Sampdoria: la stagione è tutta in uno striscione

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Marco Ferrera analizza Sampdoria-Napoli e la stagione blucerchiata, in uno striscione è riassunta l’annata.

Si chiude amaramente la stagione casalinga della Sampdoria, con il Napoli che impone la legge del più forte ed alla distanza vince la partita con un secco due a zero. Una Samp scesa in campo con parecchie defezioni, l’ultima quella di Viviano e conseguente esordio di Belec, che ben si è comportato nel corso dei novanta minuti.

Sampdoria-Napoli 0-2: Belec protagonista

Un primo tempo giocato quasi interamente ad una porta, con una gran collezione di calci d’angolo (alla fine saranno dodici) e con l’esordiente portiere sloveno spesso protagonista: in avvio viene annullato un gol a Mertens dopo consultazione del mediocre Gavillucci al Var, i blucerchiati hanno un sussulto al 12’, allentando la pressione ospite con un tiro sbilenco di Caprari. Poi è solo Napoli, con Belec determinante in rapida successione sul tiro a giro di Insigne, sull’incornata di Albiol e sulla botta da fuori di Zielinski, con la Samp che tira fuori la testa nel finale di tempo, prima con una percussione contrata di Linetty e successivamente con il colpo di testa di Ferrari che scheggia la traversa.

Intanto Sarri, particolarmente nervoso a bordo campo, si lamenta con il quarto uomo per i cori di discriminazione territoriale che arrivano dalla Sud e nell’intervallo lo speaker annuncia più volte che se questi dovessero proseguire la partita sarebbe sospesa.

Sampdoria-Napoli 0-2: il secondo tempo

Nel secondo tempo il match è leggermente più equilibrato, la Sampdoria difende più alta e dopo pochi minuti Praet impegna il fischiatissimo Reina con un destro dalla distanza, subito dopo Insigne sfiora la segnatura con un destro di poco a lato imitato poi da Kownacki che per una volta riesce ad eludere la marcatura del gigantesco (in tutti i sensi…) Koulibaly e di Albiol e con il sinistro fa correre i brividi sulla schiena di Reina. Sarri immette forze fresche, Hamsik e Milik rilevano Callejon e Mertens e proprio il polacco sfodera poco prima della mezz’ora un gran sinistro dal limite che termina la sua corsa nell’angolo alto alla destra dell’incolpevole Belec, l’attaccante esulta sotto la Sud irridendo la tifoseria blucerchiata, ripartono incessanti i cori anti-napoletani e Gavillucci sospende il match, con il presidente Ferrero che abbandona il suo posto in tribuna per portarsi sotto la gradinata per far cessare il tutto, con esiti non del tutto positivi, ma comunque da apprezzare per l’immediatezza della decisione. Nel frattempo Albiol, una volta ripreso il gioco, raddoppia di testa su azione da corner, con Belec questa volta non del tutto irreprensibile e mette il sigillo al risultato, meritato per la seconda forza del campionato.

La stagione della Sampdoria in uno strisicone

“Noi ci abbiamo creduto, il prossimo anno credeteci anche voi” srotola nei suoi striscioni la gradinata doriana ed è la sintesi esatta e spietata per una squadra che per tre quarti di stagione ha fatto sognare lo scenario europeo e si è sciolta negli ultimi due mesi come neve al sole, perdendo sette delle ultime nove partite lontano da casa e dando l’impressione di una bella incompiuta, in troppi sono scesi in campo senza quell’ “animus pugnandi” necessario per raggiungere un traguardo che sembrava più che possibile. Ripartire da Giampaolo o cambiare guida? I giudizi sull’allenatore della Sampdoria sono contrastanti, il tecnico abruzzese non ha il plebiscito di qualche tempo fa, come spesso capita quando i risultati diventano altalenanti: la sensazione personale è che Giampaolo resterà alla guida della navicella blucerchiata se i programmi saranno chiari, a Genova ha sempre dichiarato di aver trovato l’ambiente ideale, l’importante sarà da parte della dirigenza trovare la giusta sinergia per approntare una squadra competitiva, senza vendere troppi prezzi pregiati ed anzi investire nei ruoli che storicamente hanno mostrato le solite lacune nel corso della stagione.

I cori

Inciso finale sui cori che hanno macchiato il finale di stagione, da parte di una gradinata che è stato spesso il dodicesimo uomo in campo: sicuramente da condannare , il regolamento parla chiaro ed in questi casi bene ha fatto l’arbitro a fermare il gioco anche se bisognerebbe intervenire sempre nell’interruzione delle partite e non solo saltuariamente ed applicare le giuste sanzioni anche se ritengo sia esagerato parlare di razzismo, pur stigmatizzando il comportamento di parte della tifoseria. Vorrei sottolineare altresì il comportamento non propriamente da professionisti di uomini di campo come Maurizio Sarri, tecnico del Napoli, per tutto il primo tempo a sollecitare l’intervento del quarto uomo per la sospensione della partita , spesso fuori dell’area tecnica , lui che in passato diede del finocchio a Mancini e non più tardi di due settimane fa mostrò il dito medio dal pullmann ai tifosi juventini. L’intervento dello speaker del “Ferraris” aveva fatto cessare gli sgradevoli cori della Sud che sono ripresi ancora più sonori quando Milik , giustamente ammonito da Gavillucci, ha voluto imitare quanto aveva fatto l’anno precedente Insigne irridendo un’intera gradinata dopo il gol del vantaggio partenopeo : credo che un maggior senso di responsabilità da parte dei protagonisti sarebbe fondamentale per evitare l’ulteriore imbarbarimento di questo nostro povero calcio .