Sampdoria-Giampaolo: il divorzio non conviene a nessuno

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Il tecnico della Sampdoria Giampaolo e il presidente Ferrero
Il tecnico della Sampdoria Giampaolo e il presidente Ferrero

Pierluigi Gambino analizza il momento della Sampdoria, un’analisi che ruota intorno a Marco Giampaolo.

Vero che al Napoli e ai suoi sostenitori giungono insulti vergognosi in ogni stadio in Italia e vero altresì che la tifoseria partenopea è gemellata con quella del Genoa, ma certe attenuanti sono risibili e non posso affatto giustificare quei cori di discriminazione razziale partiti dalla Sud. Si dirà: gli autori della bravata sono un’esigua minoranza, gocce di veleno in un mare di persone corrette e sportive, ma bastano certe presenze a macchiare il tutto in maniera indelebile.

Certi comportamenti erano imprevisti, proprio perché a manifestarli è stato un popolo, quello blucerchiato, solitamente tra i più ligi alle regole, ma un approfondimento è doveroso e prende spunto da tutto un campionato che, fatta qualche eccezione, ha regalato ai frequentatori della Sud soddisfazioni a josa, sotto forma di vittorie squillanti e di prestazioni a tutto tondo. Forse per la prima volta, con lo spegnersi delle ultime speranze di qualificazione europea, ha preso il sopravvento la delusione, prontamente esternata. C’è chi ha sposato l’innocuo, non ingiustificato striscione che ricordava come i tifosi – – contrariamente ai giocatori – avessero creduto sino in fondo sll’Europa e chi, invece, ha sfogato i propri sentimenti nel modo più becero offendendo pesantemente, ben al di là del tollerabile.

Ed eccoci a parlare di campo. Chiaro che la Samp, a livello aritmetico, rischia di scivolare addirittura in decima piazza: ipotesi legata al successo del Toro a Marassi col Genoa e al contemporaneo ko di blucerchiati a Ferrara. E se alla resa dei conti fosse nono o addirittura ottavo posto, il commento di fondo non cambierebbe minimamente e si dovrebbe parlare di conferma dei pronostici di inizio annata, stilati dopo una serie di cessioni dolorosissime, compensate solo parzialmente da innesti comunque rispettabili. Diverso, ovviamente, è il discorso inerente l’andamento stagionale: una squadra capace di restare in orbita UEFA per almeno sei mesi, è piombata all’inferno in primavera, frantumando i sogni dei tifosi. I vecchi soloni sostengono che nel calcio succede come nel susseguirsi delle stagioni: il freddo e il caldo nn se li magia nessuno e prima o poi arrivano. Così, è normalissimo che certi risultati esaltanti ben oltre le attese siano poi compensati da una serie di tappe imprevedibilmente scadenti.

Questa lunga diversione è utile anche per valutare la resa di mister Giampaolo. L’impressione chiara è che il tempo non abbia mutato minimamente il bagaglio di pregi e difetti di questo tecnico, che appare identico a due anni fa. Le sue qualità – splendido insegnante di football, capace di conferire un’impronta felice al gioco e di valorizzare il materiale giovane a disposizione – sono uscite indenni, ma si sperava che due anni di esperienza in più cancellassero almeno in parte le carenze del suo repertorio. Così non è successo: l’abruzzese rimane un modestissimo trascinatore e, a livello tattico, un talebano proteso ad affrontare Juventus e Verona con lo stesso modulo ed approccio mentale, senza mai ritoccare l’assetto qualche sia il risultato parziale o il momento dei suoi giocatori. Il giudizio su di lui resta altamente positivo, ci mancherebbe, ma non entusiastico.

Con Giampaolo, insomma, occorre “prendere o lasciare” il tutto, senza poter trattare. Lui, legato alla Samp sino al 2020, almeno a parole sembra voler porre certe condizioni: resto solo se le pretese della dirigenza e della piazza non stridono con l’effettivo valore della squadra scaturita dal mercato. Giusto che il mister esiga chiarezza su questo fronte, per evitare dolorosissime bruciature, ma l’impressione è che certe frasi servano solo a fargli guadagnare tempo. Se non arrivasse un’offerta irrinunciabile da qualche squadrone, l’attuale schermaglia rientrerebbe immediatamente. Nè lui né la società, infatti, avrebbero la convenienza a divorziare, anche prescindendo dal contratto in essere.