Storia dei Mondiali: le notti magiche del 1990 e Usa ’94

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Nel 1990 il Mondiale torna in Italia e la fresca squadra assemblata da Azeglio Vicini vuole riscattare le delusioni messicane, pescando a più mani dalla Under che tanto bene fece negli anni precedenti. Il tecnico romagnolo aveva costruito la formazione attorno a Gianluca Vialli, il cremonese che in coppia con Mancini faceva le fortune della Sampdoria di Paolo Mantovani. Ma se per il fantasista doriano lo spazio per trovare posto nell’undici mancava ( il Mancio non disputò nemmeno un minuto), Vialli era la punta di diamante della nostra formazione.

Storia dei Mondiali: Italia ’90 e le notti magiche

Assenti alla rassegna due grandi protagoniste delle ultime edizioni come Francia e Polonia, i nostri furono sorteggiati nel girone con Austria, Cecoslovacchia ed Usa: nella prima partita contro gli austriaci Vicini schierò in attacco Vialli e Carnevale, sostenuti da Donadoni e dal “principe” Giannini. Il muro avversario resistette, nella seconda frazione Vicini giocò la carta Schillaci al posto dello spento Carnevale ed il siciliano lo ripagò con una perentoria incornata su cross di Vialli.

Contro gli Usa Vicini non ritoccò la squadra che , dopo il rapido vantaggio siglato da Giannini, stentò al cospetto dei non irresistibili avversari e nel finale Zenga salvò il prezioso vantaggio, dopo che Vialli aveva manifestato il suo nervosismo calciando sul palo un calcio di rigore e con Carnevale che, quando venne sostituito da Schillaci, mandò a quel paese Vicini in diretta televisiva.

Totò fu assoluto protagonista nella terza partita contro la temibile Cecoslovacchia, regolata all’inglese dal sigillo dell’attaccante e dallo splendido slalom di Roberto Baggio, che era partito per la prima volta dall’inizio al posto del sempre più intristito Vialli.

Il mondiale era cominciato a San Siro con la vittoria sorprendente del Cameroun, con un gol di Omam Biyik, contro i campioni dell’Argentina con Maradona e compagni che si qualificarono solo terzi nel girone dove avanzarono la Romania di Lacatus e l’Urss, lontana parente dello squadrone che due anni prima aveva disputato la finale europea contro l’Olanda.

Nel terzo girone dominò il Brasile pragmatico di Lazaroni, che chiuse a punteggio pieno , con un calcio difensivo con Alemao e Dunga schermi davanti ad una granitica difesa, in un girone che si giocò a Torino e Genova in cui il Costarica eliminò a sorpresa Svezia e Scozia, le cui pittoresche tifoserie invasero Genova in quei caldi giorni di inizio estate.

Nel quarto girone vinse la Germania riunita davanti alla Jugoslavia che fece le veci del Brasile quanto a spettacolarità di manovra, mentre la Spagna di Luis Suarez si aggiudicò il gruppo 5 davanti al Belgio ed al ripescato Uruguay, con Olanda, Eire ed Inghilterra avanti nel soporifero gruppo 6.

Negli ottavi contro l’Uruguay Vicini dovette fare a meno dell’estro di Donadoni e supplì all’assenza spostando Nicola Berti all’ala ed inserendo De Agostini in mediana: nella ripresa il solito Schillaci, in stato di grazia in quel mese e poi Aldo Serena, entrato a rilevare Berti, risolsero il confronto.

I nodi del Brasile vennero al pettine nel match di Torino, i carioca colsero tre pali e vennero puniti nel finale da un’invenzione di Maradona che apparecchiò per la rete vincente di Caniggia; per il Cameroun fu ancora una volta decisivo con una doppietta il sempiterno Roger Milla contro la Colombia del pittoresco portiere Higuita ( chi non ricorda il colpo dello scorpione del numero uno colombiano?).

E mentre esplodeva la potenza e la forza fisica di Tommasone Skuhravy, a segno tre volte contro l’ormai demotivato Costarica, tra Germania ed Olanda si assisteva a San Siro ad un’autentica battaglia, con Voller e Rijkaard espulsi già nel primo tempo e con le reti d’autore di Klinsmann due volte, Brehme, Gullit e Koeman per il 3-2 finale.

