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NON SOLO CALCIO
di Riccardo Grozio “1575, 20 giugno. Si confermano molte proibizioni precedenti, con le quali si proibiva di giuocare a Pallamaglio sia in città che nelle podesterie di Bisagno e Polcevera, sotto pena di un anno di bando”. Questa ed altre numerose grida, promulgate dalla Repubblica di Genova per contenere gli abusi causati dalla sregolata pratica di giochi competitivi dentro e fuori la città rappresentano, almeno per certi secoli, le uniche testimonianze di attività agonistiche che ci sono pervenute. Né ciò dovrà stupire giacché la trasgressione è una delle componenti principali dei giochi competitivi, cosicché le rare notizie sono state affidate precipuamente proprio a quella gran messe di divieti e proibizioni emessi un po’ ovunque dai governanti di tutti i paesi. E proprio questo carattere trasgressivo ingenera a Genova, probabilmente come in altre località’, un progressivo allontanamento dei giochi dal centro della città’, una sorta di emarginazione al di fuori delle mura, dapprima all’esterno della cinta medioevale, all’Acquasola, successivamente all’esterno delle cosiddette “Fronti Basse”, sulla spianata del Bisagno. Cionondimeno, un gioco , in particolare, nonostante i molteplici divieti veniva praticato ovunque, la lippa. ll gioco, che consisteva nel percuotere con un bastone una mazzetta appuntita facendola saltare in aria, conobbe, infatti, per diversi secoli una vastissima popolarità’, causando la sdegnata reazione dei patrizi. Ma fra tutti quelli di cui ci è giunta notizia, il gioco del pallone, rappresenta sicuramente la pratica agonistica più diffusa e maggiormente formalizzata. A Genova tale gioco, al quale Steva de Franchi e Martin Piaggio dedicarono due note poesie, era popolarissimo come testimoniato ampiamente da due episodi relativi ad una memorabile sfida tra Genova e Milano svoltasi all’Acquasola nel 1785 alla presenza dei reali di Napoli, Ferdinando lV e Maria Carolina. Nella seconda metà dell’ottocento, la “via italiana alla “sportivizzazione” consiste in un singolare sincretismo tra il modello nazionalistico tedesco della ginnastica e il modello inglese degli sport borghesi. In particolare, il passaggio dai giochi tradizionali agli sport moderni avviene tramite la mediazione della ginnastica. In Liguria è essenziale il ruolo delle scuole nella diffusione dell’educazione fisica. In particolare, nel 1847 Paolo De Scalzi, maestro di ginnastica che aveva già insegnato a Verona e Modena, fu chiamato a Finalborgo per insegnare la nuova disciplina nei Collegi Convitti degli Scolopi. Due anni dopo, appena aperto il Convitto Nazionale di Genova, De Scalzi ritornò nella sua città per intraprendere nell’istituto diretto dal Padre Cereseto delle Scuole Pie l’insegnamento ginnastico. Nello stesso anno,inoltre, diede alle stampe, ispirandosi alle tesi di Amoros, il volume “Ginnastica educativa”. Nel 1854 due fratelli, Carlo e Francesco Ravano approntarono nei propri giardini una piccola palestra che ben presto divenne talmente frequentata da indurli ad aprirne, due anni dopo, una assai ampia all’Acquasola. Sempre su iniziativa dei fratelli Ravano venne istituita nel 1864 la Società Ginnastica Ligure, mentre nel 1866 la Confederazione Operaia diede vita alla Società Ginnastica Operaia , che nel 1869 assunse il nome di Società Cristoforo Colombo. Nel 1877, infine, le due associazioni, che già avevano condiviso non poche esperienze, diedero vita ad un unico sodalizio: la Società Ginnastica Ligure Cristoforo Colombo. Ben presto, accanto alla ginnastica furono introdotte altre pratiche agonistiche come la scherma, il canottaggio, il