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SAMPIERDARENESE POVERA MA BELLA
di Nino Gotta Alla preistoria calcistica appartiene a pieno titolo anche la Sampierdarenese, inizialmente contrassegnata da colori sobrii come il bianco e il nero, poi passata alla maglia bianca con fascia orizzontale rossonera, storicamente disputata a quell’altra versione calcistica della Val Polcevera recante il nome Liguria. Per una Società Ginnastica Comunale Sampierdarenese, fondata nel 1891, ecco una Sezione calcio creata da alcuni soci vent’anni dopo: sotto la presidenza De Amicis, un gruppo di studenti che – nel prosieguo – avranno sempre molta parte nelle vicende rossonere, fonda la Sezione. I nomi: Luigi Cornetto, Lenuzza, Pastorino, Scatti, Riccardi, Calvi, Lancerotto, Berlingeri, Siegris... Siamo nel 1911 ed il dilettantismo più genuino porta i nostri eroi ad agire in Terza Categoria, che diventa Seconda nell’anno di guerra 1915. Sotto la presidenza Ravenna (1920) la Sezione diventa autonoma anche perché le forze crescono con l’assorbimento della dissestata Pro Liguria, anch’essa di matrice sampierdarenese, guidata da Mainetti. Viene anche acquisito il diritto alla disputa del campionato di Prima categoria ed è pure il momento in cui le maglie bianconere si vivacizzano grazie all’aggiunta della striscia rossa. L’attività calcistica non conosce soste, come pure le consuete difficoltà economiche, sino al fatidico 1927 ed all’abbattimento del diaframma che ha sempre diviso Genova da Sampierdarena: il promontorio di San Benigno. Lo sbancamento della collina consente il riempimento della nuova area portuale – voluta dal progetto del Consorzio Autonomo del Porto – con oltre due milioni di tonnellate di terriccio. Se ne va, così, quel diaframma naturale che aveva per secoli rappresentato il rigido confine fra le due "città". Ma interviene anche il riordinamento amministrativo da tempo meditato ed anzi sospinto anche dallo stesso sindaco di Sampierdarena e dal Commissario della città, ing. Broccardi, anch’egli sampierdarenese di nascita. Sampierdarena ed altri diciotto piccoli comuni confluiscono nella Grande Genova e, appunto nel 1927, ecco l’altro atto fusionista voluto dagli alti comandi della Milizia fascista. Esautorati i dirigenti di sempre, Sampierdarenese e Andrea Doria – fra l’altro privata del terreno di gioco con un autentico colpo di mano notturno che abbatteva la staccionata divisoria fra la vecchia “Caienna” di via Clavarezza e il “campo del Genoa” (l’attuale “Luigi Ferraris”) – sono obbligate a sparire sull’altare della “Dominante”, che nella stagione 1927-28 farà la sua comparsa (non precisamente coerente al nome...) nel campionato. Qui, sul nome “Sampierdarenese”, occorre fare un salto cronistico per andare a parare sul nome Liguria, preso a prestito dalla defunta Dominante, scesa in B e fusa – a sua volta – con Sestrese e Rivarolese, per altre deludenti prestazioni, senza seguito di pubblico, sul terreno dello Stadio “Littorio” a Cornigliano. Ed è la caduta in serie C! A quindici giorni dall’inizio del campionato quella... Liguria sembra non esistere: lo smacco sarebbe schiacciante per chi aveva preteso di innovare per dominare. Così accade che il Segretario del fascio, Benvenuti, mandi a chiamare Cornetto (il quale non pareva nemmeno troppo allineato con le disposizioni del tempo) e gli metta in mano la disperata situazione. Cornetto sente che è il momento della rivalsa. Chiede, anzitutto, aiuto ai vecchi amici (Buttignol, Lenuzza, Riccardi...) e chiede anche a Benvenuti che – qualora esistesse disponibilità ad occuparsi di quella creatura tanto cagionevole di salute – essa avrebbe dovuto riprendere il vecchio nome, cioè Sampierdarenese.  