Soprannomi da Derby


La Storia del Derby nei “Soprannomi”

In questa sezione vogliamo ricordare, nella storia del tifo genovese, alcuni soprannomi che da De Vecchi a Vierchowod ripercorrono la storia del calcio cittadino. Ed anche in questo caso non si può sfuggire ad una considerazione per così dire di costume: l’uso del soprannome, ora celebrativo e un po’ retorico (“figlio di Dio”, “cuor di Grifone”, “Zar”), ora dettato da curiosi riferimenti non nobili animali o popolari personaggi (“tigre” o “Braccio di ferro”), talvolta persino affettuosamente ironico (“tenaggia”, “muccolo”, “redenu”) testimonia un approccio pacifico col giocatore-beniamino della propria squadra. Ma anche rivela la distanza sempre esistente tra il protagonista, ora ammirato fino all’iperbole, ora punzecchiato mettendone in luce i difetti, e il tifoso-spettatore.
Col passare del tempo, specialmente attraverso i club, il rapporto è cambiato tant’è vero che oggi ci si rivolge al giocatore con il nome di battesimo, al limite con un diminutivo dello stesso nome o addirittura del cognome. E Vialli è soltanto Luca, Mancini è Mancio, Skuhravy è Tomas.
Così non farà male al lettore, interessato a questo derby delle parole, ricordare, o per i più giovani, imparare alcuni dei più significativi e singolari soprannomi di calciatori famosi o modesti che hanno fatto la storia del tifo cittadino.

  • PATTINELLA

FRIZZI. Ala destra, velocissimo. Giocò in un Genoa da leggenda. Mirabili le sue entrate in area di rigore avversaria. Fu sicuramente l’antesignano dei “cascatori”. Palla al piede amava andare a cercare più la massima punizione che il colpo ad effetto. Aveva un modo di battere i rigori, che riusciva a procurarsi, del tutto originale. Rincorsa, stop e palla all’angolo opposto di dove si era spostato il portiere. Ne nacque un caso. Intervenne la Federazione e furono fatte regole nuove. Il soprannome gli derivava dal modo, non bello, durante la corsa, di appoggiare i piedi al terreno. Dava l’impressione di essere sempre sul classico giocattolo dei bimbi della generazione passata.

  • OGGETTO MISTERIOSO

CLAUDIO CAPOGNA. Il soprannome gli derivò da una popolare trasmissione televisiva condotta da Enzo Tortora. Ala sinistra (il Genoa disputava la serie C) venne acquistato dal presidente Tongiani all’insaputa dell’allenatore. Dodici presenze in prima squadra.

  • O RAY

ROBERTO PRUZZO. Centravanti, detto anche O Ray di Crocefieschi, dove era nato. Numero “nove” di rara potenza fisica, completo nei fondamentali, tanto da lanciare furiose bordate sia di destro che di sinistro, svettava nel giuoco aereo. Rimase celebre un suo gol in un derby, immortalato da una splendida foto che divenne prima cartolina ricordo e poi cimelio storico. Entrò con tutti i diritti nel cuore dei tifosi genoani, ma vi rimase molto poco. Venne ceduto alla Roma e finì anche in Nazionale.

  • ZAR o RUSSO

PIETRO VIERCHOWOD. Blucerchiato. Forse il più grande stopper mondiale di tutti i tempi. Intramontabile. E’ chiamato così per via del padre di origine russa. Il primo dei due soprannomi sta ad indicare l’autorevolezza in campo di questo grande campione. Una delle figure più importanti della storia della Sampdoria.

  • POPEYE o BRACCIO DI FERRO

ATTILIO LOMBARDO. Ala destra della Sampdoria e della Nazionale. Dotato di una progressione impressionante, nella corsa può battere qualsiasi avversario. Generoso ai limiti della rottura, non disdegna il ruolo del tornante e quello di difensore puro quando la squadra è costretta a difendersi. Ottimo “cascatore”, la Sampdoria deve ringraziare anche lui se detiene il record di rigori accordati in favore nell’ultimo decennio.

  • U TESTINA

ANGELO BOLLANO. Centravanti o ala della Liguria o Sampierdarenese negli anni “Trenta”. Fu così definito affettuosamente dai sostenitori rossoneri per le notevoli dimensioni del capo rispetto al resto del corpo (1936-1941).

  • ROCCIA

GIORGIO DALMONTE. Popolare attaccante degli anni “Cinquanta”, caro ai tifosi genoani per la sua potenza fisica e per il tiro. La sua fu un’eterna lotta con la bilancia. Non molto alto, era dotato di un appetito quasi leggendario. I dietologi erano al di là da venire nel mondo del calcio (1952-1960).

