La Sampdoria a due facce di Marco Giampaolo

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Derby Genoa-Samp: le parole di Giampaolo
Derby Genoa-Samp: le parole di Giampaolo

Pierluigi Gambino analizza il momento della Sampdoria. I blucerchiati faticano in trasferta e contro le piccole mentre sono spietati con le grandi e a Marassi.

Scavando nella storia blucerchiata, per trovare una Samp così… double face tra casa e trasferta si deve correre a ritroso sino al campionato 60’61, quello concluso con il quarto posto, massimo piazzamento sino ai tempi gloriosi di Boskov, Vialli e Mancini. Quella squadra, imbottita di campioni sul viale del tramonto giunti da Milano (Bergamaschi, Vincenzi, Skoglund, Cucchiaroni) e impreziosita dal magistero di Ocwirk, era irresistibile a Marassi ma assai vulnerabile in trasferta. Da qui il distacco cospicuo rispetto alle prime tre della graduatoria.

Improbabile che la Samp attuale chiuda l’annata ai piedi del podio, ma il trend è simile. Lo squadrone d’antan era condizionato dall’età avanzata e dall’usura dei suoi assi, mentre la formazione odierna soffre di una stranissima, inspiegabile sindrome.

Di sicuro non rappresentano una casualità certi brucianti e rotondi insuccessi esterni, che almeno in parte si possono spiegare con le caratteristiche di mister Giampaolo, impareggiabile insegnante di calcio (il numero due alle spalle del solo Sarri), ma forse non così efficace come galvanizzatore. Insomma, la psicologia non è il suo forte, ed invece servirebbe per caricare un team ricco di qualità tecniche e disponibilità al sacrificio ma non di personalità. Non debbono sorprendere i trionfi ai danni di Milan e Juve, il cui blasone basta ed avanza a motivare qualsiasi avversario. Qiuando si tratta di affrontare avversarie più modeste, ecco che i limiti della Samp affiorano perentoriamente.

Il trainer va chiamato in causa anche in tema di approcci al match: quante volte i blucerchiati sono partiti lenti e si sono trovati in svantaggio? Almeno in casa, hanno sempre rimediato, ma lontano da un pubblico ammirevole che sa spingerli come pochi, quasi mai l’impresa è riuscita. Ci può stare una certa dose di incostanza, ma lo 0-4 di Udine e lo 0-3 di Bologna (dove per mezza gara si è potuto godere della superiorità numerica) sono davvero imperdonabili e rapresentano la spia di un disagio.

Restando all’ultimo match, va rimarcato che per la prima volta Giampaolo ha dovuto rinunciare contemporaneamente  a due centrocampisti del calibro di Linetty e Praet e (dopo una manciata di minuti) al terzino sinistro Strinic. Ebbene, certe riserve hanno mostrato la loro inadeguatezza, in specie Verre, le cui fugaci apparizioni in questo campionato non sono mai state lusinghiere. Normale che, trattandosi di rincalzi, siano inferiori ai titolari ma al di là delle loro doti incide anche la manciacale applicazione agli schemi da parte del trainer abruzzese: i protagonisti abituali hanno assimilato da tempo i vari movimenti, non così le alternative provenienti dalla panchina.

Ciò premesso, è doveroso aggiungere che al Dall’Ara sono mancati anche i freschi protagonisti del pomeriggio magico anti-Juve: Zapata, Quagliarella, Torreira, Viviano. Forse si è salvato solo Bereszynski, avvicendato anzitempo per una scelta tattica ai più apparsa inconprensibile. E se tutti affondano miseramente, significa che il malessere è profondo.

Giusto sottolineare che una domenica dispari non è la fine del mondo: dopo tutto, la Samp, non essendo partita per conquistare né il tricolore né un posto Champions, sta conducendo una stagione eccellente. Perplessità però suscitano le dichiarazioni post-partita di Giampaolo: non che dovesse “mangiarsi” i suoi ragazzi, ma neppure che ne assolvesse gli atteggiamenti in campo. Ogni tanto, pur con la pancia riempita di recente da certe roboanti imprese, occorre che un allenatore mostri i denti ai suoi giocatori e tiri loro le orecchie, anche pubblicamente. A maggior ragione quando un certo andazzo lontano dalla Liguria (interrotto solo nel secondo tempo di San Siro contro l’Inter) prosegue da troppo tempo.