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DOMINANTE: UNA VITA EFFIMERA E TRAVAGLIATA
di Nino Gotta Detto che l’episodio della creazione della Dominante, nata dalla fusione obbligata di Andrea Doria e Sampierdarenese, può aver avuto – a distanza di anni – un’importanza decisiva nella nascita della Sampdoria, conviene dedicare il giusto spazio a questa creatura del regime, nata gracile e ben presto perduta di forza dal campionato italiano, non senza aver avuto il bene di partecipare alla prima edizione del Campionato a girone unico, sia pure dalla dimessa poltroncina di secondo settore, cioè in serie B. La fragile creatura dapprima veste in nero con bordo bianco e distintivo sul petto un grifone affiancato dal simbolo del fascio; poi il bordo diventa verde, richiamando i colori sociali della Corniglianese, pur con caratteristica diversa. Si gioca a Villa Scassi fin quando non viene edificato, giusto a Cornigliano, lo “Stadio del Littorio”. Nel secondo campionato a carattere nazionale, quello 1927-28, la Dominante fa parte del girone B eliminatorio, vinto dal Bologna; in classifica è penultima con 14 punti seguita soltanto dall’Hellas Verona. Nel campionato seguente figura nel girone A, mentre il Genoa è nel girone B. Il piazzamento vede i neroverdi a pari punti con Casale e Novara, in una posizione, tuttavia, che non garantisce la permanenza in serie A a fronte dell’imminente riordino dei campionati per approdare al girone unico. Infatti, fra i due gironi, si assommano 29 squadre da ridurre a 15 alle quali andrebbero ad aggiungersi le tre neopromosse dalla Serie B. La dura selezione porta all’ammissione di sei formazioni del girone A (Torino, Milan, Roma, Alessandria, Pro Patria e Triestina) alle quali si aggiungono 9 squadre del girone B (Bologna, Juventus, Brescia, Genoa, Pro Vercelli, Ambrosiana, Cremonese, Lazio e Napoli). Infine le tre neopromosse: Livorno, Modena e Padova  Come si nota, la Dominante è “di forza” in serie B, con estremo disappunto di chi l’ha creata e con un imperativo che suona: “Pronto riscatto”, cioè immediata promozione. La squadra, a ben vedere, non è disprezzabile essendo composta in massima parte da ex giocatori della Sampierdarenese e nella sua forzata stagione cadetta riesce a piazzarsi onorevolmente al 3° posto, a qualche lunghezza dal Casale e dal Legnano. È comunque una stagione tutta sprazzi e sussulti con alcuni risultati brillanti ed altrettante sconfitte pesanti; ma per i suoi dirigenti politico-sportivi lo smacco rimane e li induce – anzi – a tentare soluzioni traumatiche per ovviare all’impresa abortita sul nascere. Il rimedio è peggiore del male, anche perché ripercorre un copione abusato: un’altra fusione! Questa volta tocca ai “verdestellati” della Sestrese ed ai “rossoneri” della Rivarolese: sono i piccoli comuni di un tempo divenuti Delegazioni a dover soccombere anche sotto il profilo sportivo, come poco tempo prima era toccato all’Andrea Doria ed alla Sampierdarenese. Gli ideatori di questo nuovo misfatto calcistico pensano ad un incremento del seguito dei tifosi e ad un conseguente miglioramento degli incassi: la realtà sarà totalmente opposta. a riprova del detto “a ciascuno il suo mestiere”. Il seguìto popolare, anzi, diventa rivolta, nel senso che si verifica un abbandono pressoché totale da parte dei tifosi, i quali si sentono costretti ad un assemblaggio assurdo, quando è notorio che il Calcio si regge sulle rivalità campanilistiche che generano antagonismo e passione. In effetti, in una Dominante, ben presto sostituita da una riedizione forzosa del Foot Ball Club Liguria, nessun tifoso delle Delegazioni riesce ad identificarsi e riconoscersi, pur ammettendo che la nuova “creatura” riporta i colori biancorossoneri: velleitarismi avventurosi che fanno a pugni con i moventi del tifo. Gli “eredi” della Dominante fanno ancora peggio, con sole 6 vittorie, 7 pareggi e la bellezza (si fa per dire) di 21 sconfitte, due delle quali maturate per forfait sul terreno di Cornigliano! E l’avventura raggiunge il punto più disastroso della sua parabola, con i rossoneri retrocessi in serie C. Come si vede, ancora una volta l’intreccio coatto fra la Dominante e le squadre della Val Polcevera, pur nel mutare delle denominazioni, è qualcosa di legato agli eventi ed agli uomini che vivono quelle situazioni penalizzati dal rammarico, dalla rabbia, dalle mortificazioni e – infine – dalla rassegnazione. Ma sopravvive la linfa vitale, cioè la passione per il Calcio, una molla che li farà scattare a tempo e luogo senza la quale – oggi – non avremmo la Sampdoria.
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