  • MARTELLO

GIOVANNI DELFINO. Meritò questo appellativo da parte dei tifosi blucerchiati per  la sua grinta e il marcamento spietato ed implacabile che lasciava poco scampo anche  ai più titolati avversari (1958-1970). 

  • RUSPA

CARLO ODORIZZI. Centrocampista di grande corsa e prestanza fisica, ma dai piedi  tutt’altro che morbidi: da qui l’affettuoso appellativo dei genoani (1978-1981). 

  • EL FILTRADOR

GUGLIELMO STABILE. Attaccante argentino rimasto famoso per i suoi dribbling e  per i tre gol segnati al Bologna il 16 novembre 1930 a tre giorni dal suo arrivo a  Genova (1930-1935). 

  • MUCCOLO

DANTE MIRCOLI. Argentino assai deludente (solo otto presenze in due campionati  nella Sampdoria). Giustificava il suo scarso rendimento con una frase: <<Mi fa male  il muccolo…>> (1973-1975). 

  • L’HERRERA DELLA VAL BISAGNO

FRANCO VIVIANI. Allenatore del Genoa nel campionato 1969/70. Innamorato dei  metodi di lavoro di Helenio Herrera, volle copiarne le tematiche. Si accorse a sue  spese di non essere supportato né dai mezzi, né dalla squadra, né dal presidente che il  “Mago” di Milano aveva a disposizione. Rimase seduto sulla panchina rossoblu solo  dodici ingloriose domeniche. Fossati, che si vantava di averlo scoperto per caso in  una squadretta di periferia, lo licenziò in maloo modo. Indimenticabile il suo slogan:  <<Di che colore è il cielo ?>>. Risposta: <<Rossoblu>>. Figura indimenticabile per i  tifosi di parte avversa. 

  • ORSACCHIOTTO

GAUDENZIO BERNASCONI. Centromediano della Sampdoria e della Nazionale, fu  un’autentica bandiera della squadra blucerchiata per ben undici campionati, con un  totale da record di 338 presenze di cui 133 consecutive. Piuttosto cortilineo, sedere  basso, ottimo baricentro, fu la bestia nera di tutti i centravanti dell’epoca.  Nell’impossibilità di superare il colossale Nordhal in un duello aereo, sulla battuta di  un calcio d’angolo, non trovò di meglio che parcheggiare un attimo sui piedi del  gigante milanista. Allo svedesone del Milan non restò altro che sbracciarsi e mimare  la sequenza con gesti plateali e finanche umoristici. Fu sacrosanto rigore a sfavore  della Sampdoria. Fu il capostipite della sequela di “stopper di ferro” che la Sampdoria  avrebbe avuto in seguito (leggi Morini e Vierchowod). 

  • TIGRE

FRANCO RIVARA. Mediano e bandiera rossoblu negli anni Sessanta. Giocatore  nato nel vivaio genoano, ebbe come maestro Bonilauri da cui, forse, ereditò le sue  doti di combattente. Mai domo, corridore infaticabile dai piedi abbastanza ruvidi, non  ci stette mai a perdere. La sua parlata rivierasca ne faceva uno di noi. Non sarebbe  mai divenuto un “foresto”. I tifosi ne fecero il loro beniamino. 

  • BISCIA

CARLO BRESCIANI. Filiforme, centravanti di non grande stazza atletica, si  distingueva tuttavia nel gioco aereo per la capacità di elevazione. Nel compiere l’atto  atletico si avvitava proprio come un serpente. Alla meravigliosa elevazione non ha  mai fatto riscontro il colpo risolutore. 

  • DUSTIN

ROBERTO ANTONELLI. Centravanti provenienza Milan dei primi anni Ottanta. A  Genova e nel Genoa lo si ricorda più per la sua straordinaria somiglianza con l’attore  Dustin Hoffman che per le sue impese pedatorie (1982-1984)

  • CHARLIE CHAMPAGNE

GREAME SOUNESS. Si portò dietro dall’Inghilterra questo appellativo che si era  meritato non tanto per il gioco spumeggiante (era invece un uomo guida, un concreto  punto di riferimento per i compagni) quanto per il gusto alla bella vita condivisa dalla  bella e ricchissima moglie che mai sopportò il soggiorno nella quiete della troppo  borghese Nervi. Una meteora in “casa” Mantovani (1984-1986). 

  • SANDOKAN

ARTURO SILVESTRI. Allenatore del Genoa dal 1970 al 1974 poi general manager  fino al 1978. Artefice della rinascita del Genoa che aveva subito l’onta mai  dimenticata della retrocessione in serie C. Promise e mantenne di riportare i rossoblu  dalla serie C alla A in tre anni. Un mito per i tempi. In campo metteva la grinta che  gli aveva fatto guadagnare il soprannome quando aveva giocato nel Milan, da terzino,  negli anni Cinquanta. 