Condizione accettata, obtorto collo, e Cornetto & C. si buttano a capofitto nell’avventura: dal Genoa arriva un giovanotto che aveva esordito a 17 anni, tal Matteo Poggi, “Gipo” per gli amici; dalle ceneri del Liguria ecco Ciancamerla, Nervi, Bodrato, Gallina e Fossati. Più alcuni giovani dallo spirito giusto, quello del riscatto. Ed infatti la stagione 1931-32 è contrassegnata da una degna e vittoriosa galoppata che riporta la Sampierdarenese in serie B e dopo un altro anno di assestamento ecco il fatidico 1933-34 con la riconquista, vibrante e sofferta, della serie A. Il Genoa, involontariamente, dà una mano: presta ai rossoneri il portiere Manlio Bacigalupo, tenendosi Amoretti. Il primo offre un rendimento eccezionale, il secondo un po’ meno, ché il Grifone conosce per la prima volta l’onta della retrocessione. Bacigalupo, Poggi, Ciancamerla, Bossi, Comini, Lancioni, Nervi, Galli, Rigotti, Gay, Barisone, Munerati, sotto la guida del magiaro Felsner, arrivano al primato nel girone nord e debbono vedersela con il Bari, primattore del girone sud. Sul neutro del “Comunale” di Bologna, il 24 giugno 1934 si fa luogo allo spareggio per la promozione in serie A. Per evitare la confusione cromatica fra le maglie dei 22 il presidente bolognese Dall’Ara regala alla Sampierdarenese un “gioco” di maglie verdi, che rappresentano la seconda divisa del Bologna: un auspicio, forse, per le speranze dei liguri. E segna Comini, al 17’. I1 resto è lotta senza quartiere, ma là dietro c’è Manlio Bacigalupo, primo di una gloriosa dinastia, e la Sampierdarenese torna in A. Accolti alla stazione come dei trionfatori, i giocatori di casa raggiungono l’apoteosi in piazza Vittorio Veneto, affacciandosi – a loro volta – ad un balcone, secondo consolidata consuetudine dell’epoca... Nell’estate arrivano Venturini e Toni Busini, mentre Felsner si appresta a lasciare Sampierdarena per Bologna, ove lo attendono due scudetti. La A, comunque, è dura e per la Samp il piazzamento è al tredicesimo posto in classifica, appena migliorato nella stagione 1935-36 – presidente Tito Nasturzio – con un piazzamento al dodicesimo. Nell’estate si deve registrare la dolorosa cessione di Comini alla Fiorentina (e si perde il grido: “Oppe, oppe Comini..!”); in compenso la soddisfazione per la medaglia d’oro olimpica del portiere Venturini, a Berlino, scalda ancora i cuori. Che, ben presto, tornano a raggelarsi:1936-37, quattordicesimo posto e salvezza strappata per un sol punto ai danni del Novara, mentre Felsner – a Bologna – raddoppia lo scudetto tricolore. Matura un altro pateracchio di estrazione politica: al presidente Barenghi subentra un ex colonnello dei carabinieri, Moio, divenuto capo del personale dell’Ansaldo. Con lui avviene un nuovo cambio di denominazione sociale, per riesumare il Liguria. Cornetto e compagni lasciano nuovamente la barca sballottata dalle onde; Gipo Poggi se ne va al Milan, seguendo la regola della cessione dei migliori elementi per obiettive necessità di bilancio. E ancora ci corre l’obbligo di dover abbandonare la storia della Sampierdarenese, almeno per gli anni che vanno sino all’immediato dopoguerra, allorquando – per l’ennesimo gioco delle parti e delle rivincite – il Liguria torna a chiamarsi Sampierdarenese, nel momento stesso in cui avviene anche la restaurazione dell’antica Andrea Doria. Siamo, cioè, al campionato di transizione 1945-46 che è preparatorio alla normalizzazione dei campionati, programmata per la stagione successiva. Che quel 1946 non fosse foriero di grandi soddisfazioni lo conferma l’ultimo posto in classifica ed una situazione finanziaria comprensibilmente sull’orlo della disperazione. Non occorreva molto a persone lungimiranti, come Cornetto e Buttignol, per capire che, con l’avvento di un calcio normalizzato e con la forte incidenza metropolitana, i tempi sarebbero stati inesorabilmente più duri, così da ridurre progressivamente le possibilità miracolistiche delle “piccole” società. La gloria non poteva fare aggio sui mezzi finanziari delle grosse metropoli e dei relativi mecenati: e a Sampierdarena tutto si poteva inventare meno che un mecenate!
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