Sampdoria: la sconfitta non fa poi così male

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La Sampdoria perde in casa contro la Lazio, un risultato immeritato che non pregiudica il cammino verso l’Europa.

 Prima o poi doveva accadere. Non esiste sequela – né negativa né positiva – di risultati che duri in eterno, sicché è giusto archiviare la pratica Lazio senza soverchi rimpianti. Certo, poteva andare meglio, e almeno il pareggio rientrava nella logica e anche nell’equa suddivisione dei meriti, ma ci sta di perdere da una squadra che, tutto sommato, ha qualcosina in più della Sampdoria.

Consoliamoci osservando i risultati delle avversarie dirette per una poltrona europea: ha vinto solo la Fiorentina e il resto è rimasto ancorato al pareggio. Dunque, le prospetrive rimangono eccellenti. Ora i blucerchiati sono tenuti ad interrompere la serie nera in trasferta sottoponendosi all’ennesimo esame finestra legato ad una strana sindrome, che trasforma letteralmente il rendimento da casa a trasferta. Il Cagliari, speso corsaro, balbetta quasi sempre davanti ai tifosi amici: è un’occasione da non fallire per invertire la marcia.

La Sampdoria delle ultime due gare

Le ultime due gare, concluse con altrettante sconfitte, hanno però evidenziato uno stato di salute non ottimale della Giampaolo’s Band. Qualche singolo sta giocando sottotono, a cominciare da Zapata, che – a parte la segnatura – non è stato brillantissimo: e ben si sa che quando lui perde qualche colpo, l’incisività della squadra intera ne scapita non poco. L’elenco continua con Praet, che forse il mister ha rilanciato troppo presto dopo l’infortunio: domenica è parso titubante, legato, per nulla fluido nella corsa, tanto da attirarsi un’inevitabile sostituzione. Il belga è sempre più impotante nell’economia generale, tuttavia anche nel calcio è preferibile un elemento meno dotato ma sano ad un punto di forza col freno a mano tirato.

Inutile negare, inoltre, che si avverta enormemente la mancanza di Strinic sull’out mancino. Non è censurabile Giampaolo nella scelta del giovane Murru a scapito del navigato Regini (sempre più centrale e sempre meno esterno), ma il sardo sinora non ha convinto: troppe le incertezze, dovute forse ad una carente personalità, anche prima dell’errore fatale di aver tenuto in gioco Caicedo sul secondo gol biancoceleste. La lista prosegue con Viviano, che – per carità – in passato ha salvato la Samp in mille circostanze, ma dopo il rientro da grave infortunio non riesce più a trasmettere la necessaria sicurezza. A Bologna ha favorito la prima rete rossoblù e domenica si è macchiato di un’imperfetta uscita pagata con la sconfitta. Inevitabile che la parte di pubblico più affezionata al supertifoso Puggioni caldeggi un cambio tra i pali.

Le (poche) colpe di Giampaolo

Neppure il mister, in tempi recenti, è parso esente da colpe. A Bologna aveva clamorosamente sostituito in corso d’opera Bereszynski, forse il meno peggio della combriccola, e domenica ha inspiegabilmente avvicendato Quagliarella, forse il migliore, a pro di Kownacki, promettente sinché si vuole nella veste di goleador, ma ancora acerbo per certi infuocati contesti. Infine, al tecnico si imputa pure l’insistenza su Alvarez, inserito alla mezz’ora della ripresa sull’1-0 a favore. L’argentino, che non è mai stato simpaticissimo nel cuore dei tifosi blucerchiati, da tempo sta sbarellando: non sarebbe stato preferibile Caprari quando Ramirez ha iniziato a zoppicare?

Chiudendo la parentesi da… pignoli, rimarchiamo anche le cose positive, partendo da un Bereszynski sempe più sontuoso, ormai diventato un punto di forza, capace di limare partita dopo partita quella scorsa di scetticismo che l’accompagnava. Eppoi Torreira, onnipresente, il faro del centrocampo, bravo a recuperar palloni e sempre partecipe alle azioni vincenti: un fuoriclasse. Saranno loro a guidare la riscossa di un team che – non dimentchiamolo mai – ha giocato alla pari con la Lazio e occupa una classifica nettamente più lusinghiera rispetto alle prospettive.