Genoa più spettacolare e offensivo? Dovrà cambiare molto

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Ballardini, nuovo tecnico del Genoa
Ballardini, nuovo tecnico del Genoa

Certe sconfitte, figlie di esperimenti adeguatamente mirati, non sono inutili, anzi servono moltissimo. Dunque, il Grifo perde anche a Benevento, e il gol al passivo, pur immeritato e figlio di un errore individuale di disimpegno, giunge quando la squadra sta offrendo in avanti il meglio di sé e collezionando un’opportunità offensiva dopo l’altra. I critici più superficiali penseranno alla casualità: quante volte, nel calcio, si incassa una segnatura nel momento migliore? Invece no: il castigo non è stato un perfido scherzo del destino ma l’ennesimo avviso ai naviganti riguardo ai difetti di questo Genoa.

Non è stata la prima partita in cui i rossoblù hanno cercato di esprimere calcio propositivo venendo puniti. Il mister conosceva già i rischi cui andava incontro e li ha consapevolmente affrontati per dimostrare che se la società – oltre a lui stesso – esige dall’anno prossimo una formazione più spettacolare e votata all’attacco, si debbono cambiare parecchi uomini. Con quest’organico, e soprattutto con questi difensori, fortissimi solo in trincea ma vulnerabilissimi in campo aperto, non si può applicare la difesa a quattro, utile a recuperare un uomo tra centrocampo e prima linea.

Così sta sorgendo l’ipotesi che Criscito, futuro capitano ed asse portante per almeno tre stagioni, abbandoni la fascia laterale per prodursi stabilmente in mezzo. Con l’esperienza accumulata allo Zenit, Mimmo è in grado di assolvere al compito, ma al suo fianco occorrerà un baluardo insormontabile, 190 centimetri di robustezza e di velocità. Spolli, over 35, ha già in tasca la riconferma, strameritata dopo il pregevole campionato disputato, ma non siamo certi che risponda appieno alla bisogna: serve un pari ruolo di statura simile ma ancora più forte atleticamente.

La ricostruzione dovrà proseguire massicciamente a centrocampo, dove il solo Hiljemark appare in grado di figurare anche in prospettiva futura. La caccia ad un altro Rincon deve assolutamente ricominciare, poiché la “quattro” difensiva va adeguatamente protetta con un metodista robusto, affidabile e capace di avviare la manovra. Terzo innesto auspicato, una mezz’ala di “gamba” ma anche di piede felice, che garantisca quel tasso di qualità ora assai carente.

Infine l’attacco, sul quale grava, grande come un grattacielo, l’incognita legata a Lapadula. Chiaro, se arrivasse un estimatore disposto a pagarlo una cifra accettabile, la cessione sarebbe automatica, ma è meglio non illudersi in proposito. Puntare ancora su di lui, tuttavia, appare pericolosissimo: l’idea in questione non potrebbe prescindere dall’innesto di uno o due crossatori abili a spedire in mezzo decine di palloni invitanti. Sì perché solo così Lapa potrebbe ancora giustificare una riconferma.

In ogni maniera, guai a rinunciare all’acquisto di un secondo centravanti di sicuro rendimento, possibilmente più dotato a livello fisico rispetto all’ex milanista e più propenso a giocare al servizio della squadra. Un’occhiatina alle retrocedende non guasterebbe.

Se non altro, in casa Genoa non mancano le seconde punte, che Balla potrà alternare anche a seconda dell’avversario. Pandev è in età da pensione, ma per mezz’ora è ancora un campione da leccarsi i baffi. Mentre Pepito Rossi ha dimostrato pure nel Sannio che in certi contesti, magari quando la gara non è agonisticamente tiratissima, può fare la differenza, sperando ovviamente che la prossima preparazione estiva si sviluppi in modo indolore. Certo, se – come pare – l’ingaggio dovesse lievitare, sarebbe giusto porsi l’interrogativo sulla sua permanenza o meno in rossoblù.

Il terzo specialista, Medeiros, non ha mai convinto quanto a costanza di rendimento, e c’è il timore che in posizione più accentrata la sua efficacia cali di parecchio. Varrà la pena puntare su un elemento utile solo come attaccante esterno?

Agli operatori di mercato spetta l’onere di rispondere a tutti i quesiti subelencati (e anche a parecchi altri…), ma il compito più arduo che li attende è un altro: liberare le casse societarie, non certo pienissime, della spaventosa zavorra che ci si porta appresso da anni. In soldoni, lo spaventoso numero dei calciatori a libro paga dovrà almeno dimezzarsi.