5 Febbraio 2012 Genova
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SAN PIER D'ARENA: VOGLIA D'AUTONOMIA

di Pino Boero


Concittadini, 
Sua Maestà con Decreto del 30 scorso aprile ha conferito a questo paese il titolo di Città. 
È questo un avvenimento che segna un’epoca memoranda per il nostro Comune, poiché ne sancisce la sua importanza politico-commerciale a cui pervenne per l’operosità e il senno dei suoi abitanti. 
La Giunta Municipale persuasa che tornerà gradito l’annunzio di una tale concessione porta a conoscenza del Pubblico, qui trascritto, il Reale Decreto. 
S. Pier d’Arena 21 maggio 1865.

Questa è la prima parte del manifesto (la seconda contiene il Reale Decreto a firma Vittorio Emanuele II), restaurato, che una brava bibliotecaria ha lasciato in eredità, al momento del pensionamento, alla “sua” biblioteca “Gallino” di Sampierdarena e che ora è in bella mostra nella sala di lettura. È un documento significativo perché conferma la volontà di autonomia di una città che negli anni del Decreto citato aveva raggiunto i 15.000 abitanti e stava conoscendo uno straordinario sviluppo industriale: “Le due rive del Polcevera – scriverà un giornalista del “Caffaro” nel 1884 – sono gremite di stabilimenti industriali, che si possono contare a colpo d’occhio in grazia degli alti fumaioli...”. 
D’altra parte, nel 1862, Sampierdarena contava quattro fonderie, trenta fabbriche di sapone, una fabbrica per l’olio di semi, una fabbrica di mattonelle combustibili, una corderia, una tintoria industriale, un gazometro, due fabbriche per la preparazione del solfato di china e del citrato, una di carta, una di cemento idraulico, svariate industrie chimiche, molte fabbriche di liquori, birra e gazose, un cotonificio... Insomma, un vastissimo panorama di attività che, se da un lato aveva cambiato la fisionomia della città, dall’altro, aveva contribuito a far crescere sia un ceto imprenditoriale nuovo, nato nelle stesse officine e non del tutto disattento alla dimensione sociale, sia una classe operaia, formatasi in clima mazziniano, molto attenta allo sviluppo di forme organizzative di mutuo soccorso e di rivendicazione salariale. 
Insomma ha ragione Bruno Ciliento a sostenere che “l’opinione pubblica locale [...] si identificava largamente in quanti sostenevano che “non sono quei di Sampierdarena che attirano a loro parte del traffico di Genova, ma sono i genovesi che, trovando nella vicina città quelle comodità che ben difficilmente potrebbero altrove rinvenire, ivi hanno installato i loro grandi stabilimenti industriali e commerciali”. In parole povere, era Genova che doveva molto a Sampierdarena, e non viceversa: opinione che, un secolo dopo, resta perfettamente identica nei sampierdarenesi...”. 
Appare logico, quindi, che dal punto di vista sportivo, Sampierdarena non voglia restare silenziosa; motore di tutto – come si sa – è la Società Ginnastica Sampierdarenese, che nasce nel 1891 e vede fra i fondatori l’Associazione Operaia di Mutuo Soccorso Universale. Dalla “Sampierdarenese” nasceranno via via le sezioni dedicate alle singole attività.Per il calcio, naturalmente, appaiono giuste le date di quanti, da Tito Tuvo a Nino Gotta, hanno effettiva competenza al riguardo; in questa sede a me preme sottolineare una sorta di preistoria del calcio sampierdarenese e una parziale primogenitura per il terreno di allenamento dello stesso Genoa. Partiamo da questo secondo elemento e leggiamo quanto scrive Ciliento: 

Ma in quegli anni c’erano anche altri inglesi che Wilson e MacLaren dovevano aver cominciato a conoscere: gente un po’ strana, che vestita in modo bizzarro si radunava in piazza d’armi per correre dietro un pallone. Avevano pure fondato un circolo – tutto britannico all’inizio – che si era stabilito in una trattoria della zona. Francamente stentiamo a pensare nei nostri scozzesi due appassionati del nascente gioco del calcio: ma resta il fatto che i componenti la squadra del leggendario Genoa Cricket and Athletic Club passavano sotto le loro finestre per andare ad allenarsi, e che due mitici personaggi di allora compaiono ai funerali di Maclaren: Le Pelley e Fawcus.[Quest’ultimo] un grosso fornitore navale, fu uno dei fondatori del Genoa, dove giocava nonostante i 46anni suonati, e di cui fu presidente dal 1899 al 1903; era anche un forte sostenitore della Chiesa Anglicana. Quanto a Le Pelley, era mediano nel campionato 1898, vinto naturalmente dai genovesi. Forse però l’amico era J.Le Pelley, verosimilmente il padre del giocatore, personaggio piuttosto noto, insignito del titolo di esquire e pure lui benefattore della chiesa inglese e della missione per i marinai.

