9 Settembre 2010 Genova
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IL CALCIO GINNASTICO

di Sergio Giuntini


La letteratura intorno alle origini del football in Italia è andata vieppiù evidenziando l’importanza rivestita dall’apporto iniziatico inglese. Altri recenti studi hanno invece sottolineato il ruolo, altrettanto rilevante, recitato dalle componenti elvetiche. Insistere oltre sulle influenze straniere appare tuttavia riduttivo. Significa soltanto ribadire delle conoscenze già a sufficienza socializzate. Piuttosto, risulta interessante riscoprire una “via italiana al calcio” – in genere erroneamente sottostimata – che venne percorsa parallelamente e, per molti aspetti, si pose in alternativa, a quella esotica. 
In tale ottica la più accurata storiografia ha posto l’accento sulle esperienze maturate, tra Otto e Novecento, dall’associazionismo ginnastico. Basti dire che, dei 15 club aderenti nel 1905 alla “Federazione Italiana del Football” (FIF), 6, il 40%, erano diretta emanazione di sodalizi ginnici, e nella trasformazione, a cavallo dei due secoli, dello sport italico da fenomeno eminentemente elitario a fenomeno borghese, il football trovò, appoggiandosi alla potente Federazione Ginnastica (FGNI), spazi d’espansione e legittimazione altrimenti difficilmente realizzabili.  1902 Vittoria dell'Andrea Doria nella Coppa Città d'Asti
Esso utilizzò il movimento delle società ginnastiche, l’unico capillarmente diffuso sull’intero territorio nazionale, per impiantare e strutturare su fondamenta più solide una pratica che, in larga parte, continuava a restare estranea ai gusti ludici e al costume degli italiani. Per altro verso, la dialettica Ginnastica-Calcio determinerà la particolare curvatura nazionalistica che quest’ultima disciplina assunse nei ruoli della Federginnastica e in chiave di assimilazione culturale. Se da un lato, infatti, anche in ampi settori della comunità ginnica permaneva un atteggiamento di rifiuto nei confronti del football inglese, inteso quale manifestazione d’una civiltà estera che poteva contaminare la purezza dell’ideologia sportiva dominante, dall’altro, l’intellettualità ginnastica più illuminata (Angelo Mosso, Gabriele Pecile, Luigi Bosisio) favorì una sorta di “riappropriazione storica” del gioco d’Oltremanica, rivendicandone una lontana italianità e sostenendo derivasse dall’arcaico ’’arpastum” romano e dal Calcio rinascimentale fiorentino. Di qui, dunque, i caratteri del tutto originali acquisiti dal “football ginnastico” italiano che troverà la sua massima incarnazione nella mitica “Pro Vercelli": sezione calcistica dell’omonima società ginnica piemontese. 
Un football, che anzitutto s’avvaleva di soli elementi autoctoni, i quali, ancorché basare la loro forza sulle qualità espressamente tecniche del “dribbling game”, facevano prevalere le doti morali dello spirito di gruppo e un’ottima preparazione atletica esercitata nel lungo tirocinio agli attrezzi. La “Pro Vercelli” s’ergerà in altri termini a prototipo esemplare delle cosiddette squadre provinciali, quasi tutte d’estrazione ginnastica, che nei due primi decenni del Novecento diedero vita a quel “gioco o stile all’italiana” in cui va colto il maggior contributo recato dalle palestre all’affermazione del calcio nella nostra realtà nazionale. L’abbrivio di questa suggestiva storia deve esser peraltro differito ad un’età alquanto anteriore ai fasti della “Pro”, collocandosi correttamente nell’ultimo scorcio del XIX secolo; e, rispetto alla propagazione del nuovo verbo calcistico italianista, ricondotto primariamente a due “apostoli” ingiustamente dimenticati. Alludiamo ai ginnasiarchi, strettamente legati al mondo scolastico, Daniele Marchetti e Francesco Gabrielli. Il Marchetti (1855-1935), formatosi professionalmente presso la Società di Ginnastica Educativa “Virtus” di Bologna, nel 1880 fu tra i 25 delegati italiani inviati dal Ministro alla Pubblica Istruzione, Francesco De Sanctis, al Congresso Ginnico Mondiale di Francoforte, e da docente d’educazione fisica nel 1897 fece conoscere il calcio agli studenti del più antico Istituto Politecnico del paese: il “Carlo Cattaneo” di Milano (1841). Nel 1892 aveva dato alle stampe il testo didattico “Salute e forza: i giuochi ginnastici nelle scuole” e, nel 1899, uno dei primissimi manuali calcistici editi in Italia: “Palla al Calcio: giuoco semplice”. 
