Sampdoria meno bella ma più efficace, è la strada giusta

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Giampaolo allenatore della Sampdoria
Giampaolo allenatore della Sampdoria

Riecco la Samp lassù, dove ci aveva abitati a vederla. Bergamo, evidentemente, è un teatro propizio per i blucerchiati,già vittoriosi lo scorso anno. Stavolta il destino ha permesso ai blucerchiati di riprendersi il maltolto di Cagliari, dove la sfida finì in un bugiardissimo pareggio. In Sardegna i pali (e l’erroraccio di Kownacki) avevano ridimensionato la Giampaolo’s Band, ieri invece hanno salvato due volte Audero condannando un’Atalanta che – siamo onesti – non meritava di uscire dal campo con le ossa rotte.

La Samp è stata meno bella rispetto a tante gare già in archivio, e proprio questa constatazione eleva il livello dell’impresa. Sì perché nel calcio di oggi, a livello di classifica, fanno la differenza proprio i successi più sofferti, quelli figli di una prova più concreta che spettacolare, più pragmatica che accademica.

Una vittoria pesantissima costruita soprattutto in difesa, anche considerando che il gol decisivo reca l’autografo di un gendarme scelto, Tonelli, precipitatosi in area avversaria su un calcio d’angolo.

Toneli – vale ricordarlo – è stato uno degli acquisti dell’ultima ora. Riuscitissimo come quelli di Ekdal, sempre più calato nei panni dell’equilibratore di centrocampo, e dello stesso Saponara, del quale torneremo a parlare in termini elogiativi appena l’infortunio sarà alle spalle.

L’ingaggio dell’ex napoletano non è stato un colpo di fortuna, ma un’operazione mirata, caldeggiata da Giampaolo, che conosceva a fondo il giocatore, e subito sposata da una società che ogni anno vende alla grande uno o due gioielli, ma sa sempre come sostituirli più che degnamente, a volte migliorando addirittura l’assetto.

Tornando a Bergamo, va rimarcata la tenuta di una difesa salvata sì da due legni e da un paio almeno di rimarchevoli interventi di Audero (altro innesto riuscito) ma confermatasi robusta ed efficace in tutti i suoi elementi, compreso quel Murro che, dopo aver fatto indigetione di critiche lo scorso anno, sta prendendo gusto ai complimenti. Al suo fianco, brillantissima la coppia centrale Andersen-Tonelli e maiuscola la prova di Bereszynski, ormai un terzino da grandi palcoscenici.

Quando la fase difensiva funziona – anche per merito di centrocampisti e attaccanti disposti al sacrificio – nessun traguardo è proibito. Se resti imbattuto, ti basta un golletto per fare bottino pieno e salire in classifica sino a quote impensabili.

Stavolta gli attaccanti non hanno fatto faville, confermando una certa incostanza nel rendimento, ma che importa? La struttura regge e il cinismo consente imprese insperate alla vigilia. I loro gol potranno tornare utili a Marassi, che sarà senz’altro teatro di altre affermazioni roboanti, ma intanto godiamoci la nuova posizione in classifica, che dopo il ko di Udine nella prima giornata pareva utopia. L’idiosincrasia alle trasferte è stata ammazzata e questo cinismo, inedito in un team troppo a lungo votato ai ricami, è un segno di maturità, un esame probante superato verso una dimensione prestigiosa. Juve, Inter e Napoli sembrano inarrivabili, ma il resto del lotto (le due romane il Milan, la giovane Fiorentina) non appare così lontano, nelle prospettive, da una squadra che potrà sfruttare l’indubbio vantaggio di non giocare in Europa.