Un Genoa, dunque, legato a Sampierdarena sia dall’amicizia fra alcuni giocatori e due industriali scozzesi-sampierdarenesi attivi da anni nella città, sia – ed è fatto sicuramente più rilevante – da una vecchia Piazza d’Armi (ora scomparsa) utilizzata come terreno di allenamento.L’altro elemento cui accennavo riguarda la preistoria del calcio sampierdarenese: non si tratta qui di correggere date relative all’attività della squadra, ma solo di segnalare una curiosità a mio parere significativa e per farlo parto da lontano, parto da “L’Illustrazione italiana”, il periodico dell’editore Treves che per molti anni entrò nelle famiglie borghesi come esclusivo strumento di informazione sull’attualità, sulla cronaca italiana, sulle “meraviglie” del mondo moderno, sul piacere dei viaggi e delle scoperte; a corredo dei testi il periodico inseriva molte foto ed innumerevoli illustrazioni affidate ad importanti disegnatori dell’epoca. Ecco, dunque, nel numero del 22 marzo 1903 questo articolo assai interessante: 

Il foot-ball va prendendo sempre più piede in Italia, e siamo già anche quest’anno alle gare di campionato nazionale.Illustriamo in questo numero la gara avvenuta quindici giorni or sono a Genova, in Bisagno, fra le società ginnastiche, per l’assegnazione della coppa triennale vinta nel 1902 a Milano dalla Società “Andrea Doria” di Genova, e rimessa in gara quest’anno. 
Erano iscritte alla gara due squadre della Andrea Doria di Genova, una squadra della Mediolanum di Milano, e una squadra della Società ginnastica di San Pier d’Arena. Si cominciò con le gare di eliminazione.La prima venne giuocata fra la squadra della Sampierdarenese e la prima dell’Andrea Doria. Vinse l’Andrea Doria con 6 goals contro zero. 
La seconda fra la Mediolanum ed un secondo team dell’Andrea Doria, e vinse la Mediolanum con un goal a zero. Rimasero in gara per disputarsi il primo ed il secondo premio l’Andrea Doria (prima squadra) e Mediolanum, per il terzo la Sampierdanese e l’Andrea Doria (seconda squadra).Interessanti furono le gare decisive. Bellissimo specialmente, e gustato dal pubblico che seguì il gioco con interesse, il match fra la prima dell’Andrea Doria e quella della Mediolanum finita colla vittoria della società genovese con sei goals a due. 
La decisiva fra la seconda squadra dell’Andrea Doria e quella Sampierdarense per il terzo premio venne sospesa causa un gesto poco decente fatto verso il pubblico da un giuocatore della Sampierdarenese. 
L’Andrea Doria rimase così ancora in possesso della coppa vinta l’anno scorso, e ne rimarrà definitivamente proprietaria se riuscirà a vincerla nel campionato dell’anno venturo.

L’illustrazione cui l’articolo fa riferimento è una tavola del napoletano-genovese Gennaro Amato (1857-1947), che fu collaboratore grafico di periodici anche stranieri e soprattutto illustratore di molti romanzi salgariani: la tavola di Amato è bella, movimentata, quasi cinematografica; l’immobilità dell’arbitro, al centro, ma arretrato, contrasta con la mischia dei giocatori. Amato, a dispetto di quanto è scritto nell’articolo (il gesto “poco decente” verso il pubblico di un giocatore sampierdarenese), sembra voler far vincere un composto, elegante agonismo e questa ricomposizione nel segno dell’ordine potrebbe essere assunta come esemplare definizione della stessa storia di Sampierdarena, dove il ritmo di crescita industriale, urbanistico, demografico fu certo sostenuto, ma non risultò privo di quell’ordinato richiamo al sociale che Luigi Arnaldo Vassallo esaltò nel 1895 sul “Caffaro”: “Il comune di Sampierdarena spende ben 60.000 lire per la pubblica istruzione, impartita da un direttore, 21tra professori e maestri, una direttrice e 11 maestre [..] Le scuole sono frequentate da 966 alunni e 711 alunne. Non mi paiono pochi davvero, in una città di soli 20.000 abitanti!” Dall’economia alla scuola, allo sport: un filo tenace di storia e memoria, una lezione di civiltà certamente utile ancora.

 
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