Gabrielli (1857-1899), professore di ginnastica a Rovigo, introdusse il football negli istituti superiori cittadini nel 1893, e, a distanza di tre anni, pubblicò a proprie spese da Minelli, accollandosi un debito di 160 lire, il volume “Il Giuoco del calcio o Football Association” che conteneva le regole tecniche della neo-disciplina. Come Marchetti anche Gabrielli era nativo di Bologna: e nel capoluogo dell’Emilia, alla Montagnola, il 10 maggio 1891, si tenne tra due formazioni della “Virtus” un incontro dimostrativo col quale viene fatta iniziare l’avventura del “calcio delle palestre”. Il testo normativo di Francesco Gabrielli fu inoltre quello ch’ebbe vigore in occasione del torneo di football svolto, dal 5 all’8 settembre 1896, nell’ambito del Concorso Ginnastico Interprovinciale di Treviso. 
A queste gare, che videro imporsi la Società Udinese di Ginnastica e Scherma, vittoriosa nelle eliminatorie sul locale Istituto Turazza per 3-1 e in finale sulla Palestra Ginnastica di Ferrara per 2-0, si può pertanto attribuire il valore storico di primo campionato italiano di calcio “ante litteram”. Uno “scudetto” simbolico, di cui si fregiarono questi undici, pionieristici ginnasti-calciatori: Giovanni Bisattini, Gino Chiussi, Giovan Battista Kosnapfel, Ugo Pellegrini, Emilio Minalopulo, Luigi Del Negro, Gino Plateo, Friulano Spivach, Antonio Dal Dan, Augusto Tam, Efisio Tolu. L’incipit trevigiano sarà seguito da un secondo importante appuntamento agonistico, ospitato all’interno del più rappresentativo IV Concorso Ginnastico Nazionale torinese (12-15 agosto 1898). Sessantasette i ginnasti iscritti dai tre sodalizi intervenuti: due squadre della Società Udinese di Ginnastica e Scherma, la Società Ginnastica di Torino, la Palestra Ginnastica Ferrara. 
Stavolta gli emiliani si presero la rivincita precedendo i padroni di casa e Udine. Infine, terzo significativo evento di questa peculiare “primavera” calcistica: il V Concorso Ginnastico Federale di Bologna (16-19 maggio 1901).Nelle partite di qualificazione gareggiarono la Palestra ferrarese, la Ginnastica “Partenopea” di Napoli e la “Forza e Libertà” di Rieti; a quelle di campionato la Società Ginnastica “Andrea Doria” di Genova, la Società Ginnastica Torino e la miglior squadra di Ferrara, che perse 3 a 1 la finalissima colla Società per l’Educazione Fisica “Mediolanum” di Milano. 
Entrati nel nuovo secolo, un così promettente sviluppo indusse la Federginnastica a formalizzare i contenuti e inquadrare organizzativamente il Calcio tra le sue attività istituzionali. Il 3 novembre 1900, il XIII Consiglio Federale Ginnastico di Vicenza deliberò la disputa, in seno ai propri concorsi, di “Gare di Giuochi” consistenti in competizioni di Tamburello, Palla Sfratto e Calcio; il 6 maggio 1903 l’apposita “Commissione Giuochi” (Romano Guerra, Attilio Dan Dan, Arnaldo Cibin, Enrico Mangani, Domenico Luppi, Luigi Bosisio, Zaccaria Oberti, Enrico Ferralasco) adottò quale Regolamento quello britannico della “Football Association” e il 2 giugno 1904, a Firenze, si disputò il primo autentico campionato calcistico nazionale bandito dalla Federazione ginnica. 
Ad aggiudicarselo fu il “Milan Cricket and Football Club”: una squadra prestigiosa che, contemporaneamente, partecipava con eguali soddisfazioni alle manifestazioni della FIF, di cui vinse gli “scudetti” del 1901-1906-1907. Tant’è, al riguardo vale osservare che, se il Milan risultò affiliato alla FGNI dall'11 maggio 1904 al 31 dicembre 1907, pure la “Juventus” di Torino vi fece parte dal 1903 al 1906. Adesioni d’inequivocabile significato, le quali avvalorano lo spessore, tutt’altro che disprezzabile anche sotto il profilo strettamente tecnico, raggiunto dal “football ginnastico” in quegli anni. 
Dopo il successo ottenuto dai rossoneri milanesi, nell’Albo d’Oro della FGNI, che non assegnò titoli nel 1905-1908-1909, iscrissero il loro nome queste compagini: nuovamente il Milan nel 1906 e 1907, (l’“Andrea Doria” nel 1910, 1912 e 1913 e la “Federazione Sportiva Bentegodi” di Verona nel 1911. Le ripetute vittorie conseguite dalla società “doriana” che, nata il 5 settembre 1895, con Franz Calì darà alla Nazionale italiana il suo primo capitano, indicano il protagonismo espresso dalla Liguria in siffatto specifico. 
