8 Febbraio 2012 Genova
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LIGURIA, OVVERO SPORADICHE COMPARSE SULLA SCENA CALCISTICA

di Nino Gotta
 
A proposito delle prime espressioni del calcio sampierdarenese esiste una debole traccia nelle scarse cronache di fine secolo che si rifà ad un episodio degli ultimissimi anni (1897) ed alla fondazione di una squadra: Foot Ball Liguria o Pro Liguria. Sulla piazza d’armi di Sampierdarena, individuata pressapoco nella zona dell’attuale Campasso, poi area utilizzata per le erigende case dei ferrovieri, si attivavano i sudditi di S.M. britannica di stanza in quella che – all’epoca – era definita la “Manchester d’Italia”, segno di una prodigiosa espansione della grande industria sampierdarenese che ne aveva fatto uno dei maggiori centri industriali italiani. 
I nativi, a furia di andare a vedere, non senza qualche iniziale perplessità, giocare “gli inglesi”, finiscono per appassionarsi: ed ecco quella Pro Liguria o Liguria F.B. che, una ventina di anni dopo – precisamente nel 1919 – si lascia assorbire dalla autonomizzata Sezione Calcio Sampierdarenese, in quanto ormai ridotta finanziariamente allo stremo. È anche il momento in cui alla maglia bianca con fascia nera orizzontale si aggiunge la fascia rossa, per costituire quella divisa che – nel prosieguo – passerà invariabilmente dalla Sampierdarenese al Liguria, scandendo i tempi di una tormentata storia. 
Ma va anche detto, per amore di verità storica, che l’apporto della coraggiosa Liguria di Mainetti non fu soltanto rappresentato da quell’aggiunta cromatica alle maglie da gioco, ma rappresentò per la Sampierdarenese l’acquisizione del diritto a partecipare al campionato di prima categoria. 
D’altro canto già nel 1914 il nome Liguria era presente nel Gotha calcistico, nel girone ligure-piemontese, pur non potendosi negare che quella prima partecipazione si concluse melanconicamente con l’ultimo posto in classifica di quel girone, vinto dai nerostellati del Casale.  La Liguria sul campo littorio
Né sorte migliore toccò l’anno dopo, alle soglie dell’entrata in guerra dell’Italia, con la presenza nel Gruppo A delle formazioni settentrionali: anche in questo frangente la fragile Liguria finì all’ultimo posto di un campionato nemmeno concluso, assegnato al Genoa quale vincitore di un titolo frettolosamente archiviato. Altri eventi incombevano e i campionati di calcio non potevano che finire ai margini, per trasparenti ragioni ed assenze altrettanto lapalissiane di giovani. 
Alla ripresa dell’attività (1919) ecco quel tal connubio con la Sampierdarenese di Cornetto e compagni, presidente Ravenna, che determinò la temporanea sparizione della Pro Liguria. 
La riesumazione, del tutto effimera, del F.B.C.Liguria si concretizza per un’altra di quelle interferenze politiche nello sport che avevano già determinato effetti devastanti, come i ben noti eventi legati alla nascita (infelicissima) della Dominante: proprio quei dirigenti che, a giugno del 1930, si erano resi conto quanto fallaci fossero le ambizioni che avevano materiato la fusione fra Andrea Doria e Sampierdarenese per dare origine alla Dominante, decisero che a fusione fallita il rimedio potesse derivare da un’altra operazione perfettamente analoga. Occorreva coagulare più sostegno popolare attorno ad una squadra che non ne aveva avuto affatto, affinché il nuovo stadio “del Littorio” – a Cornigliano – non rimanesse desolatamente semideserto. Ed ecco il nuovo ibrido politico, finanziariamente e tecnicamente disastroso: la Dominante viene fusa con la Sestrese e la Rivarolese, per riprendere ufficialmente il nome di Liguria F.B.C., dai colori rossoneri. 
Il 14 e il 28 giugno 1931, a Cornigliano, al cospetto di pochi ragazzi entrati senza dover ricorrere alle solite tecniche “portoghesi”, il Liguria non si presenta in campo, dando forfait contro il Padova e la Cremonese! Dopo una mezz’ora di attesa, il capitano rossonero Grabbi recapita all’arbitro una dichiarazione scritta con la quale la società dichiarava espressamente la propria rinuncia a disputare gli incontri in quanto non era in grado di garantire alcun indennizzo alla squadra ospite. Due calci amichevoli con veneti e lombardi, ma uno 0 - 2 a tavolino inevitabile: e fu serie C, mortificante. 
A retrocessione avvenuta, ecco il più alto “papavero” locale chiamare i soliti noti (Cornetto, Buttignol, Rebuffo), padri della Sampierdarenese, per deporre nelle loro mani l’incomodo aborto di squadra: ne abbiamo già scritto nel riferimento alla Sampierdarenese, anche perché il trio si impegna ma – per ovvia rivincita – impone la condizione che il Liguria torni a chiamarsi Sampierdarenese. 
Tuttavia la storia a frammenti del Liguria non è ancora all’ epilogo. Ancora una volta la politica si apprestava a giocare il suo ruolo nefasto nelle cose calcistiche sampierdarenesi. L’ulteriore travaglio è determinato dal passaggio di consegne fra il presidente Barenghi e l’ex colonnello dei carabinieri Moio, capo del personale dell’Ansaldo. Cornetto e compagni, per divergenze tecniche, sono nuovamente in eclissi e la squadra è costretta a fare acrobazie per salvarsi a spese di Novara e Alessandria. 