  • PALLA DI GOMMA

FOSCO BECCATINI. Terzino, definito così dai tifosi genoani per le sue entrate  acrobatiche e le sue rovesciate volanti. Record assoluto di presenze nel Genoa (425),  riuscì  ad entrare ed a giocare in Nazionale ai tempi del “Grande Torino”. Il che la  dice lunga sulla sua classe e la sua serietà d’atleta. Rivierasco, amava definirsi  soltanto un “pescatore”. 

  • CUOR DI GRIFONE

AMEDEO CATTANI. Prima laterale, poi stopper dal 1942 al 1953. Un mito per la  tifoseria genoana che fu ripagata con una lunga milizia fatta tutta di episodi da libro  “Cuore” per la generosità e l’attaccamento ai colori. 

  • IL FIGLIO DI DIO

RENZO DE VECCHI. Mitico terzino e capitano del Genoa degli scudetti (1913- 1929). 

  • PANTERA

LINO BONILAURI. Mediano tutta grinta e generosità negli anni “Trenta”, poi  indimenticato istruttore di tanti giovani del vivaio rossoblu. 

  • TOPOLINO

EDMONDO FABBRI. Prima di diventare il discusso C.t. azzurro della disfatta con la  Korea, fu ala destra della Sampdoria nell’anno primo della storia blucerchiata. Assai  piccolo di statura e sgusciante ala destra, conserva a Genova l’appellativo di  Topolino, affibbiatogli a Milano negli anni precedenti quando ha militato  nell’Ambrosiana. 

  • TENAGGIA

ORLANDO SAIN. Il lungo portiere del Genoa, così ironicamente ribattezzato dai  tifosi negli anni “Quaranta” per la sua presa non precisamente ferrea nelle uscite. 

  • HOMBRE ORQUESTRA

JUAN CARLOS LORENZO. Centrocampista d’attacco acquistato dal presidente  Parodi in Argentina (giocava nel Boca Juniors) dove si era meritato questo  soprannome per le sue caratteristiche di organizzatore di gioco (oggi si dirette più  semplicemente regista). Nelle file della Sampdoria fu però, anche, buon goleador  (1949-1952). 

  • CARACAS

JUAN CARLOS VERDEAL. Il fuoriclasse che entusiasmò i tifosi rossoblu nel  secondo dopoguerra. Così chiamato perchè, nonostante fosse argentino, di scuola  brasiliana, era arrivato a Genova dopo un anno di miliazia in Venezuela (1946-1949). 

  • BUDDA

LAJOS CZELZIER. Ungherese naturalizzato svedese, era ormai di casa a Genova (in  particolare al “Piccolo Bar” di via XX Settembre). Dopo la sfortunata parentesi alla  guida della Nazionale (Mondiali 1954), divenne direttore tecnico della Sampdoria  (Tabanelli allenatore). Il soprannome gli derivava dal suo atteggiamento  imperturbabile e per il fisico non certo filiforme (1955-1957).

  • POLLIGRINA

CALLEGARI. Mediano-mezz’ala del Liguria, o Sampierdarenese; negli ultimi anni  “Trenta-Quaranta”. Il soprannome, che derivava dal noto e velenoso detersivo,  rispecchiava una sua leggendaria “cattiveria” in campo. 

  • IL PROFETA

FULVIO BERNARDINI. Uno dei più leggendari calciatori italiani di tutti i tempi. Fu  uno dei primissimi ad avvicinarsi al calcio con una laurea in tasca. Giocatore (azzurro  ai tempi di Pozzo), fu prima allenatore e poi direttore tecnico della Sampdoria. Fu  C.t. della Nazionale. 

  • U REDENU

CORRENTE. Mediano negli anni “Cinquanta”, fu così malignamente chiamato dai  tifosi per il modo di corre per niente armonioso. Locuzione dialettale che può  benissimo essere tradotta in “rigido” (1952-1957).

  • PESCECANE O DELFO

LUCIANO DELFINO (da non confondere con il cugino Giovanni Delfino, detto  Martello, di sponda blucerchiata). Laterale rossoblu degli anni “Cinquanta”,  mandrogno DOC. Da timida ala sinistra fu “inventato” mediano dal mitico Giorgio  Sarosi. Per l’ottima tecnica ed il temperamento da combattente, divenne ben presto  uno dei beniamini della “Nord”. In odore di Nazionale in anni non sospetti, un grave  incidente al ginocchio gli troncò la carriera. Attualmente è il presidente del Gruppo  ligure degli Allenatori.