Storia dei Mondiali: dal nostro Mundial 82 al 1986

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Spagna 82: l'Italia è campione
Spagna 82: l'Italia è campione

Il mese di luglio 1982 resterà per sempre legato in maniera indissolubile al trionfo italiano, con la vittoria nel “mundial” spagnolo ottenuta contro tutto e tutti. Dopo le belle prestazioni di quattro anni prima il nostro calcio aveva attraversato anni burrascosi: nella primavera del 1980 esplose il calcio scommesse per la denuncia di un fruttivendolo, con gli arresti in diretta negli stadi durante “Novantesimo minuto”, vennero coinvolti giocatori come Bruno Giordano e Paolo Rossi, attaccanti della Nazionale che vennero squalificati e Bearzot non poté contare su un attacco degno di tal nome nell’affrontare l’Europeo che nel 1980 si disputò in Italia.

Spagna 1982: dopo i guai la festa azzurra

In questo clima di sfascio vennero anche riaperte le frontiere, inizialmente con l’impiego di un solo straniero per squadra e partimmo per il ritiro di Vigo, sull’Atlantico, travolti dalle solite polemiche, ancora più esasperate che in passato: le favorite erano altre , la Germania campione d’Europa faticò non poco a superare la fase iniziale, sconfitta a sorpresa nella prima partita dall’Algeria di Madjer riuscì a farcela solo grazie ad una morbida prestazione finale contro di loro dei già qualificati “cugini” austriaci , a danno degli africani che vennero eliminati per differenza reti.

Nel gruppo 3 partirono male i campioni del Mondo argentini, rinforzati rispetto a quattro anni prima da un certo Maradona, subito battuti dal Belgio nel match inaugurale al “Nou Camp”, l’ Inghilterra del prossimo blucerchiato Trevor Francis e di Robson e la Francia non ebbero problemi nel gruppo 4 ( con lo sceicco che entrò anche sul terreno di gioco per protestare in occasione della partita del Kuwait contro i transalpini), nel gruppo 5 i soliti favori spettanti agli organizzatori fecero avanzare una mediocre Spagna . L’unica che diede spettacolo fu il Brasile, nel gruppo 6 dove la Russia del portiere Dasaev e Oleg Blochkin ebbe la meglio per il secondo posto sulla combattiva Scozia di Dalglish, Souness e Joe Jordan: una squadrone quello brasiliano, con un centrocampo da favola composto da Falcao, Cerezo, Socrates e Zico…

La temperatura più fresca di Vigo rispetto ai gironi delle città mediterranee permise sicuramente ai nostri di uscire alla distanza dal punto di vista fisico nel mondiale ma le polemiche che seguirono i tre pareggi contro Polonia, Perù e Cameroun, che ci qualificarono per differenza reti, furono ferocissime: in tanti si scagliarono contro Enzo Bearzot, reo di voler schierare un Paolo Rossi che, terminata da poco la squalifica, sembrava un’ombra in campo. Ci aspetta il girone più duro, contro Brasile ed Argentina ed il destino appare ormai segnato; il clan Italia si compatta, viene deciso il silenzio stampa nel ritiro di Barcellona dove parlerà il solo capitano Dino Zoff, notoriamente non il massimo della loquacità…

Al Sarrià battiamo nella prima partita del girone i campioni del Mondo argentini, Gentile annulla il “Pibe de oro” e disputiamo una partita strepitosa, condita da tanta qualità, Tardelli e Cabrini vanno a rete in una ripresa in cui l’undici di Bearzot finalmente si sblocca sul piano della manovra e del gioco, con la punizione di Passarella nel finale a fissare il punteggio, anche se continua a latitare “Pablito “ Rossi.

Il Brasile si conferma di un altro pianeta e liquida 3-1 l’Argentina, segnano Zico , Junior ed anche Serginho, il centravanti carioca anello debole di quella super squadra al pari del portiere Valdir Peres. Il punteggio permette a Zico e compagni di poterci affrontare nella partita decisiva per l’accesso alla semifinale con due risultati su tre a disposizione, Bearzot non ascolta nessuno e conferma Rossi per i novanta minuti decisivi.