A Genova, altre associazioni ginniche presenti sulla scena calcistica erano la “Sampierdarenese”, che istituì una “Sezione Foot-Ball” il 19 marzo 1899, e la “Nicolò Barabino”, sorta il 25 marzo 1897, la quale, l’11 agosto 1901, si distinse nel torneo di calcio organizzato a Novi Ligure dalla Società Ginnastica “Forza e Virtù”. Ancora: la “Raffaele Rubattino” contese all’“Andrea Doria”, uscendone sconfitta 2-1, il campionato italiano FGNI decisosi il 19 ottobre 1913. Una attività più sporadica, per impulso precipuo di Geo Davidson, esperì pure la decana Società Ginnastica “Cristoforo Colombo”, i cui sforzi venivano seguiti con simpatia da “La Lettura Sportiva” del 14 aprile 1907: “Fra i soci della Cristoforo Colombo - informava il giornale milanese - s’è formata una sezione foot-ballisti. Per la prima volta scesero in campo con la seconda squadra dell’Andrea Doria riportando 2 goals a 1, e sebbene finora non siano affiatati pure calciano bene e promettono di diventare una buona squadra”. 
Pressoché parallela fu la scoperta del football da parte della “Fratellanza Ginnastica Savonese”. In proposito citiamo il prezioso contributo di storia locale di cui è autore Rodolfo Baradello: “Nel giugno 1907 il Consiglio Direttivo propose di costituire una Sezioni Giuochi (Tamburello, Foot-Ball e Palla Vibrata) e promosse una riunione per il giorno 20 allo scopo di darle una Direzione; la domenica 2 settembre in Piazza d’Armi ebbero luogo le prime esercitazioni dei tre giochi ed il 20 iniziarono una serie d’incontri di campionato. Anche la squadra di Football della Fratellanza s’impegnò, il 12 gennaio 1908, nella sua prima partita contro una formazione dell’equipaggio a vapore Hanmoor”. 
Il caso ligure, apparentabile per ricchezza di soggetti e iniziative in specie a quello piemontese e lombardo, attesta in modo palese il grado di sviluppo che contraddistinse il calcio promosso dalle società ginnastiche nell’Italia giolittiana. Un fenomeno che, su un altro piano di non minore interesse, presenta una ragguardevole attrattiva storica in ragione della sua assoluta singolarità nel panorama dello sport europeo. Benché difetti attualmente una disponibilità di ricerche tali da rendere praticabile una storia comparata del “football ginnastico” in Europa, è però lecito ritenere che l’esperienza italiana non abbia analoghi paragoni nel vecchio continente. In due delle nazioni - di maggior tradizione sportiva, Germania e Francia, calcio ed esercizi ginnici procedettero infatti, per lunghi tratti, rigidamente separati. 
In Germania il conflitto tra Federazione calcistica (DFB) e Federazione ginnastica (DT) si protrarrà sino agli anni ‘20 del Novecento. “La DFB fondata nel 1900 - notava Siegfried Gehrmann - fu la prima organizzazione a livello nazionale ad occuparsi solo di questo. La DT, fondata nel 1848, ebbe invece, da questo punto di vista, un notevole ritardo, iniziando a praticare con regolarità il calcio solo dal 1924; questo sport rimaneva comunque una disciplina sportiva fra le altre, tra le quali la ginnastica esercitava da tempo una forte supremazia. Tra DFB e DT si arrivò più volte a scontri e querelles dovute spesso, data la loro affinità ideologica, ad atteggiamenti egoistici delle due organizzazioni”. 
Se, quindi, la sola identità condivisa da calciatori e ginnasti germanici risiedeva nelle comuni aspirazioni nazionali e patriottiche, in Francia il rapporto ginnastica-football registrò una cesura fondamentale all’apparire dell”’Union des Sociétés Françaises des Sports Athletiques” (USFA), che con Pierre De Coubertin ripudierà il “passato ginnico” dell’educazione fisica transalpina. L’USFA, risalente al 1887, riuniva club di tennis, canottaggio, calcio, atletica leggera, ciclismo, ma, sostanzialmente, fu soprattutto l’avvento del football, di concerto con la moda e poi l’agonismo della bicicletta, a sancire il definitivo trionfo dello Sport sulla Ginnastica. Prova ne sia che “nel decennio precedente la guerra - ha scritto Richard Holt riferendosi a Calais e Parigi - il football si era già infiltrato all’interno delle società ginnastiche che avevano una sorta di monopolio sullo sport delle classi lavoratrici”. 
Neppure in Francia si può perciò parlare di football-ginnastico; bensì, diversamente dall’Italia, l’associazionismo ginnico d’Oltralpe, surrogato organizzativamente dall’USFA nel processo di diffusione delle moderne discipline sportive di squadra, subì, suo malgrado, una inarrestabile metamorfosi calcistica. Queste condizioni francesi, sommate all”’impermeabilità ginnastica” dell’Inghilterra, e all’egemonia del movimento ginnastico sulla cultura sportiva tedesca, consentono di comprendere perché il “calcio delle palestre” costituisca, in ultima analisi, una specificità-unicità italiana. Le sue radici potrebbero essere forse ricercate in certo “sincretismo” caratteristico della storia d’Italia. Per altro, seguendo questa ipotesi, ci allontaneremmo troppo dal tema, e da una teoria generale, adeguatamente dimostrata da numerosi studi, riassumibile nel concetto di Ginnastica quale principale veicolo di sportivizzazione della nostra penisola. 
 

 
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