Si riprospetta un nuovo cambio di denominazione, nel quale è da intravvedere la “longa manus” del federale di Genova, Giorgio Molfino. Lo spunto è ancora extra-calcistico. Le grandi acciaierie di Genova si sono ormai estese a Cornigliano e a Sestri Ponente e sembra difficile giustificare l’apporto economico che 1’Ansaldo va elargendo alla sola Sampierdarenese. Moio ha una pensata che fa impallidire i più: una nuova cervellotica fusione fra Samp, Rivarolese e Corniglianese per un nome più generico: Associazione Calcio Liguria! Non basta: in pratica anche la Sestrese sparisce, per rinovellarsi nel nome di un caduto fascista, “Cavagnaro”, mentre la Rivarolese viene ricostituita con la nuova denominazione di “Littorio” e il Pontedecimo viene ribattezzato “Val Polcevera”. Un turbine devastante... 
Alla guida tecnica viene chiamato Adolfo Baloncieri, che più tardi reggerà le redini della Sampdoria, ereditiera di cotanta storia. 1937-38: undicesimo posto. 1938-39: quinto posto, alla pari con la Roma di Fulvio Bernardini e con il Napoli di Sentimenti II e Nereo Rocco. Nemmeno il tempo di sognare ed ecco che nell’estate Battistoni ed Eliseo Gabardo passano al Genoa, contro iniezione di denaro fresco. Pianta tutto anche Baloncieri per un incidente di percorso con il presidente Moio: il tecnico aveva tenuto d’occhio un prestante difensore nativo di Litta Parodi (Al): Luigi Cassano detto Gigi, “il Cavaliere”, per l’eleganza dei suoi interventi acrobatici (era celebre la sua sforbiciata). Offerto dall’Alessandria al Liguria per 10.000 lire trova indifferente il presidente Moio; allora Baloncieri, che quale talent scout non la cede a nessuno, compra personalmente il giocatore, lo aggrega al Liguria e chiede a Moio il permesso di mandarlo in campo nelle ultime sei partite. Concesso. 
Cassano si impone talmente all’attenzione che a fine Campionato pervengono offerte nell’ordine di 100.000 lire, cioè il decuplo di quello che aveva pagato Baloncieri e che equivaleva – in ogni caso – a sei mesi di stipendio. A quel punto Moio ritiene di imporre che Baloncieri si riprenda le sue 10.000 lire per permettere al Liguria di introitarne 90.000. Rottura clamorosa e partenza di Baloncieri verso Napoli, seguìto ovviamente dal “suo” Cassano. Ma anche Moio ne ha abbastanza e lascia al direttore dell’AGIP , prof. Leonardo Siliato, che, successivamente, con il suo trasferimento a Roma, diverrà presidente della Lazio. 
Il destino è nuovamente in agguato: quello che la buona sorte aveva donato nella splendida stagione del quinto posto viene puntualmente pagato con gli interessi nella stagione che procede la seconda guerra mondiale. Infortuni, errori arbitrali, circostanze sfortunate, incidenti, pali e quant’altro compete alla malasorte si abbattono sul Liguria, sino ad una retrocessione per differenza reti (a vantaggio di Napoli e Fiorentina). 
In B chi poteva tornare a dare una mano ai rossoneri? Ma che diamine: Cornetto, e con lui Baloncieri, a 2.000 lire al mese ed un premio promozione di 25.000. I giocatori partono per il fronte e il primo campionato di guerra si gioca al meglio, rischiando anche la vita. Come accade la mattina di domenica 9 febbraio 1941, allorquando i giocatori rossoneri sono già in stazione, a Brignole, per partire alla volta della Spezia e nei dintorni cadono le prime granate della flotta inglese, al largo di Genova. Con mezzi di fortuna la squadra sampierdarenese raggiunge Spezia nel tardo pomeriggio e, pur sotto l’impressione raggelante del bombardamento di Genova, vince sul terreno spezzino per 4 a 1 quando stanno calando le prime ombre della sera. 
Il 1° giugno 1941 il Liguria è di nuovo in serie A! Ma si può facilmente arguire come le immani difficoltà che la guerra va producendo portino a competizioni calcistiche sempre più avventurose. Molti sono al fronte, molti sono addirittura scomparsi, la parvenza di regolarità di vita – anche attraverso il calcio – è solo polvere negli occhi. Nell’anno dello scudetto romanista, artefice il “bersagliere” Amadei, la neopromossa formazione ligure conclude a centroclassifica, all’ undicesimo posto. L’anno dopo, prima della sospensione, è una frana: 66 reti al passivo, ultima posizione e retrocessione scontata se la guerra non fungesse da sanatoria. Per i calciotori arriva il momento di arrangiarsi con i campionati regionali e i tornei limitati a squadre viciniori: si gioca per un po’ di viveri e per sfuggire a destini più crudeli. Per la storia le stagioni calcistiche 1943-44 e 1944-45 non esistono, ma l’ultima traccia di Liguria la ritroveremo nel “campionatino” ligure-piemontese del 1944, in piena emergenza. E sarà quarto posto, prima della definitiva sparizione: alla ripresa, infatti, sarà nuovamente e “storicamente” Sampierdarenese.

 
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