A Genova andava in scena una noiosissima partita decisa ai calci di rigore nell’afa marassina a favore dell’Eire di Jack Charlton contro la Romania, che regalò ai verdi una storica qualificazione ai quarti, con birra a fiumi nel dopo partita per i fantastici ed appassionati ventimila tifosi che avevano seguito la squadra dall’Isola verde.

La Jugoslavia “brasiliana”, trascinata dal genio di Stojkovic, autore di una doppietta, regolò la Spagna cui non bastò il gol di Salinas , nei supplementari una splendida rovesciata di David Platt, gesto tecnico nelle corde del campione britannico, mandò a casa il Belgio.

Nei quarti contro l’Eire Vicini ritrovò Donadoni e fummo trascinati da Schillaci, prima in gol poi pericolosissimo con una clamorosa traversa e cui fu successivamente annullato un gol regolare, la Jugoslavia trascinata da Prosinecki dominò l’Argentina ma ai rigori si dovette arrendere al portiere Goycochea che ipnotizzò gli avversari dagli undici metri.

La Germania vinse senza soffrire ad onta dello striminzito 1-0 sulla “Cechia” fissato dal rigore di Matthaus , il Cameroun fece vedere i sorci verdi agli inglesi, pareggiando con Kunde ispirato dal nuovo entrato Milla il vantaggio del solito Platt e portandosi addirittura avanti con Ekeke, con Milla imprendibile per la difesa albionica. Gli africani sprecarono più volte il terzo gol prima di venire puniti due volte da Gary Lineker dal dischetto, con il gol decisivo nei supplementari.

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!”. Gianluca Vialli prese a prestito una celebre frase di John Belushi per rivendicare il suo diritto a ritrovare una maglia da titolare nella semifinale contro l’Argentina e Vicini lo accontentò, relegando in panchina Baggio. Si giocava a Napoli ed al S.Paolo una consistente fetta di pubblico parteggiava per l’idolo locale Maradona, che infiammò la vigilia con alcune dichiarazioni parecchio pepate.

Eppure l’incontro si mise subito sul giusto binario, con il solito Schillaci rapace nel capitalizzare il tiro di Vialli respinto dal numero uno argentino, Maradona e compagni sembrarono non riuscire ad impensierire una retroguardia che fin lì non aveva ancora subito reti nell’intero torneo. Ma al minuto 67 Zenga uscì male su un cross dalla sinistra, Ferri rimase a guardare e la testa di Caniggia ci trafisse inopinatamente.

Entrarono Serena e Baggio a rilevare Vialli e Giannini ma nella lotteria dei rigori Donadoni e Serena si fecero ancora una volta ipnotizzare da Goycochea ed a Roma all’atto conclusivo andò l’Argentina , che certo non aveva meritato sul piano del gioco nel corso della manifestazione, con tanti rimpianti per la bella nazionale di Vicini al quale si imputò l’errore di non aver impiegato il miglior difensore che aveva a disposizione , Pietro Vierchowod, per arginare le manovre argentine.

Nella finalina di Bari per il terzo posto battemmo gli inglesi con Baggio , Schillaci e Platt nel tabellino dei goleador mentre all’atto conclusivo arrivò ancora la Germania, per la terza volta consecutiva, vogliosa di prendersi la rivincita dopo la sconfitta dell’Azteca di quattro anni prima. La squadra guidata da Beckenbauer aveva superato nell’altra semifinale conclusasi ai rigori gli inglesi ed arrivò in finale con i favori del pronostico.

“Hijos de puta!” tuonò Maradona rivolgendosi al pubblico dell’Olimpico che fischiò colpevolmente l’inno argentino, fu la finale più brutta della storia dei mondiali, con entrambe le squadre bloccate ed incapaci di sviluppare una manovra degna di tal nome. Decise a cinque minuti dalla fine un rigore messo a segno dall’interista Brehme decretato con grande generosità per un intervento sulla palla di Sensini su Voller, dopo che pochi minuti prima il direttore di gara , il messicano Codesal, aveva sorvolato per un atterramento di Dezotti nei sedici metri. Il destro del biondo terzino tedesco non lasciò scampo a Goycochea e regalò la terza Coppa del Mondo a Matthaus e compagni nell’edizione delle “notti magiche” cantate dalla Nannini e da Bennato e degli occhi spiritati di Schillaci, capocannoniere del torneo con sei reti.