Il solito Gentile si incolla a Zico ma il primo acuto nell’inferno ribollente del Sarrià è proprio di Paolo Rossi, che finalmente si sblocca nella partita più importante: il piccolo attaccante pratese sfrutta un cross di Cabrini ed infila di testa, non certo la sua specialità, tra le belle statuine della difesa avversaria. Siamo solo all’inizio, uno splendido triangolo tra Socrates e Zico libera il “doutor” davanti a Zoff ed è immediata parità. La partita è splendida, i brasiliani deliziano ma i nostri accoppiano praticità a qualità: Rossi , ancora lui, intercetta un errato disimpegno , s’invola verso Peres e lo infila inesorabilmente.

Si fa male Collovati, entra Beppe Bergomi, diciott’anni ma sembra un veterano, con quei baffoni… Nella ripresa a forza di premere arriva il nuovo pari ed è un invenzione di Paulo Roberto Falcao, fuoriclasse della Roma, che con una finta di corpo spiazza la nostra linea difensiva ed esplode il sinistro che infila Zoff e qualifica nuovamente i brasiliani. Ma quel pomeriggio Rossi, baciato dalla Dea Eupalla, trova in mischia il 3-2 e la tripletta personale che lo consacra alla leggenda, con Klein che annulla inspiegabilmente un goal regolare ad Antognoni ed è sofferenza allo stato puro, con Zoff che al novantesimo arpiona sulla linea il tentativo finale brasiliano.

Negli altri gironi si misero in grande evidenza Zibì Boniek e la sua Polonia con una tripletta al Belgio, la Germania s’impose su Inghilterra e Spagna mentre la Francia fu l’altra semifinalista, con un calcio “champagne” orchestrato da “Le roi” Michel Platini , con compagni del calibro di Giresse, Tigana e Tresor…

In semifinale un Rossi ormai sbloccatosi segna la doppietta contro la Polonia orfana del suo uomo migliore, lo squalificato Boniek, mentre nell’altra semifinale Francia e Germania sono obbligate ai calci di rigore, che premiano i tedeschi al termine di una delle più belle partite del “Mundial” , con i francesi in vantaggio per 3-1 nei supplementari raggiunti dagli indomiti tedeschi trascinati dal claudicante Rummenigge.

E l’11 Luglio 1982 è finale ed i ragazzi di Enzo Bearzot, “il grande vecio”, coronarono il sogno di tanti della nostra generazione , che non avevano mai visto l’Italia salire sul tetto del mondo, con la voce del mitico Nando Martellini che con il suo “Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!!!” ripetuto tre volte , salutò il terzo successo dopo i lontani trionfi del 1934 e 1938.

Fu la notte di Cabrini che nel primo tempo mandò a lato un calcio di rigore, fu la notte di Pablito Rossi che parve sbucare da sotto l’erba del “Bernabeu” per catapultarsi ad infilare il nostro vantaggio, fu la notte di “Schizzo” Tardelli che segnò il raddoppio con quel sinistro memorabile , con quella corsa e quell’urlo che rimarranno per sempre nella storia calcistica, fu la notte di “Spillo” Altobelli che con il 3-0 schiantò definitivamente i bianchi di “Cermania”, fu la notte di Dino Zoff, di Bearzot, del presidente Pertini che al gol di Tardelli si girò convinto verso il Re di Spagna ed agitando la sua pipa disse convinto “ Non ci prendono più…” e le sue parole furono una pietra tombale sulla partita.

Una gioia unica ed un delirio collettivo , che il gol finale di Paul Breitner non scalfirà e consegnerà alla storia la nazionale azzurra più bella di sempre.

1986: la mano de dios

I mondiali del 1986 ritornano in Messico dopo sedici anni e la seconda volta dell’Argentina è il mondiale di Diego Armando Maradona, che con due straordinarie prestazioni nei quarti contro l’Inghilterra e in semifinale contro il Belgio trascina l’undici di Bilardo al trionfo finale contro la Germania.

Bearzot rinnova la nostra squadra ma i nuovi innesti , Galderisi, De Napoli, Di Gennaro, Vierchowod, Bagni ed un giovane Vialli non servono a fermare il declino della nostra rappresentativa, nei ventidue ci sono anche gli spremuti Tardelli e Rossi, protagonisti assoluti quattro anni prima . Sono previsti sei gironi da quattro squadre in cui, oltre alle prime due, si qualificano anche le tre migliori terze. Noi finiamo con Corea del Nord, Argentina e Bulgaria, l’avvio è contro la squadra dell’Est , Bearzot si affida a Galderisi e De Napoli per Rossi ed Ancelotti, dominiamo ben al di là della rete del vivace Altobelli ma nel finale subiamo la beffa del pari di Sirakov.