velocipedismo,l’alpinismo,il tiro a segno e via via tutte le altre discipline sportive che si andavano affermando verso la fine del XIX secolo. Caratteristica peculiare della Società Ginnastica Cristoforo Colombo fu, al pari di altre consimili sodalizi dell’ottocento, l’intensissima attività sociale che, non si limitava alla promozione sportiva ma operava nel contesto più ampio del tempo libero e della cultura come testimoniano eloquentemente le celebrazioni colombiane del 1892 che videro la società in prima fila nell’organizzazione del grande evento di fin de siecle. ll modello degli sport inglesi, che per affermarsi compiutamente ha comunque dovuto innestarsi sul filone dell’associazionismo ginnastico,è approdato a Genova, sia direttamente, attraverso alcuni esponenti della borghesia britannica particolarmente legata al mondo dei commerci e degli affari, sia per il tramite di alcune elite locali fortemente vivaci ed innovative. A questa seconda categoria appartenevano i promotori del RegioYacht Club Italiano, fondato a Genova nel 1879 su iniziativa di Enrico De Albertis e Amilcare Peirano, con l’ausilio di Jack La Bolina, al secolo Vittorio Augusto Vecchi,direttore di un giornale a carattere nautico,”Il Fanfulla”, che ne divenne il primo presidente. Agli stessi ambienti , del resto, appartenevano anche gli animatori di una originalissima esperienza editoriale che coniugava arditamente sport e letteratura. Si trattava della rivista “Frou-frou. Cronaca di sport e letteratura”,pubblicata a Genova dal 1883 al 1886, la cui redazione si trovava, come quella del Regio Yacht Club, nella villetta Serra, all’Acquasola. Tra Scapigliatura e Verismo il periodico, dalla veste tipografica assai elegante, alternava novelle e brevi notizie sportive, poesie ed illustrazioni di cutter e yacht. Cesare lmperiale di Sant’Angelo e Gaspare Invrea (Remigio Zena), insieme con altri giovani aristocratici e ad alcuni rappresentanti dell’alta borghesia diedero vita a questa inusitata avventura letteraria in cui lo sport giocava un ruolo primario, a testimonianza dell’emergere di una nuova sensibilità’. Fra le discipline sportive promosse direttamente dagli inglesi, oltre naturalmente il football, va ricordato il tennis, introdotto per la prima volta in Italia da un club inglese a Bordighera nel 1878. Con l’affermarsi degli sport nell’ambito di quel più vasto movimento che vide il progressivo emergere dei valori della modernità nacquero anche i primi campioni. E se i primissimi - i pionieri - sovente erano stranieri, nei primi due decenni del Novecento fecero la loro comparsa i primi campioni italiani. Uno fra i personaggi più popolari fu indubbiamente il mezzofondista Emilio Lunghi, atleta di fama internazionale, più volte primatista mondiale su diverse distanze. Negli Stati Uniti, dove veniva definito “l’uomo più bello del mondo”, conquistò il favore del pubblico, soprattutto degli emigrati italiani, grazie alla sua prestanza fisica ed al temperamento passionale. Ma oltre alle grandi imprese nelle gare di corsa, Lunghi si distinse per un’eccezionale ecletticità anche nei salti in lungo, nel salto in alto, nei lanci del giavellotto, nel nuoto e persino nella lotta. Dedicatosi, dopo l’abbandono dell’attività agonistica, a quella di allenatore scomparve prematuramente nel 1925. Altro grande protagonista fu il pugile Pietro Boine. Fratello del poeta ponentino Giovanni, sportivo eclettico - campione italiano di spada nel 1913 si aggiudicò il 10 luglio 1910 il primo titolo nazionale di pugilato, superando per ko alla terza ripresa Antonio Ferranti , a Valenza. Elegante, astuto e intelligente, Boine, che non disdegnava lo scontro con avversari di peso assai superiore, divenne