L’analisi di Sampdoria-Spal 2-1

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La Samp si impone con lo scarto minimo sulla rampante Spal di mister Semplici e regala ai propri tifosi dieci minuti, quelli finali, di (relativa) sofferenza. Risultato? Non solo nella Sud ma anche in altri settori si sono scorte smorfie di disappunto e perplessità, non completamente cancellate dal favorevole esito finale della partita. Evidentemente, c’è chi tra i tifosi blucerchiati che si era abituato benissimo e rilutta ad accettare una squadra meno brillante e spettacolare.

Evidentemente, c’è chi pensava che la partenza di Torreira non avrebbe lasciato qualche scoria. L’uruguagio tascabile è un giocatore impossibile da sostituire, unico nell’aggredire gli avversari e riproporre immediatamente l’azione con il suo inimitabile gioco corto. Ekdal lo sta sostituendo al meglio, ma è una sontuosa mezzala adattata magnificamente a regista. Ma se anche la società avesse pescato sul mercato uno dei rarissimi “meneurs de jou” ancora esistenti nel panorama mondiale, l’assenza del giocatore approdato all’Arsenal si sarebbe ugualmente avvertita.

La lunga, doverosa premessa era necessaria per spiegare la realtà che parla di una Samp ugualmente vittoriosa ma non in grado di “riempire” il match come gli succedeva l’anno scorso, almeno nelle sfide casalinghe. Vero, contro il Napoli si era vista una formazione travolgente dall’inizio alla fine, ma certe serate esaltanti – tu con i bioritmi al massimo, gli avversari che sonnecchiano e sottovalutano le insidie della sfida – capitano una, due volte in una stagione e non possono rappresentare una regola.

Sulla legittimità del successo sampdoriano nessuno potrebbe minimamente discutere. Il divario di un gol ci sta tutto tra due squadre che globalmente hanno differente potenziale. Dopo tutto, il pressing operato dai padroni di casa per quasi tutto il primo tempo è stato asfissiante ed avrebbe meritato premio ben più gratificante del pari all’intervallo. Purtroppo, a questo undici mancano un briciolo di fisicità e forse di qualità nei centrocampisti per poter passare più frequentemente all’incasso. Un difetto già emerso a Cagliari – al netto di una jella particolarmente accanita – e forse anche con l’Inter. Non basta, insomma, una chiarissima superiorità territoriale e la costante, massiccia presenza nella metà campo rivale per accrescere la pericolosità offensiva.
La manita di Frosinone e la mezza goleada col Ciuccio hanno forse ingannato: la verità è che questa Samp non produce palle-gol a josa. Ma quelle spesso bastano ed avanzano per lasciare a secco formazioni garibaldine e organizzate a individualmente modeste come quella ferrarese.

Detto della pecca più evidente, è giusto enumerare anche i numerosi pregi emersi dal posticipo. In primis la conferma della tenuta stagna di una difesa che ha beccato un gol solo per un’altra mezza papera del giovane portiere Audero, le cui potenzialità enorme a volte si infrangono in qualche perdonabile ingenuità. Vero che nel primo tempo Murri ha patito eccessivamente la verve di Lazzari, pessimo cliente, ma alla distanza è stato il sardo a spuntarla. Pressoché perfetti gli altri tre interpreti.
Che dire, poi, di quel Defrel accolto in estate da tonnellate di scetticismo e rivelatosi invece un prolifico goleador ed anche una preziosa sponda per i compagni? Suoi, infatti, l’assist ad inizio gara per Barreto ed anche l’apertura della magnifica trama che ha condotto al pari. Per non essere da meno, ecco che il suo partner Quagliarella ha offerto i due passaggi vincenti, firmando l’ennesima prova pregevole della sua carriera.

Vero, il centrocampo non ha brillato, ma torniamo al discorso iniziale. Senza contare che il recente tour de force, anche cagionato dal recupero con i viola e non solo dal turno infrasettimanale, ha lasciato qualche tossina di troppo nelle gambe dei vari Praet, Barreto, Linetty (gol a parte) ed Ekdal.
Pur senza incantare, la Samp è salita in una posizione di classifica accettabile, dimostrando di potersi,a a maggio, imporre nel campionato di… A2, quello che si disputa alle spalle delle sette sorelle (Fiorentina compresa) destinate a papparsi le poltrone europee.