Contro l’Argentina che aveva battuto la Corea segna subito Altobelli su rigore ma Maradona pareggia i conti grazie anche ad una leggerezza del nostro portiere Galli, il 10 Giugno a Puebla battiamo 3-2 con qualche fatica i coreani, con “Spillo” ancora protagonista autore di una doppietta. Il secondo posto nel girone ci accoppia negli ottavi alla Francia , neo campione d’Europa.

Negli altri gironi brillano l’Urss di Lobanovski, creatore del laboratorio Dinamo Kiev, che gioca a tennis contro l’Ungheria, sconfitta 6-0 e la Danimarca di Miki Laudrup, Arnesen, Elkjaer, Lerby e Bergreen che ne fa sei ( a uno) all’Uruguay.

Delude e si qualifica senza entusiasmare il Brasile di Tele Santana che schiera un centravanti di grande peso come Careca ma che ha fatto fuori due santoni come Dirceu e Cerezo mentre il Portogallo fa harakiri e nel girone passano la Polonia e l’Inghilterra sospinta dai gol di Gary Lineker, che risulterà il cannoniere della manifestazione con sei centri.

La nostra spedizione si ferma agli ottavi, la Francia con un gol di Platini ed il raddoppio di Stopyra ci manda subito a casa, le cicale Urss e Danimarca cadono rispettivamente contro il quadrato Belgio di Guy Thys (4-3 ai supplementari) e la Spagna che, grazie al poker di Butragueno, strapazza i danesi per 5-1.

Anche il Brasile ritrova la via della rete e ne fa quattro alla Polonia mentre alla futura vincitrice Argentina basta il sigillo del “leccese” Pasculli per regolare l’Uruguay, l’Inghilterra trascinata da Lineker, in gol due volte, supera il Paraguay, Lothar Matthaus segna il gol partita solo nel finale contro il sorprendente Marocco.

Nei quarti la Francia supera il Brasile, che domina in avvio, va in vantaggio con Careca, s’infrange sul palo il possibile raddoppio su conclusione di Muller poi è Platini a pareggiare. Entra Zico e fallisce il rigore della vittoria, dopo i supplementari i tiri dal dischetto sono fatali per i verde-oro e sempre i tiri dagli undici metri respingono la Spagna contro il Belgio dello straordinario portiere Pfaff, così come il Messico, stregato dal portiere tedesco Schumacher.

Nell’ultimo quarto di finale in programma si assiste allo show di Maradona, che sblocca il match contro l’Inghilterra con la famosa “mano de Dios” e raddoppia poco dopo con uno straordinario slalom da metà campo, in cui salta in rapida successione cinque calciatori inglesi e supera Shilton per il gol del raddoppio, una delle reti più belle e spettacolari nella storia dello sport più amato.

Ancora il numero dieci “albiceleste” è il mattatore nella semifinale contro il Belgio, con due reti di splendida fattura mentre Brehme e Rudi Voller regolano la stanca Francia di Platini nell’altro confronto utile per accedere alla finale dell’Azteca, dove Maradona viene marcato a uomo da Matthaus ma i sudamericani sfruttano uno dei rari errori di Schumacher in quel mondiale per passare grazie ad un colpo di testa di Brown.

Quando Valdano fa 2-0 il catino messicano fa festa inneggiando all’Argentina “campeon” senza fare i conti con l’orgoglio tedesco: il tecnico Beckenbauer libera Matthaus dai compiti di marcatura, inserisce Voller e Rummenigge, nell’unico vero acuto del suo modesto mondiale, riapre la partita che viene riportata in parità proprio da un’inzuccata di Voller sottomisura. L’inerzia della partita passa ai tedeschi che spingono nella calura messicana per arpionare il successo ma a quel punto entra di nuovo in scena Maradona, autore fino a lì di una partita piuttosto anonima: il numero dieci inventa un’imbucata per l’arrembante Burruchaga che s’invola verso Schumacher, resiste al disperato tentativo di recupero di Briegel ed infila l’estremo teutonico per il trionfo finale.