ben presto il beniamino di tutto il pubblico. La sua generosità e spavalderia gli furono fatali nel match con Pilotta che lo sconfisse al Filodrammatico di Milano, atterrandolo al terzo round. Ricoverato in clinica, per le gravi lesioni riportate, Boine si spense dopo poche settimane. Di tutt’altro registro è la storia del rapallese Luigi Bacigalupo, grande campione del nuoto di fondo, che esordì con una insperata vittoria nella “Villafranca-Nizza”. Da allora in poi partecipò e vinse innumerevoli traversate imponendosi per ben tre volte in quella di Parigi. Concludiamo questa breve panoramica con la figura di Luigi Burlando, forse il più’ eclettico fra tutti gli sportivi del tempo. Basti ricordare, infatti, che alle Olimpiadi di Anversa del 1920 militò sia nella squadra di calcio che in quella di pallanuoto, mentre, nello stesso anno si laureò campione ligure di “savate” e “scherma al bastone”.Iniziò da ragazzetto con la ginnastica nella Andrea Doria, dove ben presto cominciò anche a praticare il football sotto l’insegnamento di Calì. Gioco’ nel ruolo di mediano nelle file della Doria sino al 1921, quando fu acquistato dal Genoa, dove conobbe i suoi trionfi più gloriosi. Ciò non gli impedì comunque di continuare a giocare a waterpolo nella squadra dell’Andrea Doria , aggiudicandosi sette titoli italiani consecutivi, Con il fascismo lo sport italiano giunge alla fase della maturità. ll regime, del resto, potenziandone le strutture, andava incontro ad una domanda sociale sempre più pressante. Ma la grande novità fu l’accentramento di tutte le attività in enti di Stato, che comportò, tra l’altro, dal 1926 al 1933, il trasferimento a Roma di tutte le federazioni sotto l’egida del Coni. Inoltre, accanto ad alcune iniziative “nazionali” come i “ludi juveniles” e i “littoriali”, una capillare opera di promozione e propaganda venne affidata, a livello periferico, ad alcuni enti come 1’Opera Nazionale Balilla, la Gioventù ltaliana Littoria, i Gruppi Universitari Fascisti e l’Opera Nazionale Dopolavoro. Per quanto concerne, poi, l’impiantistica, l’intervento fu massiccio a tutti i livelli, con la costruzione di molteplici strutture in numerose località italiane. Nella sola Genova si potevano contare, a inizio degli anni Trenta, ben duecento società e gruppi affiliati alle federazioni, Accanto a questi si moltiplicarono le associazioni sportive che facevano capo a bar e caffè e ai dopolavoro aziendali. Appannaggio di questi ultimi erano soprattutto alcuni giochi popolari come le bocce, la pallavolo, il tamburello, il tiro alla fune, l’atletica pesante, il canottaggio a sedile fisso e l’escursionismo. Esperienza assai significativa fu, infine, quella dello sport goliardico, promossa dai GUF che conseguirono ottimi risultati a livello nazionale nel tennis, nel rugby, nel nuoto e nella pallanuoto. Nel giro di pochi anni la città venne dotata di alcuni nuovi impianti, fra cui lo stadio Littorio di Cornigliano (1928) e le piscine di Albaro (1936) mentre nel 1933 fu inaugurato il nuovo stadio Luigi Ferraris capace di contenere 30.000 spettatori. Sempre in questo periodo si assiste, accanto al dirigismo di regime, al sempre più massiccio intervento dell’industria privata nel settore sportivo, testimoniata esemplarmente dalla nascita del campo della Nafta di San Martino. Il complesso, costruito nel 1927, su iniziativa della filiale italiana della Shell, fu teatro delle leggendarie imprese di Carlini, Gargiullo, Garaventa, Davoli e Valente, un gruppo di atleti di valore assoluto, che, raccogliendo l’eredità di Lunghi, raggiunsero, in quello stadio, risultati di livello mondiale.
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