5 Febbraio 2012 Genova
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Incredibile ma vero, cento anni fa alla fine dell’Ottocento, in Gran Bretagna il football non era tenuto moralmente in grandissima considerazione riecheggiando sovente la battuta di un personaggio di Shalespeare in "Re Lear" quando declama… "Tu vile giocatore di football…", forse in contrapposizione alla boxe definita la "noble art".  
Era però merce preziosa di esportazione ed a Genova aveva messo radici profonde da qualche anno, da quando nel 1893, com’è arcinoto, sudditi britannici con Spensley in testa avevano dato vita al Genoa Cricket ad Athletic Club.  
Ma non è la storia del glorioso Grifone che vogliamo riproporre, ma quella del primo titolo di campione d’Italia, non già scudetto, termine e distintivo ideato nel 1924 ed appannaggio, quale ultimo dei nove conquistati, proprio dal Genoa, dai rossoblu De Pra e De Vecchi, di Barbieri e Burlando, di Sardi Catto, Santamaria and company, tutti di altissimo rango calcistico.  
L’avvenimento è datato 8 maggio 1898 in un’Italia che aveva tanta voglia di "crescere", l’Italia di Giolitti (il "vecchio per intenderci"), del marchese di Rudinì, di Re Umberto I e della Regina Margherita, del generale Bava Beccaris e di tanti altri personaggi che hanno fatto storia.  
Nel pianeta football, com’era definito il calcio allora, il 1898 segna la data di fondazione, a Torino, della Federazione Gioco Calcio (recentemente è stato ricordato l’avvenimento al Quirinale), presieduta dal Conte d’Ovidio.  
Da quel momento il football non si gioca più per "diletto" o meglio per pura competizione sportiva isolata perché c’è di mezzo "nientepopodimeno" che il primo campionato e naturalmente il primo titolo italiano viene conquistato immediatamente dal Genoa superando semifinali e finali in una sola giornata che rimarrà… "storica": domenica 8 maggio 1898, esattamente cento anni fa.  
L’incontro avviene sotto la Mole Antonelliana a Torino e la futura squadra rossoblu (allora ancora in casacca bianca) prima batte in mattinata per 1-0 la "Ginnastica Torino" quindi nel pomeriggio supera per 2-1 l’"Internazionale" di Torino al termine dei tempi supplementari, una "coda" ai novanta minuti che provoca qualche inconveniente muscolare ai contendenti.  
Così il primo titolo di campione d’Italia è appannaggio del Genoa. I protagonisti: si trattava di giovani dilettanti puri, che durante la settimana lavoravano negli "scagni" fumosi di piazza Banchi, negli uffici istoriati della via Nuovissima, studiavano magari nelle aule dell’Ateneo come universitari, oppure in uffici professionali in via Assarotti o in via Roma.  
La domenica smettevano i vestiti borghesi e indossavano una maglia colorata o bianca, calzavano scarpe "bullonate" e schierati contro altri undici giovani della stessa "risma" si mettevano a giocare a Ponte Carrega prima, alle Gavette poi e dopo ancora sulla verde "pelouse" di Marassi, sul rettangolo di gioco preso in affitto, appunto, dal marchese Marassi oppure in trasferta come in quel fatidico 8 maggio 1898, impegnati a "creare" football (anche se non si parlava di tattiche un criterio di gioco esisteva di certo per manovrare verso il gol) sotto lo sguardo attento e spesso severo di pochi spettatori, un gioco regolato dal "Referee" ovvero dall’arbitro, seguiti nel loro gioco da non più di trecento spettatori con incassi che oscillavano attorno alle trecento lire che si chiamavano "lirette" (perché allora i governanti non si "pavoneggiavano" essendo per lo più aristocratici…) ma "lirette" che facevano "aggio" sull’oro tanto per intenderci e metter le cose al suo posto giusto.  
Comunque è bene ritornare a quel fatidico 8 maggio 1898, un secolo fa, e citare a caratteri d’oro quel gruppo di campioni d’Italia cioè quel Genoa schierato (ovviamente senza possibilità di sostituzioni) con: Spensley (il "mitico" medico inglese e missionario laico dello scautismo a Genova), Leaver, Bocciardo, Dapples, Bertolio, Le Pelley, Ghiglione, Pasteur II, Ghigliotti, De Galleani, Baird.  
Questi nomi dovrebbero (moralmente lo sono) essere incisi nel bronzo della storia sportiva, motivo e momento sportivo di una città, la Superba, di una nazione, l’Italia, che stava faticosamente dandosi un sistema e un assetto industriale nella "triplice" con Germania e Austria-Ungheria ma con nel cuore la "spina dell’irredentismo" che ci portò alla prima guerra mondiale, alla grande guerra che mutò il mondo con il passaggio dagli imperi alle nazionalità.  
Ma qui il discorso porterebbe assai lontano… Meglio circoscriverlo al giusto onore per quel Genoa al suo primo titolo di campione d’Italia, o meglio al primo titolo di campione d’Italia in assoluto.

 
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