Usa’94: l’Italia di Sacchi e le lacrime di Baggio

Il Mondiale che approda quattro anni dopo negli Stati Uniti sarà ricordato soprattutto per le condizioni climatiche proibitive in cui si giocò: per esigenze televisive molte partite si disputarono a mezzogiorno (ora locale) con temperature e tassi di umidità ai limiti della sopportazione. Ne risentì oltremodo lo spettacolo e non si ricordano incontri particolarmente avvincenti dal punto di vista sia tecnico che soprattutto agonistico.

La nostra nazionale si era affidata ad Arrigo Sacchi, reduce dalle vittorie in Europa con il Milan degli olandesi ed il tecnico romagnolo varò un’autentica rivoluzione nella gestione della squadra azzurra, creando gli stage a Coverciano e chiamando ben settantun giocatori prima di stilare una sua formazione. Sacchi sosteneva che i fuoriclasse si devono piegare alle necessità collettive, vara un 4-4-2 e diventano familiari il pressing, il fuorigioco sistematico ed i contropiedi diventano ripartenze…

Un mondiale senza Danimarca, Francia ed Inghilterra, in cui finiamo nel gruppo E con Norvegia, Messico ed Eire e l’esordio a New York contro gli irlandesi di Jackie Charlton è subito choccante: perdiamo 1-0 , con Pagliuca che si fa sorprendere da un tiro dalla distanza di Houghton ed il match di cinque giorni dopo contro la Norvegia diventa già decisivo. Restiamo in dieci per l’espulsione di Pagliuca e Sacchi decide di sostituire Baggio per rimodellare la squadra in campo. “Questo è pazzo!” dice il Divin Codino in eurovisione, soffriamo contro gli aitanti nordici in superiorità numerica ma nella ripresa, superando anche l’infortunio di Franco Baresi che si opererà al ginocchio e rientrerà in tempo per la finale, cogliamo il jolly con l’altro Baggio, Dino , che ci fa respirare prima del terzo impegno contro il Messico , dove segna Massaro e ci facciamo rimontare per il pari messicano. Passiamo alla fase successiva come terza e ripescata solo grazie alla goleada (6-1) con cui la Russia, a segno cinque volte con Salenko, rimanda a casa il Cameroun, con Milla che fa centro alla bell’età di 42 anni…

Nel primo gruppo scivola la Colombia di Maturana contro la Romania di Hagi e Raducioiu ed al ritorno prematuro in patria il difensore Escobar, reo dell’autorete contro gli Usa, viene ucciso a colpi di mitraglietta.

Nel secondo gruppo il Brasile maramaldeggia senza però entusiasmare, con due attaccanti agili e tecnici come Romario e Bebeto, in rosa c’è un diciasettenne Ronaldo che non gioca nemmeno un minuto, batte Russia e Cameroun ed impatta con gli svedesi che ritroverà in semifinale.

La Germania trascinata dai quattro gol di Jurgen Klinsmann s’impone con la Spagna nel gruppo C , il gruppo D è il più combattuto, con l’Argentina che con una tripletta di Batistuta ed il sigillo del ritrovato Maradona maramaldeggia contro la Grecia in un girone dove sorprende la Nigeria che supera la Bulgaria che uscirà alla distanza.

L’albiceleste supera gli africani grazie ad una doppietta di Caniggia ma Maradona viene trovato positivo all’antidoping per aver fatto ricorso ad un dimagrante proibito e la Federcalcio argentina lo scarica e lo ritira dal mondiale, con la sconfitta nell’ultima partita del girone contro la Bulgaria che qualifica solo con il ripescaggio i sudamericani.

Anche il Belgio passa da ripescata nel sesto girone, dove si qualifica l’Olanda e sorprende positivamente l’Arabia Saudita.

