno di sabato prossimo col risorto Crotone.

Genoa, l’analisi del derby

Ben venga, dunque, il pari nella stracittadina, anche se le modalità di conquista hanno diviso la piazza. Secondo la maggioranza dei tifosi, è stata inappuntabile la scelta operata da Ballardini di “riconoscere”, soprattutto nella ripresa, la superiorità degli avversari, limitandosi ad una fase difensiva costante. D’altronde, ogni buon negoziante deve mettere in vetrina i suoi migliori prodotti, e quelli del Balla sono tutti localizzati nei pressi di Perin. Già con la Spal, ben più modesta dei blucerchiati, era stato pagato a caro prezzo l’errore di scoprirsi: perseverare sarebbe stato diabolico.

Il mister romagnolo, sabato in sala stampa (dopo aver scelto in modo assai discutibile di non sedersi sulla poltrona blucerchiata) è stato disascalico nella motivazione delle sue scelte, rimarcando le difficoltà realizzative della squadra ed anche la necessità di proteggere u terzetto difensivo fortissimo nella Maginot ma assai più fragile in campo aperto. Inutile, forse, ribadire che il successo di concittadini avrebbe danneggiato la classifica, sancito lo storico record del quarto derby consecutivo perduto ed esposto la tifoseria agli sfottò nemici.

La minoranza del popolo genoano la pensa in modo opposto, e ne ha tutti i diritti: avrebbe preteso un Genoa più intraprendente e voglioso di giocarsi la partita, vada come vada. C’è chi non ha gradito quella ripresa trascorsa in trincea, e tra questi troviamo certamente Enrico Preziosi, la cui convinzione di riconfermare Ballardini sulla panca genoana per la prossima stagione sta scemando da tempo. Certo il patron ama un calcio più spumeggiante e offensivo, quello che per anni ha proposto il “mago” Gasperini, da lui detestato per motivi extratattici, ma forse il principale motivo di scetticismo verso l’attuale trainer riguarda l’utilizzo pressoché costante di giocatori anziani a scapito di qualche giovane che che nel progetti societari va “letto” come potenziale plusvalenza.

Vero, il mister attuale ripudia da sempre Omeonga, ha impiegato mesi per capire le reali qualità di Briaschi, ha accantonato forse troppo presto l’astro nascente Pellegri (poi, comunque, venduto a peso d’oro), ha lasciato lungamente in panca l’oggetto misterioso Lapadula, sta concedendo ridotte chances a Bessa, qul quale la dirigenza ha investito qualche soldino.

Ballardini non poteva fare altrimenti

Tutte mosse conservative, protese a schierare una squadra più navigata e pronta a veleggiare verso la salvezza: meno a corroborare in prospettiva i bilanci societari. Ma è una colpa o un merito aver badato al sodo dopo aver ereditato una situazione di classifica disastrosa, propiziata da chi seguiva fedelmente i diktat societari? E’ colpa del Balla il progressivo impoverimento di una rosa indebolita negli ultimi anni da dolorose cessioni e, soprattutto, dalla politica della lesina in fatto di acquisti?

Ovvio, ingaggiare un difensore costa generalmente meno rispetto ad un centrocampista di qualità e ad un attaccante prolifico, e va dato atto a Preziosi di essersi svenato per Lapadula ma – anche se l’ex rossonero avesse compiuto mirabilia – poteva bastare un innesto di valore in una squadra priva, per il resto, di centrocampisti bravi nella costruzione e nella rifinitura e di attaccanti esterni ficcanti e concreti?

Benvenuto, comunque, un altro allenatore, ricco di idee rivoluzionarie e avveniristiche, ma se gli si affida quest’organico così malridotto dalla cintola in su), sarà inevitabile dopo un terzo di campionato il “Ballardini quater”.