La fortuna (più che meritata) di Ballardini

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Ballardini allenatore del Genoa
Ballardini allenatore del Genoa

Tanto per fare le pulci al Balla, iniziamo a rimarcare una sua dote, tanto involontaria quanto utile: la fortuna. Juric, che peraltro non è rimpianto da nessuno, era anche jellato, mentre il romagnolo si è visto aiutare da qualche montante amico e anche dal calendario. Sì perché è indubbio che il Chievo di due mesi fa – prima dell’infortunio serio a Castro e dei guai fisici occorsi a Inglese – sarebbe stato osso ben più duro da masticare, cosiccome la Lazio di dicembre, ben più tonica di quella attuale, che dura solo 45 minuti.

Sarebbe però ingeneroso negare che nelle ultime due sfide i rossoblù – il mister in testa – ci abbiano messo parecchio del loro per rimpicciolire e domare gli avversari. La verità è che il Genoa, confermatosi un fortino pressochè inespugnabile in retroguardia – anche quando cambiano quasi tutti gli interpreti – è progredito in fase di riproposizione e soprattutto sotto l’aspetto della condizione fisica. Sarà per via del”richiamo” invernale o per una semplice fase fisiologica, fattostà che i rossoblù ora corrono il doppio di prima, stroncano gli avversari alla distanza e si concedono finali pirotecnici che nel 2017 erano pure utopia.

Ballardini sta raccogliendo i primi frutti della semina più recente, quella avviata dopo aver fatto crescere il rigoglioso albero della solidità difensiva. Più realista del re, eccolo annunciare ai quattro venti che il modulo tattico da qui a maggio non cambierà: sarebbe un’inutile perdita di tempo, con effetti controproducenti, considerate le caratteristiche degli attuali gendarmi, tutti adatti alla “tre”.
Puntellata la retroguardia, ecco che gli orizzonti del gioco si sono ampliati. Impossibile trasformare questo Genoa in una squadra capace di comandare il gioco dal primo al novantesimo, ma esistevano margini di miglioramento. Detto e fatto, anche grazie alla fruttuosa “campagna di gennaio”, che ha regalato un terzino come Pereira tecnicamente provvisto, una mezzala di fisico notevole e accettabile qualità come Hiljemark e, come buon peso, due fantasisti come Bessa e Medeiros, di indubbie potenzialità.

Con questo po’ po’ di organico, lievitato dalla cintola in su, Balla ha compiuto un passo determinante, proponendo un radicale cambio di tattica e di mentalità: dopo un lungo controllo dei match – così da evitare sorprese spiacevoli – ecco la ferma volontà di far male all’avversario nel periodo conclusivo, quando la maggiore brillantezza può risultare decisiva. Chiarito il progetto, serviva solo un firmatario del “golpe”, identificato in Dego Laxalt, i cui gol pesantissimi all’Olimpico e al Bentegodi sono il frutto del suo perentorio ritorno ai livelli attinti due anni fa.
Certo, non aspettiamoci la trasformazione del Genoa in macchina da gol: i tiri in porta restano una rarità, in specie quelli degli attaccanti. Concede però speranze la ritrovata verve di un Pandev mai così costante nell’apporto come nelle ultime partite. E ci si aspetta sempre un perentorio risveglio dei due centravanti in rosa. Galabinov, per carità, resta il preferito, e si spera caldamente che l’infortunio rimediato a Verona non sia grave, ma pure Lapadula godrà di ghiotte chances: starà a lui sfruttarle a dovere, tanto per giustiicare almeno in parte il cospicuo esborso della società per assicurarsi i suoi servigi.

E ora? La salvezza è ampiamente ipotecata, ma non si può racchiudere il futuro stagionale al tentativo di aggiudicarsi il derby di ritorno, restituendo pan per focaccia ai “cugini”. La classifica non è più miserevole come a novembre, ma può essere ulteriormente corroborata e, comunque, dopo due imprese corsare consecutive, è doveroso regalare una soddisfazione “diretta” anche agli assidui frequentatori di Marassi, esultanti sì dopo i successi su Benevento e Sassuolo ma non certo appagati dallo spettacolo offerto. L’Inter potrebbe rivelrsi l’avversaria adatta per colmare la lacuna: avversario di prestigio e ambizioso, ma tutt’altro che in salute. Va affrontato con la giusta prudenza tattica, ma anche con la consapevolezza nei propri mezzi, la conquista più recente.