Iniziano gli ottavi di finale ed a Boston contro la Nigeria andiamo sotto per un gol di Amunike, entra Zola che viene quasi immediatamente espulso , la nostra avventura sembra terminata quando, a due minuti dalla fine, entra in scena il genio di Baggio che praticamente ci tira giù dall’aereo del ritorno e nei supplementari sigla su rigore la rete del sorpasso e dell’approdo ai quarti.

Germania, Spagna e Svezia hanno la meglio su Belgio, Svizzera ed Arabia Saudita mentre si ferma la corsa dell’Argentina orfana del “Pibe de oro” cui non bastano i gol di Balbo e Batistuta per aver ragione della Romania, che s’impone 3-2.

L’Olanda elimina con facilità l’Eire mentre a S.Francisco il Brasile rimasto in dieci uomini nel primo tempo per una proditoria gomitata di Leonardo ad un avversario supera i padroni di casa statunitensi ad un quarto d’ora dalla fine con un’invenzione di Romario che pennella per Bebeto il gol partita.

Con l’eliminazione del Messico ai rigori ad opera della Bulgaria , il solo Brasile rappresenterà le sudamericane nei quarti, dove approdano ben sette formazioni del vecchio continente.

Contro la Spagna il nostro tecnico decide di sostituire lo spremuto Signori, chiamato ad un dispendioso ruolo di tornante, per Antonio Conte, in attacco si affida alla coppia Massaro- Baggio per non dare punti di riferimento agli iberici. L’umidità è alle stelle , Dino Baggio si conferma uno dei nostri punti di forza trafiggendo Zubizzareta, pareggia Caminero sfruttando una deviazione di Benarrivo, la partita è molto fisica, ne fa le spese Luis Enrique cui viene fratturato il naso da una gomitata non vista di Tassotti in mischia. Nel finale dopo un salvataggio sulla linea di Costacurta la ripartenza ( caro vecchio contropiede…) del subentrato Signori premia Roby Baggio che salta anche il portiere ed infila per il gol che vale la semifinale.

Dove troveremo a sorpresa la Bulgaria che trascinata da Stoichkov supera la Germania mentre l’altro accoppiamento sarà tra il Brasile, che vince 3-2 contro l’Olanda nel match più avvincente della manifestazione grazie al sigillo su punizione di Branco (finisce 3-2 per i verde-oro) e la pragmatica Svezia sospinta in semifinale dal portiere Ravelli che para due rigori nella lotteria finale contro la Romania, in un match che al centoventesimo si era concluso sul 2-2.

In semifinale contro i bulgari Sacchi cambia ancora, un giocatore per reparto, per far rifiatare chi ha speso molto: Mussi rileva lo squalificato Tassotti , Berti gioca al posto di Conte mentre in attacco il più fisico Casiraghi affianca Baggio. Si assiste alla più bella prestazione del nostro mondiale, la manovra ispirata dalla sontuosa prestazione di Albertini porta a segnare due reti già nella prima frazione, entrambi realizzati dall’ispiratissimo codino, che si propone come miglior giocatore del Mondiale. Stoichkov accorcia su rigore ma otteniamo la quinta finale della nostra storia anche se la gioia viene offuscata dal problema muscolare di Baggio, che si rivelerà purtroppo decisivo nell’atto finale.

Il gol di Romario permette al Brasile di superare la Svezia e di tornare a giocare la finalissima ventiquattro anni dopo, ancora una volta contro di noi: per esigenze televisive si gioca a Pasadena a mezzogiorno, il caldo è davvero infernale e la partita non è certamente da tramandare ai posteri per bellezza ed intensità. Sacchi recupera a tempo di record Franco Baresi anche se Dino Baggio ed Albertini non sono al meglio ma soprattutto Roby Baggio va in campo per onor di firma, frenato dal problema al flessore. Si arriva al centoventesimo senza molte emozioni e la lotteria dei rigori ci punisce come ad Italia 90: Baresi spara subito alto ma Pagliuca ci rimette in partita neutralizzando il tiro di Marcio Santos.  Massaro si fa respingere la conclusione da Taffarel e quando proprio lui, Roberto Baggio, spara alle stelle nel cielo di Pasadena i nostri sogni svaniscono definitivamente ed il Brasile si laurea per la quarta volta campione del mondo.