La sinfonia armonica della Sampdoria

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Sampdoria-Crotone 5-0: l'esultanza blucerchiata
Sampdoria-Crotone 5-0: l'esultanza blucerchiata

Il gioco della Sampdoria offre spesso l’impressione di una sinfonia estremamente armonica e orecchiabile. Se non fosse per qualche perdonabile “stecca” nelle note conclusive, sarebbe un trionfo per le orecchie dei suoi appassionati. Fuor di metafora, i blucerchiati il momento peggiore a livello di bioritmi e di condizione l’hanno ormai messo alle spalle, contrariamente ad altre formazioni, più o meno ambiziose, che stanno ansimando. Col Verona, fatte salve certe conclusioni non irresistibili che hanno impedito una goleada, la trama doriana ha toccato livelli elevatissimi. Gli scettici evidenZiano l’estrema pochzza degli scaligeri, ma se non sei ispirato e dotato, non riesci a compiere certe imprese neppure se giochi… da solo.

Sino al trionfo recente nella Roma giallorossa, restava in vita l’annoso interrogativo: grande Samp, ma a Marassi, mentre in trasferta… Ora non è più così: Torreira e C. hanno preso piena consapevolezza delle proprie enormi potenzialità e non si limitano a rullare gli antagonisti sul terreno di casa. Comunque, per fugare le ultime incertezze, ecco l’esame finestra di San Siro, tra i più probanti, poiché il Milan è in serie positiva da parecchio e ha iniziato ad assimilare la cura da cavallo prescritta dal dottor Gattuso.

Gara ispida e infida, che tuttavia la Samp ha tutti i mezzi per pareggiare o addirittura vincere. I blucerchiati – vedasi il match col Toro – soffrono le avversarie fisicamente prestanti, ma il Milan – orfano tra l’altro dell’unico suo colosso, lo squaliicato Kessie – è tra i team più leggeri e non certo tra i più rapidi. Nella tecnica applicata alla velocità di esecuzione, è raro trovare una compagine più attrezzata di quella doriana, che pertanto dovrebbe trovarsi a proprio agio. L’unica avvertenza riguarda le fasce laterali, punto di forza del Diavolo: guai a lasciar soli i due terzini, opposti a clienti pericolosi quali Calhanoglu e principalmente Suso: necessitano i raddoppi dei centrocampisti.

Si annuncia comunque un partitone tutto da gustare, coi blucerchiati che si possono far forti di due risultati su tre. D’altronde, come prima lepre alle spalle delle cinque fuggitive, l’undici di Giampaolo può – almeno in teoria – accontentarsi del pareggio, che lascerebbe il Diavolo a tre punti… e mezzo di distanza. Vero che nella disputa per il sesto posto non possiamo ignorare L’Atalanta e, soprattutto il Toro rampante di Mazzarri, ma la posizione dei blucerchiati resta invidiabile e pronuba di altre gioie.

Giampaolo, dopo il periodaccio costato forse un piazzamento in Champions, ha ritrovato la quadra. Molto merito è suo: chi se non lui, dopo aver proposto un gioco meraviglioso e livello estetico e anche pratico, continua a garantire il valore aggiunto della psicologia? Il mister ha capito che questo gruppo non va responsabilizzato più di tanto, ma lasciato libero di godersi le partite una per volta, senza soffermarsi su una classifica che – osservando gli stenti di Inter, Roma e Lazio, tutt’altro che brillanti – autorizzerebbe pensieri… proibiti.

Al resto stanno provvedendo quei giocatori che erano maggiormente nel mirino: ad esempio Bereszinsky e Murru, a lungo considerati (specie il sardo) autentici punti deboli ed ora consacrati come titolari fissi. E poi Barreto, che in autunno noi tutti avevamo frettolosamente giudicato all’ammazzacaffé ed invece si sta rivelando prezioso persino in zona gol.

Per attingere alla perfezione, in attesa di Praet, occorre solo recuperare alla miglior forma Quagliarella (rigorista impeccabile, ma per il resto non così brillante come un tempo) e soprattutto Zapata, evidentemente frenato e condizionato da qualche acciacco che non lo spinge tra gli indisponibili ma lo esclude dagli inamovibili. I due – in specie il sudamericano – non sono lucidissimi, ma – anche grazie a Caprari e Kownacki – la loro impasse non rovina il presente e neppure le prospettive future.